Prende il via in Veneto la campagna regionale di comunicazione sulle Case della Comunità, promossa dalla Regione per informare i cittadini sui nuovi servizi sanitari territoriali e sulle corrette modalità di accesso alle cure.
L’iniziativa è stata presentata allo stand veneto della Mostra del Cinema, all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, alla presenza, tra gli altri, del Presidente della Regione Alberto Stefani e dell’assessore alla Sanità Gino Gerosa.
La campagna utilizzerà i principali strumenti di comunicazione: materiali grafici sul territorio, canali digitali, stampa ed emittenti televisive locali. Il fulcro sarà rappresentato da tre spot video, pensati per raccontare in modo semplice e diretto, anche con un po’ di ironia, il nuovo modello di sanità di prossimità.
Tre spot con Stefani, Gerosa, Barutz, Polizzi e Bernardinello
I tre filmati vedranno protagonisti testimonial riconoscibili, chiamati a raccontare il significato delle Case della Comunità, le modalità di accesso e i servizi disponibili.
Nel primo spot, il presidente Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete dell’iconica “nonna Marisa”. Il messaggio punta sulla necessità di scegliere consapevolmente le strutture sanitarie a cui rivolgersi, con un linguaggio semplice e immediato. Sarà proprio “nonna Marisa” a spiegare al presidente perché convenga scegliere la Casa della Comunità.
Il secondo spot ha come testimonial l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale. Ambientato all’interno di una Casa della Comunità, lo vede incontrare Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio dal professor Gerosa, in attesa di una visita di controllo in una struttura territoriale.
Nel terzo spot, l’artista e influencer Georgette Polizzi racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e l’importanza del Fascicolo Sanitario Elettronico, strumento che le ha semplificato la gestione delle informazioni e dei percorsi sanitari.
Obiettivo: cambiare le abitudini di accesso ai servizi
La campagna non si limita a promuovere le nuove strutture. L’obiettivo dichiarato dalla Regione è favorire un cambiamento nelle abitudini di accesso ai servizi sanitari.
Un elemento centrale è la promozione dell’uso corretto del 116117, il numero unico per le richieste di assistenza sanitaria non urgente. L’intento è contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso, indirizzando i cittadini verso il servizio più adeguato in base al bisogno di salute.
Altro punto chiave è il Fascicolo Sanitario Elettronico, la banca dati digitale che raccoglie le informazioni sanitarie del cittadino e può essere consultata dal paziente e, nel rispetto delle autorizzazioni previste, dai professionisti sanitari che lo assistono.
La campagna sarà articolata in due fasi. La prima, affidata ai testimonial, è dedicata alla promozione della consapevolezza dei cittadini sull’esistenza e sulle funzioni delle Case della Comunità, sul numero unico 116117 e sul Fascicolo Sanitario Elettronico.
La seconda fase sarà invece declinata nei territori delle diverse Aziende Ulss e si concentrerà sulle informazioni di servizio, a partire dalla dislocazione delle strutture. Saranno attivati anche strumenti digitali dedicati, come landing page con le informazioni utili a livello locale.
Il sondaggio: Case della Comunità ancora poco conosciute
Prima della realizzazione della campagna, la Regione ha commissionato un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale da parte dei cittadini, con attenzione all’utilizzo dei servizi, alle criticità e alle aspettative verso le nuove Case della Comunità.
Dall’analisi emerge uno stretto rapporto dei veneti con la sanità pubblica: l’80% degli intervistati ha utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi 12 mesi, mentre il 57% ritiene che la sanità territoriale risponda ai propri bisogni.
Le Case della Comunità risultano però ancora poco conosciute: il 43% degli intervistati ne ha sentito parlare, ma solo il 24% conosce quella più vicina al proprio territorio.
Allo stesso tempo, il sondaggio evidenzia un forte livello di fiducia nei confronti delle nuove strutture: il 67% degli intervistati utilizzerebbe una Casa della Comunità se presente nel proprio Comune, l’80% giudica positivamente la loro realizzazione e l’81% ritiene necessario investire nella sanità territoriale.
In Veneto progettate 102 strutture, 99 già completate
Il progetto delle Case della Comunità, previsto dal PNRR Missione 6 e disciplinato dal Decreto ministeriale 77/2022, rappresenta uno dei pilastri della riforma della sanità territoriale.
In Veneto sono complessivamente 102 le strutture progettate. Alla scadenza del 30 giugno 2026, la Regione ha completato 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato. Prosegue ora l’attivazione progressiva dei servizi, con un percorso che procede Ulss per Ulss.
Le Case della Comunità sono pensate come punti di riferimento per l’assistenza sanitaria e sociosanitaria di prossimità. Al loro interno operano medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre figure professionali, con l’obiettivo di intercettare i bisogni di salute dei cittadini prima che si trasformino in situazioni di maggiore complessità o emergenza.
“Ringrazio i testimonial per la disponibilità dimostrata”, dichiara il Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani. “Insieme abbiamo deciso di metterci la faccia, per raggiungere un pubblico più ampio ed eterogeneo possibile. Questo sforzo rappresenta il senso di un impegno comune per lo sviluppo della sanità territoriale veneta e l’appropriatezza delle cure”.
“Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture”, afferma l’assessore Gerosa, “è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione che si dichiara per l’80% favorevole alle Case di Comunità, ma ancora non ne conosce bene funzioni e ubicazione”.
“Questa campagna informativa è quindi fondamentale per portare a regime il grande sviluppo della sanità territoriale che abbiamo disegnato e che aiuterà il paziente in tante sue necessità, evitando gli accessi impropri all’ospedale attraverso una più efficiente sanità del territorio”, conclude Gerosa.