Vertenza salute. Il D-Day dei sindacati a Palazzo Chigi. Più che di soldi, che al momento non ci sono, si parlerà di ruolo e rilancio professionale. Ed ecco cosa potrebbe accadere

Vertenza salute. Il D-Day dei sindacati a Palazzo Chigi. Più che di soldi, che al momento non ci sono, si parlerà di ruolo e rilancio professionale. Ed ecco cosa potrebbe accadere

Vertenza salute. Il D-Day dei sindacati a Palazzo Chigi. Più che di soldi, che al momento non ci sono, si parlerà di ruolo e rilancio professionale. Ed ecco cosa potrebbe accadere
I sindacati troveranno ad aspettarli il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti e le ministre Beatrice Lorenzin e Marianna Madia. Sul tavolo il pacchetto di richieste dei sindacati medici e della dirigenza del Ssn, sul quale si aprirà il negoziato col Governo. Ma, oggi, quello che, prima di ogni altra cosa, vogliono i sindacati è la prova che per Renzi, medici & C, non sono travet abbandonati al loro destino

Domani è il grande giorno. Dopo mesi di attesa il Governo ha rotto gli indugi e ha convocato i sindacati medici e della dirigenza del Ssn (una trentina di sigle in tutto) per tentare di scongiurare lo sciopero di due giorni indetto per il 17 e il 18 marzo.
 
A Palazzo Chigi i sindacati troveranno ad aspettarli il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti e le ministre della Salute Beatrice Lorenzin e della PA Marianna Madia.
 
Oggi l’unica a parlare è stata Lorenzin che non si è sbilanciata, definendo quello di domani “un incontro di ascolto, consapevoli delle difficoltà in cui versano gli operatori”.
 
Onestamente non è molto. L’ascolto è il minimo “sindacale”, verrebbe da dire. Ma forse non poteva dire altro vista l’ampiezza della vertenza che i medici e gli altri sindacati della dirigenza del Ssn hanno messo in piedi.
 
Si passa dalla sostenibilità generale del sistema alle norme sull’appropriatezza. Con a cavallo di tutto lo spettro di un contratto e di una convenzione che ad oggi hanno pochi spiccioli per essere portati avanti, a meno di non limitarne lo spettro alla parte normativa che in ogni caso ha bisogno di aggiornamento visto che è ferma al 2009.
 
Ma forse il vero motivo per la vertenza sta tutto nel malessere esploso nella categoria e accumulatosi negli anni. Medici e dirigenti del Ssn si sentono vessati, sfruttati, umiliati, abbandonati dal Governo e dalle Regioni. In mano al management Asl a sua volta pressato da spending review massacranti.
 
I sindacati sono agguerriti ma anche, lo dobbiamo dire, quasi rassegnati a trovarsi domani una sorta di muro di gomma, pronto ad ascoltare, forse a dare qualche rassicurazione sul fatto che “prima o poi qualcosa cambierà”, ma non si aspettano il miracolo o promesse roboanti.
 
De Vincenti, il professore d’economia ormai quasi del tutto dedicato alla politica, d’altro canto, si è fatto ormai le ossa in negoziati e vertenze di vario genere in tanti anni di Governo. Prima come consulente di vari ministri (compreso quello della Sanità ai tempi di Livia Turco), poi come sottosegretario  e successivamente viceministro allo Sviluppo Economico nei governi Monti, Letta e Renzi e oggi come potente sottosegretario del Governo.
 
Domani sarà lui, siamo pronti a scommettere, l’interlocutore più attento ma anche meno propenso alle promesse. Del resto il borsellino, sia politico che economico, ce l’ha lui più degli altri. E a lui si rivolgeranno i sindacati in primis.
 
Per chiedere cosa? Soldi, sì li chiederanno ma sanno che da qui alla prossima legge di stabilità, nonostante il Def di metà anno, ce ne passa di tempo. Certezze sui tempi del contratto? Quelle probabilmente le otterranno, perché l’Esecutivo ha ormai dato il semaforo verde ad Aran e Sisac per avviare le partite.
 
Ma quello che vorrebbero senz’altro sentirsi dire, e che forse potrebbe anche portare alla sospensione dello sciopero, è che per questo Governo loro contano. E che non sono dei travet dimenticati in fondo all’agenda di Renzi. Forse basterebbe questo per riaprire un dialogo con queste decine di migliaia di dirigenti del Ssn che fanno andare avanti la baracca tutti i giorni e che, onestamente, sono stati zitti e buoni fin troppo.
 
De Vincenti, Lorenzin e Madia lo capiranno? E, soprattutto, saranno in grado di prendere impegni concreti su una road map di risalita professionale e sociale di queste categorie? Domani lo sapremo.
 
Cesare Fassari

Cesare Fassari

08 Marzo 2016

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