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Governo. Di Maio apre ancora al PD. E per la sanità rilancia: “Più finanziamenti al Fsn e piano per assumere medici e infermieri”. Ma Renzi chiude: “Nessun accordo”

di G.R.

Queste le aperture del capo politico del M5S in una lettera inviata al Corriere della Sera. Ma sulle aperture dei 5 stelle il PD si divide. Se da un lato Maurizio Martina spiega che, essendo arrivati a questo punto, "è giusto capire se esiste la possibilità di un accordo" e propone di consultare la base, dall'altro Renzi chiude le porte: "Nessuno dice che non ci può essere un incontro, ma niente accordi o sparisce la sinistra". E intanto Salvini 'minaccia': "Pronti a portare milioni di italiani in piazza se non verrà rispettato il voto".

29 APR - Prosegue il corteggiamento del MoVimento 5 Stelle nei confronti del Partito Democratico in attesa della prossima direzione dem del 3 maggio. In una lettera inviata oggi al Corriere della Sera, Luigi Di Maio ha lanciato l'ennesimo appello al PD elencando i possibili punti in comune, sulla base di quanto individuato nel lavoro condotto da Giacinto Della Cananea
 
Tra questi, il capo politico del M5S indica la lotta alla povertà, bocciando però sia il Rei: "I fondi non sono sufficienti", che le politiche attive del lavoro: "Non funzionano". E torna quindi a proporre uno dei cavalli di battaglia dei 5 stelle: "Il reddito di cittadinanza risolverebbe entrambi i problemi, estendendo il beneficio a più famiglie e rendendo effettivo il reinserimento lavorativo grazie alla riforma dei centri per l'impiego. Parliamo anche di pensione di cittadinanza per gli anziani".
 
Di Maio affronta anche il tema della sanità pubblica. "A quanto risulta dal programma - spiega - il PD scrive nero su bianco di voler ridurre le ormai lunghissime liste d'attesa. Siamo d'accordo, ma occorre un serio incremento del Fondo sanitario nazionale e un piano di assunzioni per medici e infermieri".

 
Ma sulle aperture dei 5 stelle il PD si divide. Se da un lato il segretario reggente Maurizio Martina spiega che, essendo arrivati a questo punto, "è giusto capire se esiste la possibilità di un accordo" e propone di consultare la base, dall'altro l'ex segretario chiude le porte spiegando: "Nessuno dice che non ci può essere un incontro, ma niente accordi o sparisce la sinistra".
 
Visto che, per far nascere un Governo, servirebbe il via libera da parte di almeno 9/10 del gruppo PD, e che Renzi 'controlla' la maggioranza dei gruppi parlamentari, è facile capire che, come raccontavamo nei giorni scorsi, l'ipotesi di un possibile accordo con i 5 stelle è molto remota. Anche se in direzione dovesse arrivare il via libera all'avvio delle trattative, resta molto alta la probabilità di una rottura nel merito dei programmi che dovrebbero andar a formare quel contratto di governo alla tedesca chiesto dal M5S. 
Diversi i motivi dell'ostilità dell'ex segretario dem nei confronti dei 5 stelle: "Com'è possibile che, dopo aver condotto una campagna elettorale solo per mandare a casa il PD, ora ci vengano a chiedere i voti per il Governo?" . E ancora: "Il paragone con la Germania è fuori luogo, Schulz non ha mai dato della mafiosa a Merkel".
 
A tutto questo, va aggiunto poi un ulteriore elemento 'strategico'. Per Renzi il PD rischierebbe di perdere ancora consensi e attirarsi ulteriore 'odio' da parte dei cittadini se dovesse andare al Governo con il 18% dei consensi mandando all'opposizione la coalizione di Centro Destra che ha invece incassato il 37%. Ancor di più nel caso di una loro marcata vittoria oggi in Friuli Venezia Giulia. Ad ogni modo, stasera tornando in Tv su Rai 1 alla trasmissione 'Che tempo che fa' dopo una lunga assenza, l'ex segretario dem chiarirà in maniera definitiva la sua posizione al riguardo.
 
Con ogni probabilità, però, non si arriverà a nessuna netta spaccatura in direzione la prossima settimana. Lo scontro vero all'interno del PD verrà rimandato al Congresso. Nessuno, ad oggi, ha interesse ad alzare il livello dello scontro con il rischio di arrivare ad una scissione solo per dar vita ad un Esecutivo a guida 5 stelle che potrebbe cadere ad ogni sbuffo di vento, reggendosi solo su una manciata di voti.
 
A bocciare l'accordo tra M5S e PD è anche il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: "Sarebbe un grande problema per il Paese e la fine del PD". Da qui la proposta di un "Governo di minoranza del Centro Destra" in caso di fallimento delle trattative. "Con i democratici fin qui il tema di un'interlocuzione non s'è davvero posto, né da parte nostra né da parte loro - spiega -. Per trovare i voti in Aula, conto di più sul senso di responsabilità dei singoli parlamentari".
 
In tutto questo scenario, la Lega non si limita ad osservare e con Matteo Salvini 'minaccia': "Siamo pronti a portere milioni di italiani in piazza se non verrà rispettato il voto e si darà seguito all'intesa tra M5S e PD".

G.R.

29 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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