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Lorenzin lancia fondo per personale sanitario: “2-300 mln per iniziare”. E su appropriatezza precisa: “Non può essere fatta dai burocrati”

Il Ministro della Salute durante la III Conferenza nazionale Fnomceo ribadisce la volontà di mettere il personale sanitario tra le priorità dei prossimi anni. Anche se su art. 22 rivela: “È tutto fermo”. E poi appello ai medici sui vaccini: “Chiedo il vostro aiuto contro questa assurda, illogica e irrazionale campagna contro le vaccinazioni”.

20 MAG - Fondo ad hoc per il personale sanitario, appropriatezza, vaccini, art. 22, comma 566 e non solo. Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin di fronte alla platea della III Conferenza nazionale della Fnomceo a Rimini ha spaziato a tutto campo su alcuni dei temi più caldi della sanità italiana.
 
Tema principe, vista anche la platea di medici e odontoiatri, il personale, che insieme al finanziamento dei farmaci innovativi è una delle due priorità del Ministero per il prossimo anno. “Una parte dell’aumento del fondo sanitario – ha detto -  voglio destinarlo al personale perché abbiamo fatto tutto un lavoro sul Patto per la Salute, per esempio le centrali uniche di acquisto, i piani di rientro per ospedali in deficit, che una volta che prenderanno l’abbrivio dovranno generare (già lo stanno facendo) risparmi che saranno reinvestiti nel sistema sanitario in base anche a delle priorità. Un pezzo di questo deve andare a finanziare lo sblocco turnover, le nuove convenzioni e contratti, la stabilizzazione dei precari e l’accesso alla professione”. E “se noi facciamo un fondo dedicato al personale sanitario possiamo nei prossimi 3 anni supplire a questi obiettivi che ci siamo dati”. Ma Lorenzin ha anche parlato di risorse. “Sono già stati fatti vari calcoli. Si potrebbe mettere in un fondo 2-300 mln da rimpinguare ogni anno, ma calcoli precisi dovranno essere fatti in sede di Stabilità”.

 
“Veniamo da 10 anni di blocco turnover e contratti – ha poi ricordato – e dobbiamo riportare ordine nel settore. Senza false promesse. Dobbiamo tornare alla normalità cosa che in sanità non è successo, perché la crisi non può essere strutturale. Nulla sarà come prima ma cerchiamo di fare meglio ridando dignità al lavoro delle persone”. “Bisogna scongiurare una proletarizzazione della classe medica – ha detto - . Guadagnare, se si produce valore, non è peccato".
 
Il Ministro ha toccato anche un tema che nell’ultimo anno è stato oggetto di un forte dibattito e scontro con i camici bianchi: il decreto appropriatezza. “È stata una questione faticosissima. Alla fine abbiamo preso in mano la situazione e credo che la soluzione trovata sia di buon senso. Ma dobbiamo ragionare tutti insieme, soprattutto agli operatori che sul campo affrontano i problemi, perché i burocrati non sono in grado di farlo da soli. Le burocrazie possono fare i codici ma i contenuti vanno costruiti con gli operatori. E ciò rende più credibili le istituzioni sanitarie”.
 
Ma poi il Ministro ha parlato anche di appropriatezza organizzativa che “ci serve per cambiare anche il sistema di misurazione del quantum (l'offerta sanitaria)”. E in questo senso ha affermato: “Voglio che l’Italia abbandoni il posto letto come unità di misura ma per abbandonarlo, per passare a alla prestazione o al Drg (anche cambiandoli) occorre che la macchina funzioni perfettamente”.
 
Dura presa di posizione anche sui vaccini dove il Ministro ha fatto un appello ai medici. “Rimini è una delle città dove si vaccina di meno in Italia. E proprio da qui, quindi, chiedo il vostro aiuto contro questa assurda, illogica e irrazionale campagna contro i vaccini" .
 
Un problema, quello della mancata immunizzazione che riguarda tutte le età. "Abbiamo visto - ha detto il ministro -  i morti in più tra gli anziani che non si sono vaccinati. Ma sono i bambini che mi preoccupano molto. C'è una mancanza di percezione del pericolo e il grandissimo egoismo di quei genitori che non vaccinano, mettendo in pericolo i bambini più fragili. Quei piccoli che, magari, non possono essere vaccinati perché hanno malattie particolari" .
 
Contro questo fenomeno, "vanno  bene misure di contenimento ma il problema è culturale”, ha detto il ministro che, tra ironia e serietà, ha esortato i medici riuniti in sala: “Siete tanti, oltre trecento. Fate  una passeggiata per Rimini, prendete le persone sottobraccio. E spiegate cosa succede ai bambini che non vengono vaccinati". 
 
In risposta poi ad una domanda sulla proposta dell’Emilia Romagna e Toscana per rendere obbligatoria la vaccinazione all’asilo nido. “Nulla in contrario al provvedimento – ha risposto -  che viene da un’azione autonoma delle regioni, soprattutto perché per i bambini molto piccoli protegge dall’effetto gregge è quindi è estremamente importante per quei bambini che non possono essere vaccinati”.
 
Una battuta anche sulla governance farmaceutica (il ministro ha anche annunciato l’imminente arrivo di un ddl per la riforma di Aifa). “Avremo una riunione con le Regioni la prossima settimana in cui faremo proposte complete e una di queste riguarderà il payback”.
 
Altra questione caldissima affrontata quella sulla delega al lavoro in sanità. “L’art. 22 è fermo in questo momento – ha detto il Ministro - . Spero di riuscire a convincere con una sana moral suasion le Regioni con una proposta che sia un punto di caduta e non delegittimi la qualità della formazione dei medici. Anzi, che sia in grado di aumentarla. Credo molto nella possibilità di realizzare l’ospedale di formazione territoriale e spero che riusciremo nel prossimo mese a trovare una chiave d’azione su questo tema”.
 
Una battuta anche sul comma 566. “C’è un confronto non semplicissimo tra gli esponenti in campo. Fino a che non ci sarà un punto di caduta che ci permette di andare avanti è difficile poterlo fare, in un senso on nell’altro”.  
 
E poi anche Riforma del Titolo V. “Saranno abolite le materie concorrenti tra Stato e Regioni nelle politiche di Salute– ha spiegato il Ministro. – Vogliamo dare un impulso molto forte a livello nazionale, in modo da avere processi decisionali più veloci e una governance di interesse universale”.
 
“Non dobbiamo abdicare alla missione universalistica del Servizio Sanitario Nazionale – ha specificato - , né rinunciare a garantire a tutti i cittadini uguale accesso alle cure. Abdicare a queste funzioni sarebbe indegno di un paese come il nostro, che ha dato la patria al Servizio Sanitario Nazionale”.
 
Un riferimento infine anche sull’odontoiatria. “È aumentato l’impatto del tumore del cavo orale. Ed è per questo fondamentale fare prevenzione. Nei Lea sono state inserite le cure odontoiatriche, avremmo voluto fare di più. Ma intanto dico: iniziamo con le risorse che abbiamo”.
 
Luciano Fassari

20 maggio 2016
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