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Attività fisica: prevenzione efficace per uno stile di vita sano

Il Medico dello Sport deve diventare, sempre più, il medico che prescrive l’esercizio per i pazienti e per gli anziani, che coordina la formazione sull’esercizio, interagendo con fisiatri e fisioterapisti. Deve essere il medico che collabora con gli esperti della nutrizione e gli psicologi motivazionali per coordinare un sistema di prescrizione degli stili di vita efficace ed integrato

20 DIC - In quest’ultimo anno la politica sembra aver compreso, finalmente, che la prevenzione è la chiave di volta per risolvere molti dei problemi che ancora affliggono il nostro Ssn, che cerca di rispondere ai bisogni dei cittadini e dei pazienti, pur rispettando i rigorosi vincoli di bilancio. Si è dibattuto a lungo, ed infine legiferato, a più riprese, sul certificato non agonistico come se fosse, di per se, la soluzione di tutti i problemi della prevenzione.

In realtà chi si occupa di prevenzione sa bene che il riscontro di situazioni ad elevato rischio o il riconoscimento di malattie in fase pre-clinica in soggetti asintomatici è solo il primo passo per una prevenzione che sia efficace nel lungo termine: questo è ciò che più conta per poter veramente guadagnare in salute.

Esistono dei modelli organizzativi ed assistenziali in altri Paesi che, facendo investimenti oculati e con il coinvolgimento di numerose figure professionali, sanitarie e non, sono riusciti ad ottenere dei risultati, apprezzabili e documentati, sulla progressione di malattie e sulla qualità di vita, misurando rigorosamente il costo-efficacia degli interventi.

Ci troviamo di fronte ad un bisogno sanitario che sta cambiando radicalmente: oggi abbiamo, in Italia, il 20 per cento di bambini sovrappeso/obesi al nord ed il 30 per cento al sud; un incremento di pazienti diabetici tipo 2 graduale, costante e sempre più difficilmente affrontabile con i modelli assistenziali attuali. Riusciamo, appena, ad affermare che sarebbe utile e conveniente  modificare gli stili di vita, in particolare l’alimentazione e l’attività fisica. Manca però un preciso disegno assistenziale: infatti, per praticare attività fisica non agonistica in sicurezza, l’elettrocardiogramma potrebbe anche essere utile, ma non certamente sufficiente. In alcune categorie ad alto rischio ne riconosciamo la necessità  sotto prova da sforzo, abbinato ad altre informazioni standardizzate ed indispensabili.

Nel contesto attuale sembrerebbe più opportuno rilevare su larga scala le informazioni relative a una familiarità precoce per malattie cardiovascolari, per diabete o per cancro. Quindi, molto meglio misurare il giro vita con un metro da sarta, piuttosto che eseguire milioni di elettrocardiogrammi su larga scala, in soggetti a bassa prevalenza di malattia, come invece è adombrato dalle bozze di decreti sul certificato di idoneità alla pratica sportiva non agonistica.

Peraltro nell’ultima versione della normativa proposta l’iscrizione alla Federazione dei Medici Sportivi (FMSI) avviene dopo un corso di un giorno, che equipara le loro competenze a quelle acquisite  dagli Specialisti in Medicina dello Sport, dai Medici di Medicina Generale e dai Pediatri di libera scelta, che hanno una formazione che dura dai 3 ai 5 anni. Non esiste invece una simile equiparazione per gli Specialisti in Medicina Interna, specializzazione che tra l’altro ha la maggiore affinità, anche giuridica, con la Medicina dello Sport.

È necessario, anche per la prevenzione, analogamente a quanto già si fa per la medicina “ospedaliera “, applicare un approccio moderno: ad un paziente con scompenso cardiaco grave non ci si limita a consigliare l’utilità di un trapianto cardiaco, ma si realizzano tutte quelle costose ed interdisciplinari  azioni organizzative  che sono necessarie per migliorargli, in maniera prolungata e tangibile, la vita.

Analogamente, ad un paziente motivato a modificare il suo stile di vita abbiamo il dovere di dare l’opportunità di una prescrizione di attività fisica adeguata ed appropriata, nell’ambito di una somministrazione con supervisione di specialisti del settore. Il Ministero della Salute ha iniziato, nel 2010, un progetto sperimentale in 4 regioni italiane, ben articolato, per verificare la fattibilità di un sistema integrato riguardante l’intervento sugli stili di vita in molte malattie cronico degenerative. A fine 2013 questa sperimentazione verrà conclusa e ci auguriamo che, nel 2014-15, i risultati di questo studio potranno venir utilizzati per impostare un’implementazione su larga scala.
 
Abbiamo il dovere di formare i nostri bambini ed adolescenti e, ancora di più, tutti gli operatori sanitari su problematiche alimentari che trent’anni fa neanche  esistevano, come i disturbi del comportamento alimentare, dall’anoressia all’obesità, in crescita esponenziale. Dobbiamo smettere di occuparci solo dell’utilità dell’elettrocardiogramma a riposo, sia pur integrato con una visita medica, come si faceva trent’anni fa. Se la sanità è una costellazione di aziende, deve rispondere a logiche aziendali di efficacia e sostenibilità economica e non adeguarsi al mondo che cambia perché equivarrebbe a realizzare dei prodotti che non potremo mai  vendere e che, altrove, possono venir  prodotti con dei costi molto più bassi.

Anche la sanità è obbligata ad adeguarsi ai cambiamenti epidemiologici. Le risorse vanno commisurate ai reali bisogni: continuare con una medicina dello sport che affronta gli stessi problemi di trent’anni fa significa mantenere dei centri cardio-reumatolgici per la cardiologia o dei sanatori per la pneumologia. Le malattie reumatiche e la tubercolosi si sono ridotte e con esse anche il modello organizzativo costruito per gestirle. Le malattie metaboliche sono diventate una priorità, gli anziani non autosufficienti pure. Dobbiamo adeguare, di conseguenza, il nostro modello assistenziale se vogliamo rispondere ai bisogni reali dei cittadini e dei pazienti e garantire la sostenibilità, nel tempo, del nostro Ssn.

Il Medico dello Sport deve diventare, sempre più, il medico che prescrive l’esercizio per i pazienti e per gli anziani, che coordina la formazione sull’esercizio, interagendo con fisiatri e fisioterapisti. Deve essere il medico che collabora con gli esperti della nutrizione e gli psicologi motivazionali per coordinare un sistema di prescrizione degli stili di vita efficace ed integrato.

Solo cosi la sperimentazione del Ministero della Salute potrà avere una ricaduta assistenziale, ed i nostri pazienti avranno una risposta concreta ai loro bisogni relativi alla modifica degli stili di vita. L’orientamento internazionale è ormai per una medicina personalizzata in grado di attuare le indicazioni che derivano dalle informazioni epidemiologiche con caratteri di predittività, e dalla conferma dell’ efficacia di interventi preventivi. La strada per attuare un processo di invecchiamento in buona salute deve includere scelte più “salutari” e meno farmaci, utilizzati troppo spesso impropriamente come mezzi di prevenzione e di terapia. Serve quindi il consapevole intervento professionale al momento della prescrizione. Il regista di questa strategia deve essere il medico specialista in medicina dello sport o, con adeguato training, il medico nella specialità affine, che è la medicina interna.

Deodato Assanelli
Medico, presidente di SIMSE

Guglielmo Trovato
Medico, Presidente dell’Italian Board dellla European Medical Association for Preventive, Predictive and Personalized Medicine (EPMA)

20 dicembre 2013
© Riproduzione riservata


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