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Eutanasia. Otto anni fa moriva Piergiorgio Welby. Ma in Parlamento dibattito assente

“Trovo scandaloso che la proposta di legge radicale depositata 15 mesi fa alla Camera non sia stata neanche dibattuta”. Così il senatore Manconi durante un convegno sul fine vita, il testamento biologico e l’eutanasia promosso dalle associazioni "A buon diritto" e Luca Coscioni". Mina Welby: "Sabato saranno otto anni dalla scomparsa di Piergiorgio e in Parlamento tutto tace"

18 DIC - In Italia il dibattito sul fine vita è fermo alla precedente legislatura quando nel luglio del 2011 la Camera dei Deputati approvò il controverso ddlCalabrò in materia. La fine di quella esperienza parlamentare fece anche decadere la possibilità che il testo venisse approvato definitivamente dal Senato. “E fu una fortuna” ha commentato secco Stefano Rodotà, noto giurista, da sempre sensibile a tematiche quali il fine vita, il testamento biologico e l’eutanasia. Ma più in generale attento ai diritti umani. Rodotà, nel corso di un convegno organizzato al Senato dalle associazioni A buon diritto e Luca Coscioni, dal titolo "La dignità nel morire. Fine vita, eutanasia e testamento biologico", è tornato a parlare di questi argomenti ribadendo la sua posizione ovvero che “la dignità” di una persone che è giunta ad un momento decisivo della sua esistenza “sta nel rispettare il diritto di autodeterminazione”, e “il dovere delle istituzioni è creare un contesto all’interno del quale questo diritto venga esercitato”.Rodotà ha quindi concluso che “le dinamiche parlamentari dovrebbero tener conto, come punto di arrivo di una discussione, della sentenza di Stato che ha chiuso la vicenda Englaro. Il diritto all'autodeterminazione è inalienabile”.

 
Creare un contesto, significa quindi dare vita ad una normativa sul fine vita che sia il più rispettosa possibile delle volontà dell’individuo, ecco quindi che Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, ha ricordato il nucleo della proposta di iniziativa popolare sull’eutanasia, che i radicali hanno depositato alla Camera ormai più di un anno fa, e su cui ancora non è stata spesa una parola, non è stata calendarizzata una discussione, nessun partito ha cercato di inserirla nell’agenda politica. “Il nucleo della nostra proposta – ha detto Gallo – è contenuto nell’art. 3. L’impianto che abbiamo seguito è quello dell’autodeterminazione sul modello olandese”. È quindi la stessa Gallo che illustra l’articolo 3 “le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano praticato trattamenti eutanasici, provocando la morte del paziente, qualora ricorrano le seguenti condizioni”. Quindi la responsabilità non cade né sul medico né sul personale sanitario. perché, ha proseguito Gallo “la richiesta proviene dal paziente” la richiesta naturalmente deve essere “attuale e inequivocabilmente accertata. Il paziente deve essere maggiorenne. Paziente che non deve trovarsi in stato, neppure temporaneo, di incapacità̀ di intendere e di volere”. I parenti “entro il secondo grado e il coniuge con il consenso del paziente devono essere informati della richiesta”. Richiesta  che deve essere “motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi”. Infine il trattamento eutanasico deve “rispettare la dignità del paziente e non deve provocare allo stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette deve essere attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove sarà praticato il trattamento eutanasico”.
 
“Il titolo del dibattito di oggi, La dignità nel morire, sintetizza in maniera limpida contenuto e prospettive della discussione che vogliamo sollecitare". Così Luigi Manconi, deputato del Partito Democratico definitosi “tremebondo sostenitore dell’eutanasia”. Che ha aggiunto “mentre in tutto il mondo è in atto un dibattito pubblico su questioni così laceranti nell'esperienza di ognuno e insieme così significative per lo standard di civiltà delle nostre democrazie, nel nostro paese perdura un singolare silenzio”.
 
Per il senatore del Pd “è scandaloso che la proposta di legge di iniziativa popolare, depositata 15 mesi fa, sia stata ignorata dalla Camera e da tutte le forze politiche, e per questo ho voluto presentarla anche in Senato. Dobbiamo ambire a far si che qualunque scelta sia preferibile non avvenga mai in solitudine: proprio perché si tratta di una decisione estrema, dovrebbe avvenire all'interno di un legame sociale, in comunicazione e scambio con gli altri”. Comunque Manconi da legislatore si è detto anche convinto che se oggi ci fosse un dibattito parlamentare “si presenterebbe la stessa situazione della scorsa legislatura, perché i rapporti di forza all’interno del Parlamento sono pressoché simili”.
 
Insomma quasi a dire che: meno male che in questo momento il dibattito sul riconoscimento e il rispetto della volontà e della dignità del paziente nella fase conclusiva della sua vita langue, perché altrimenti, con questo Parlamento, chissà cosa ne verrebbe fuori.
 
L’importanza di una normativa in materia è stata sottolineata anche da Gilberto Corbelli, storico della Medicina presso l’Università la Sapienza di Roma il quale ha ricordato che attualmente, senza una legge ci si muove all’interno “di una zona grigia dove accadono delle cose per cui è praticata la sedazione palliativa che in Italia è diventata pratica normale”. La sedazione viene attuata, ha proseguito Corbellini “a persone che non la chiedono, ma lo si fa pensando al loro bene”. Per questo ha concluso è “necessario avere un quadro normativo di riferimento, per fare in modo che le persone possano decidere liberamente” secondo i propri convincimenti.
 
Pur non essendo totalmente d’accordo con quanto contenuto nella proposta di legge dell’Associazione Coscioni, Paolo Zatti, docente di Diritto privato all’Università di Padova, ha riconosciuto che nel nostro Paese c’è un “ostacolo formato dall’intreccio perverso tra medicina tecnocratica, ostile ai diritti delle persone e un cattivo diritto che non è riuscito a dare alla medicina strumenti adeguati per superare gli ostacoli”.
 
Ivan Scalfarotto, sottosegretario al Ministero delle Riforme e dei rapporti con il Parlamento, ha riportato la sua esperienza personale, ricordando il suicidio del padre avvenuto nell’autunno dello scorso anno. Di Eutanasia, ha detto “credo sia arrivato il momento di parlarne con serenità e senza tabù, consapevoli della delicatezza del tema ma senza paure. E invece in Italia pronunciare la parola eutanasia è concesso solo se lo si fa con un fremito delle labbra e con una smorfia di preoccupata dissociazione a incresparci il viso”. Scalfarotto ha poi riportato alla memoria la fine di “Mario Monicelli, un grande uomo che decise di lasciarci morendo su un selciato in una sera piovosa di qualche anno fa”. il sottosegretario ha riportato le parole del regista “non aspetterò la morte in un letto d’ospedale, con i parenti che mi portano la minestrina. Monicelli non si è abbandonato alla disperazione, ha fatto la sua scelta. Ecco, io credo che, a certe condizioni e con tutte le cautele del caso, questa debba essere una scelta di dignità che debba essere garantita a ogni cittadino adulto”.
 
A conclusione del convegno Mina Welby, moglie di Piergiorgio Welby e co-presidente dell'associazione Luca Coscioni ha ricordato che siamo in prossimità della ricorrenza della morte del marito “A otto anni dalla morte di Piergiorgio, che cadrà sabato prossimo, per quanto riguarda la legalizzazione dell'eutanasia si è fatto poco e nulla. In Parlamento su questo tema c'è il silenzio, è come se avessero paura. Non chiediamo che si arrivi direttamente alla legge ma almeno che inizi la discussione alla Camera”.

18 dicembre 2014
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