Dossier. Gioco d’azzardo. La terza impresa italiana 

Dossier. Gioco d’azzardo. La terza impresa italiana 

Dossier. Gioco d’azzardo. La terza impresa italiana 
Il decreto Balduzzi con le sue norme stringenti sul gioco d'azzardo riporta d’attualità una recente inchiesta dell’associazione Libera. La spesa media pro capite è di 1.260 euro l’anno per un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro, più di 10 miliardi illegali. Siamo i primi in Europa e i terzi nel mondo.  

Un paese dove si spendono circa 1260 euro procapite, (neonati compresi) per tentare la fortuna che possa cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo. E dove si stimano 800mila persone dipendenti da gioco d'azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio.

Un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro, a cui si devono aggiungere, mantenendoci prudenti, i dieci miliardi di quello illegale. E' “la terza impresa” italiana, l'unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce il nostro paese.
Questi i dati eclatanti di una recente indagine su Azzardopoli dell’associazione Libera che svela fatti e misfatti di un settore legale ma anche ampiamente infiltrato dalla criminalità organizzata.

Sono ben 41 i clan che, secondo Libera, gestiscono “i giochi delle mafie” e fanno saltare il banco. Da Chivasso a Caltanissetta, passando per la via Emilia e la Capitale.
Le mafie sui giochi non vanno mai in tilt – aggiunge l’associazione nel suo dossier – e di fatto si accreditano ad essere l'undicesimo concessionario “occulto” del Monopolio di Stato. Sono ben dieci le Procure della Repubblica direzioni distrettuali antimafia che nell'ultimo anno hanno effettuati indagini: Bologna, Caltanissetta, Catania, Firenze, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria, Roma.

Nel 2010 sono state 6.295 le violazioni riscontrate della Guardia di Finanza: oltre 8mila le persone denunciate, 3.746 i videogiochi irregolari sequestrati, alla media di 312 al mese e 1.918 i punti di raccolta di scommesse non autorizzate o clandestine scoperti (più 165% rispetto al 2009).
Ma la di là di questi dati il gioco è un settore che, cifre alla mano – informa ancora il dossier – offre lavoro a 120.000 addetti e muove gli affari di 5.000 aziende, grandi e piccole. E mobilita il 4% del Pil nazionale con il contributo, secondo le stime più attendibili, di circa 30 milioni di italiani, fosse anche di quelli che nel corso dell’anno comprano solo il tradizionale tagliando della Lotteria Italia, peraltro in netto calo (-15%).

A inizio 2011 – sottolinea Libera – l’ottimismo spingeva a una previsione d’incasso del mercato dei giochi pari a 80 miliardi, poi una frenata autunnale aveva
ridimensionato la previsione a 73 miliardi. Ma l’Italia, che pure incassava la manovra più dura e consapevole, quella di Monti, dava fiato nell’ultimo trimestre a una raccolta ancora più lusinghiera e, a chiusura di conti, il dato finale si sarebbe attestato a 76,1 miliardi, pari alla somma del debito finanziario dei Comuni a fine 2010.

Per la cronaca – spiega ancora Libera – l'Italia con questa cifra occupa il primo posto in Europa e il terzo posto tra i paesi che giocano di più al mondo. Con un sottofondo illegale stimato (e i dati forse sono per difetto) di almeno dieci miliardi di euro, quota parte di quel paese “illegale” che pesa nell’ economia per almeno 560 miliardi complessivi.
 

05 Settembre 2012

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