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Il Def, La Palice e il "bisturi" di Lorenzin. Ma c'è veramente il rischio di una "controriforma"?

Qual è il vero Def? Quello che punta sulla prevenzione o sull'appropriatezza (con idee giuste ma stranote) o quello che parla di "selettività" nelle prestazioni? E poi, perché palesare l'insostenibilità quando i trend di spesa sanitaria indicano un decremento rispetto al Pil? Dove va veramente a parare questo documento alla vigilia della legge di Stabilità e del Patto per la salute?

25 SET - Il Ministro della Salute Lorenzin ha ribadito in più di un'occasione (lo fa anche stamattina in un'intervista al Sole 24 ore),  che non ci saranno nuovi tagli lineari alla sanità, ma che qualcosa sul fronte della spesa si può ancora fare, "per migliorarla" con interventi mirati. Con “il bisturi”, ha detto.
 
Come rassicurazione, verso coloro (vedi commenti pubblicati ieri sul nostro giornale) che cominciano a preoccuparsi dopo quanto riportato nella nota aggiuntiva del Def 2013 dove si parla di “nuovo modello” per il Ssn, con “prestazioni a chi ne ha veramente bisogno”, e di “sistema sempre più selettivo ridisegnando il perimetro dei Lea”, appare francamente debole.
 
Se le parole hanno ancora un senso, quei due passaggi del capitolo sanità del Def (che riprendono del resto quanto già affermato da Lorenzin nel suo discorso al Senato e alla Camera al momento della presentazione del programma di governo), lasciano infatti poco spazio all’illusione di non vedere ancora una volta intaccata la disponibilità finanziaria del Ssn.

 
Anzi, la prospettiva appare ancor ancor più fosca rispetto a quella ragionieristica del “far cassa” espressa dai tagli lineari di Tremonti, prima, e Monti, poi, che complessivamente hanno già sottratto una trentina di miliardi alla sanità pubblica.
 
Più fosca perché stavolta non si parla apertamente di tagli (o risparmi, se il termine tagli urta qualcuno) ma si propone di fatto quella che Ivan Cavicchi ieri ha giustamente definito “controriforma”.
 
Cos’altro è, infatti, ipotizzare un “nuovo modello” di assistenza “finalizzato a garantire prestazioni non incondizionate, rivolte principalmente a chi ne ha effettivamente bisogno”? E cos’altro è, se non una controriforma, delineare un “sistema sanitario sempre più selettivo”?
 
A rendere ancor più nebulosa questa prospettiva c’è poi una palese ambiguità lessicale nel Def. I due assi di “riforma (controriforma) sono infatti accompagnati da concetti “rassicuranti”. E così leggiamo che la selezione dovrà avvenire “al fine di identificare le opzioni assistenziali dimostratesi non solo maggiormente costo-efficaci ma anche preferite da pazienti e cittadini, in modo da assicurare, a parità di risorse disponibili, il massimo valore possibile in termini di salute”.
 
Come a dire, tranquilli, toglieremo solo ciò che non serve. Si può non essere d’accordo? Il problema è che gli attuali Lea, di cui si dice andrà “ridisegnato il perimetro”, non mi sembra siano poi così ingombri di cose inutili. Anzi, semmai, appaiono “poveri” di nuove risposte assistenziali per i cronici, i malati rari, i non autosufficienti. Tutte cose da aggiungere a un paniere dove quelle da togliere sono veramente poche (le terme? qualche esame diagnostico superato?).
 
Lo stesso vale per il concetto di “prestazioni solo per chi ne ha veramente bisogno”. Anche in questo caso monsieur de La Palice avrebbe accennato a un sorriso. E perché mai dovremmo dare prestazioni sanitarie a chi non ne ha bisogno? Mi si dirà che ciò avviene: esami inutili, farmaci in eccesso e così via. Ma per guadagnare “appropriatezza”, perché di questo si tratta, serve addirittura un “nuovo modello di assistenza”, come dice il Def, oppure basterebbe semplicemente che medici e manager sanitari facessero bene il loro lavoro?
 
Non scherziamo. Se le parole hanno un senso, dietro quelle della nota aggiuntiva del Def, non si può che intravedere un disegno più ampio, non dichiarato apertamente ma ben visibile a chiunque sappia leggere al di là delle ovvietà lapalissiane. L’obiettivo appare sempre di più un “altro” sistema sanitario, con meno tutele pubbliche e più risposte private. Magari con il potenziamento della sanità integrativa (sostituiva?), come ha ricordato l'altro ieri sempre Lorenzin alla presentazione del libro di Michele Bocci.
 
E una conferma indiretta che il problema non è la sostenibilità economica del sistema, ce la forniscono gli stessi dati tendenziali sulla spesa sanitaria pubblica a legislazione vigente (quindi ante eventuali nuove misure di contenimento) pubblicati dal Def. Che indicano una ferrea stabilità della spesa sanitaria (attorno al 7% del Pil) fino al 2015 e poi l’inizio di una discesa fino al 6,7% nel 2017.
 
Insomma la famosa “sostenibilità” del sistema evocata da Monti e sulla quale stanno svolgendo audizioni a go go le Commissioni Sanità di Camera e Senato, appare assicurata. Almeno in confronto al Pil. E allora perché tutta quell’enfasi verso “nuovi modelli di sanità”, se non per ragioni “altre” rispetto alla necessità di tenere i conti pubblici a posto?
 
Sul fatto che poi, tutto ciò, diventi realtà si possono comunque avere molti dubbi, considerando la debolezza strutturale e strategica dell'Esecutivo e la prevedibile opposizione di molti, sia a destra che a sinistra. Ma nel Def questo c'è scritto. Non altro. Il resto (prevenzione, riforma del territorio, informatizzazione e HTA, e così via), come detto, sono cose ormai ovvie, di cui si discute da anni, sulle quali siamo tutti d'accordo e su cui non si dovrebbe neanche più parlare, ma "fare". 
 
Ps. Fin qui non abbiamo tenuto conto della questione Iva e Imu e della necessità di recuperare lo sfondamento del 3% del disavanzo rispetto al Pil segnalato dalla stessa nota di aggiornamento del Def. Se facciamo due più due e mettiamo in fila le idee di “nuovi modelli di sanità” e le necessità di trovare quattrini per evitare l’aumento dell’Iva (che farebbe crollare ancor di più i consumi), togliere l’Imu (che sennò cade il Governo), riportare nei limiti il rapporto deficit/Pil (che sennò l’UE ci castiga), penso che “il bisturi” evocato da Lorenzin rischia seriamente di diventare una “scimitarra” per la nostra povera sanità.
 
Cesare Fassari

25 settembre 2013
© Riproduzione riservata


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