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Lorenzin: "Mai più proroghe per l'intramoenia". E sulla spesa dice: "Più sanità integrativa"

L’annuncio del Ministro alla presentazione del libro ‘La mangiatoia’. “Se l'intramoenia non funziona rivediamo il sistema. Ma prima va applicato pienamente senza dilazioni". "Dobbiamo pensare ai bisogni di salute di domani per questo serve l'integrativa". "No ai tagli lineari, ma che fine hanno fatto i costi standard?".  

24 SET - Intramoenia, spesa sanitaria, farmaci, federalismo, passando per i costi standard e il Patto per la Salute. Tanti i temi messi in campo dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin intervenuta ieri sera alla presentazione del libro dei giornalisti di Repubblica Michele Bocci e Fabio Tonacci ‘La mangiatoia’.  “Ho deciso di venire perché, più lo leggevo, più mi arrabbiavo”, dice scherzando, ma non troppo, alla platea, e rivolgendosi agli autori: “Non con voi naturalmente”.
 
Ma a parte le battute Lorenzin mostra di voler parlare. Tra i primi temi subito l’annosa questione della spesa sanitaria. “Si può lavorare ancora per ridurre gli sprechi. Io penso che servono tagli chirurgici non lineari. Ma i tempi sono sempre lunghissimi. Penso ai costi standard su cui lavoriamo da cinque anni”. Ma la volontà di andare avanti non sembra compromessa, anzi. “Ho la volontà di ottenere risultati - ribadisce - e fino all’ultimo momento porterò avanti la mia linea programmatica. Serve il coraggio di fare delle scelte e portarle avanti”. Il riferimento in questo senso è ai bisogni di salute del domani. “Vi sarà uno scenario sociale profondamente diverso da oggi, penso all’invecchiamento, al crollo demografico e alle cronicità. Per cui dobbiamo pensare al futuro e a come sostenere il sistema. Sicuramente sarà da potenziare la sanità integrativa. Poi c’è il tema dell’autosufficienza, da affrontare in un’ottica di sistema socio-sanitario più forte”.

 
Ma per fare tutto ciò serve l’accordo delle Regioni. “Chiedo loro di accompagnarci in un percorso virtuoso e di programmare quelle azioni (costi standard, Patto per la Salute) che ci possono nei prossimi cinque anni portare risparmi da reinvestire nel sistema: in ricerca, infrastrutture tecnologiche e assistenza”.
 
Dalla discussione non è rimasto fuori il capitolo della mobilità sanitaria trattato approfonditamente dal libro dei due giornalisti di Repubblica. “È una sciagura. Ma se oggi è un fenomeno che riguarda solo l’Italia, da ottobre entra in vigore la direttiva europea sull’assistenza transfrontaliera e la competizione sarà con gli altri partner Ue. Quindi dobbiamo prepararci per bene. Per fortuna ci sono molte eccellenze nel Paese ma bisogna in ogni caso cambiare prospettiva”.
 
Prospettiva da cambiare che riguarda anche le ‘cattive abitudini’ in termine di salute.. “Accanto al diritto alla salute - specifica il Ministro - c’è anche il dovere di mantenersi sani. Bisogna accompagnare i diritti alle responsabilità. Per esempio, camminare trenta minuti al giorno e mangiare in modo sano allontana il diabete alimentare che ci costa tre miliardi l'anno che si possono risparmiare e utilizzare in modo migliore”.
 
Dagli stili di vita da cambiare al federalismo sul quale il Ministro non entra troppo nello specifico ma lascia intendere che su certi aspetti una sferzata di centralismo non potrebbe fare poi così male. “C’è il Patto per la Salute che è uno strumento che tende ad uniformare, e questo è quello che prevede oggi la legge. Si ri-centrilizza ma non con un atto d’imperio. Certo, in alcuni settori come il farmaco il discorso è diverso. C’è un’agenzia di controllo unica nazionale ed è fondamentale che in ogni regione si possa avere accesso ai farmaci. Ciò che avviene oggi, quando in alcune regioni si trovano farmaci che in altre non vi sono, ha poco a che fare col federalismo”.
 
Sul rapporto politica e sanità. E il tema è quello del Governo clinico e della nomina di Dg e primari la Ministra è chiara: “Anche qua la legge è stata fatta. Ci sono due Regioni che stanno facendo la sperimentazione (Lazio e Sicilia). Vediamo quali sono i risultati della norma. Se non andrà bene potremo fare correttivi. Ma non basta solo una buona legge, serve la voglia di cambiare mentalità”.
 
E infine l’intramoenia. “Nessuna proroga – sentenzia Lorenzin -. Se poi la norma non funziona c’è la possibilità di rivedere il sistema. Ma non si può certamente continuare di proroga in proroga”. (il termine per l’avvio della nuova normativa sull’intramoenia introdotta dalla legge Balduzzi è scaduto lo scorso 30 aprile, ma i sindacati medici avevano chiesto un ulteriore slittamento dei tempi. In ogni caso il timing per valutare la legge e riorganizzare il sistema è fissato per il 28 febbraio 2015).
 
Da ultimo, in riferimento al caso di cronaca della psichiatria Paola Labriola uccisa a Bari nel suo ambulatorio. “Medici e famiglie in alcune aree del Paese sono sempre più lasciati soli e questo è un problema da affrontare seriamente. La Psichiatria è spesso considerata il fanalino di coda della sanità. E credo ciò sia un grande errore, soprattutto in una società complessa come la nostra”.
 
L.F.

24 settembre 2013
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