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Remunerazione farmacie. Avanti con accordo di ottobre o sarà protesta

E' quanto annuncia Federfarma, chiedendo un incontro urgente con il Governo. L’entrata in vigore del nuovo sistema è prevista per il 1° gennaio 2013, ma dopo le critiche dei ministeri della Salute e dell’Economia, l’iter di adozione dell’accordo siglato all’Aifa il 16 ottobre si è bloccato.

05 DIC - “Il silenzio dei ministeri della Salute e dell’Economia sulle sorti del nuovo sistema di remunerazione delle farmacie e dei grossisti è inaccettabile” ma anche “incomprensibile”. Perché l’accordo siglato tra le organizzazioni di categoria e l’Aifa, lo scorso 16 ottobre - attualmente fermo a causa di alcuni rilievi avanzati dal ministero della Salute e dal ministero dell’Economia - “risponde a tutti i requisiti richiesti dalla legge 135/2012” ed è “indispensabile per garantire l’efficienza dell’assistenza farmaceutica e la sostenibilità economica della farmacie”.

Per questo per Federfarma “resta assolutamente valido l’accordo del 16 ottobre”, ma si dice “disponibile al confronto” e torna a chiedere “un incontro urgente con i ministero dell’Economia e della Salute” allo scopo di sbloccare la situazione. Altrimenti, “siamo pronti a dare il via ad azioni di protesta”.

Ad annunciarlo è stata oggi, nel corso di una conferenza stampa convocata a Roma, la presidente di Federfarma, Annarosa Racca. “Il Governo punta alla razionalizzazione delle risorse disponibili per migliorare l’efficienza dei servizi rivolti ai cittadini e garantire la sostenibilità economica del servizio sanitario. È quindi incomprensibile che non porti a compimento l’iter di attuazione della nuova remunerazione delle farmacie secondo l’Accordo siglato dalle associazioni di farmacie e grossisti con l’Aifa il 16 ottobre scorso”. Accordo che, ha sottolineato Racca, “rispetta tutti i requisiti richiesti dalla spending review (decreto legge 95/2012, convertito in legge 135/2012), compresa l’invarianza della spesa per la finanza pubblica".

 
Federfarma si aspetta dunque che il Governo rispetti l’accordo "perché questo significa anche rispettare la legge che lo stesso Governo ha emanato. Se in Italia le leggi valgono ancora – e voglio sperare che sia così – il Governo non agirà da solo. Qualsiasi modifica dovrà essere discussa con le parti interessate”, ha commentato Racca.

Il tempo, intanto, stringe. Il nuovo sistema, infatti, dovrebbe entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2013. Ma l’iter per renderlo operativo (che prevede un decreto del ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’economia, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni) è tutt’ora fermo e i ministeri competenti, nonostante le ripetute richieste di confronto con le organizzazioni di categoria, non hanno ancora convocato il tavolo per arrivare a una soluzione. Tace anche l'Aifa, che ha firmato l’accordo di ottobre per la parte pubblica. “Ci è sembrato che l'Aifa non abbia gradito l’opposizione dei ministeri all’accordo di ottobre, ma si è preoccupata di tenerne conto presentando una proposta che per noi, però, non era accettabile. Per noi resta valido e giusto l’accordo di ottobre e se giusto non è, qualcuno ci dimostri il perché. Quanto all'Aifa, per il momento ha finito il suo compito e, salvo altro mandato, non è autorizzata a procedere in alcun modo”.

In testa alle obiezioni dei ministeri ci sarebbero gli aumenti di prezzo che, con l’entrata in vigore del nuovo sistema di remunerazione (basato su una quota fissa più una percentuale sul prezzo ex factory), subirebbero dal 1° gennaio i farmaci di fascia A di prezzo fino a 7 euro. "Che però – sottolinea Federfarma - sarebbero compensati dalle diminuzioni dei prezzi più elevati”.
 
In questa difficile situazione, sale la preoccupazione tra le farmacie. "La nuova remunerazione è assolutamente indispensabile e urgente”, ha dichiarato Annarosa Racca. Le farmacie, ha spiegato, “si trovano oggi in una situazione economica molto difficile; registriamo da anni progressivi cali di fatturato (-6,78% dal 2007 al 2012, a fronte di un aumento del lavoro e dei costi di gestione), per la costante riduzione della spesa farmaceutica convenzionata e per i continui tagli operati ai margini delle farmacie. La situazione si aggraverà a breve con l’apertura di migliaia di nuove farmacie (da un minimo di 3.500 a un massimo di 5.000), a seguito dei concorsi banditi in queste settimane in tutta Italia e alcune centinaia di corner nei supermercati che condividono con le farmacie la vendita di medicinali senza obbligo di ricetta medica, il cui numero continua ad aumentare. A cui si affiancano le circa 4.400 parafarmacie. A questo si aggiungono anche i ritardi dei pagamenti da parte delle Asl”. Questo, a fronte di un mercato dei farmaci sostanzialmente anelastico e di una spesa farmaceutica pubblica da anni in costante diminuzione a causa della riduzione del valore medio delle ricette Ssn dovuto alla diffusione dei generici e alla distribuzione diretta da parte delle strutture pubbliche di medicinali ad alto costo.

E così, secondo Federfarma, già oggi circa il 20-30% delle farmacie è in difficoltà. A rischiare di più sono le farmacie rurali: “Sono ben 2.200 su 6.400 gli esercizi rurali che potrebbero essere costretti a chiudere senza interventi di sostegno”, ha affermato il presidente di Sunifar, Alfredo Orlandi, che ha sottolineato come “ogni farmacia debba rispondere a 187 oneri da rispettare – riguardanti servizi, farmacovigilanza, trasmissione dei dati ect – a cui corrispondono delle spese che il farmacista deve sostenere”.

“Proprio riconoscendo la gravità della situazione economica delle farmacie”, spiega il sindacato dei titolari, il decreto-legge n. 95/2012 ha previsto un percorso per arrivare, dal 1° gennaio 2013, a una nuova remunerazione delle farmacie, sul modello individuato dalla legge n. 122 del 2010 (quota fissa per confezione e ridotta quota percentuale sul prezzo del farmaco), indicando chiaramente i soggetti chiamati a trattare il nuovo modello di remunerazione, i criteri e i tempi da rispettare. “Requisiti che sono stati totalmente rispettati”, ribadisce Racca.

Secondo Federfarma, il nuovo sistema di remunerazione consentirà di:
1)    stabilizzare la situazione economica della farmacia;
2)    rendere più competitiva per il Ssn la dispensazione tramite le farmacie dei medicinali innovativi, oggi distribuiti dalle Asl. “La distribuzione in farmacia è più agevole per i cittadini e assicura maggiore trasparenza al sistema sanitario”, ha commentato Racca;
3)    attivare nuovi servizi agli utenti nelle farmacie, anche per rafforzare in sinergia con altri operatori sanitari una rete di protezione a salvaguardia di una popolazione sempre più anziana.

Federfarma chiede quindi al Governo di portare a termine le procedure per l'adozione delle nuove regole della remunerazione della filiera distributiva del farmaco entro i termini stabiliti dalla legge 135/2012 e secondo l’accordo siglato con l’Aifa formulato secondo i criteri di legge: calcolo ad invarianza di spesa per il Ssn al 30 giugno 2012. E ribadisce di essere comunque disponibili al confronto. "Se da parte del Governo non dovesse esserci risposte, siamo pronti a porre la questione all’Assemblea nazionale, che sarà convocata in tempi brevissimi, per assumere ogni opportuna determinazione in merito, incluso lo sciopero, se necessario".

Ma c’è un altro elemento essenziale per la sostenibilità delle farmacie sui cui Federfama chiede di aprire un confronto al più presto: la convenzione. “Chiediamo alla Conferenza delle Regioni di avviare finalmente le trattative per il rinnovo della convenzione farmaceutica, scaduta da anni, in modo da poter definire le nuove funzioni della farmacia nell’assistenza territoriale”, ha spiegato Racca.

“Il Paese deve decidere se vuole avere una farmacia professionale, altamente specializzata sul farmaco, ma anche in grado di erogare nuove prestazioni nell’ambito del Ssn, o una farmacia commerciale con tanti prodotti di tutti i generi, molto self service, pochi farmacisti”, ha affermato la presidente del sindacato dei titolari di farmacia sottolineando che “in realtà il Legislatore ha già fatto la propria scelta: la normativa recente (legge n. 69/2009 e decreto legislativo n. 153/2009, cui sono seguiti 4 decreti attuativi), infatti, disegna una farmacia che eroga servizi in regime di SSN per consentire ai soggetti fragili, soprattutto anziani e cronici,  di essere assistiti a casa, in un quadro di territorializzazione della sanità, indispensabile per contenere la spesa pubblica e non aggravare inutilmente pronto soccorso e ospedali. Anche questo processo, però, è bloccato perché manca un passaggio fondamentale”. Premesso che una remunerazione della farmacia basata prevalentemente su una forma di onorario professionale assume una valenza strategica per poter remunerare anche attività diverse e complementari alla dispensazione del farmaco e quindi nuovi servizi erogati dalla farmacia, per procedere speditamente verso la farmacia dei servizi è indispensabile rinnovare la convenzione farmaceutica nazionale, cioè l’accordo che lega le farmacie al Ssn, al quale è affidato il compito di individuare le concrete modalità attuative dei nuovi servizi e la relativa remunerazione.

“Il rinnovo della convenzione – ha inoltre osservato Racca - è indifferibile anche in quanto i diversi provvedimenti che negli anni sono intervenuti sulla farmacia hanno intaccato unilateralmente, snaturandolo, l’accordo siglato inizialmente”.
 

05 dicembre 2012
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