Disabili. Carnevali (PD): “Permessi anche per intellettivi e autistici”

Disabili. Carnevali (PD): “Permessi anche per intellettivi e autistici”

Disabili. Carnevali (PD): “Permessi anche per intellettivi e autistici”
Questa la richiesta della deputata dem con un’interrogazione sul tema al Ministero dei Trasporti. "La disabilità deve intendersi, dunque, nella sua accezione più ampi. L’applicazione della norma non risulta omogenea sul territorio nazionale. In diverse occasioni, cittadini con disturbi comportamentali, intellettivi e cognitivi o disturbi dello spettro autistico, anche gravi, si son visti negare il permesso speciale".

“Adottare le iniziative di competenza – anche con una circolare o una specifica nota interpretative – per riconoscere il diritto al contrassegno speciale di sosta e circolazione anche alle persone con disturbi comportamentali, intellettivi e cognitivi o disturbi dello spettro autistico". Lo chiede Elena Carnevali, deputata del Partito democratico, con un’interrogazione sul tema al Ministero dei Trasporti.
 
“I disabili – spiega – hanno diritto a permessi speciali di sosta e circolazione. Lo stabilisce un Dpr del 1992 che ne agevola la mobilità: ‘Per la circolazione e la sosta dei veicoli a servizio delle persone invalide con capacità di deambulazione impedita, o sensibilmente ridotta, il comune rilascia apposita autorizzazione in deroga, previo specifico accertamento sanitario’. Eppure, l’interpretazione delle parole ‘con capacità di deambulazione impedita o sensibilmente ridotta’ viene spesso intesa in modo restrittivo, limitando la concessione dei permessi a persone con disabilità fisiche ed escludendo i cittadini con patologie psichiche; che, pur non essendo limitati nella deambulazione, non possono certo venir considerati autonomi nella mobilità. Ciò contraddice la posizione più volte espressa dal Ministero dei Traporti secondo cui ‘il contrassegno potrebbe essere rilasciato a persone, come il disabile psichico, autistico, che teoricamente non presentano problemi di deambulazione, ma che proprio a causa della loro specifica patologia, non possono essere considerate autonome nel rapporto con la mobilità”.

“La disabilità deve intendersi, dunque, nella sua accezione più ampi. L’applicazione della norma — in particolare da parte delle aziende sanitarie competenti a certificare il diritto all'autorizzazione — non risulta omogenea sul territorio nazionale. In diverse occasioni, cittadini con disturbi comportamentali, intellettivi e cognitivi o disturbi dello spettro autistico, anche gravi, si son visti negare il permesso speciale. E invece, per chi tutti i giorni deve misurarsi con grandi sfide quotidiane, questo genere di aiuto può davvero essere di fondamentale miglioramento della qualità di vita”, conclude.

19 Aprile 2018

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