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Professioni sanitarie. Cgil, Cisl e Uil a ministero e Regioni: “Avanti con la definizione dei profili”

Nella riunione del 14 ottobre ministero, Regioni e sindacati hanno fatto il punto sui lavori. In gioco i profili dell’Operatore Socio Sanitario, dei Tecnici sanitari di radiologia medica, dell’Autista soccorritore, dell’Assistente alla poltrona odontoiatrica, dei Massofisioterapisti, degli Infermieri generici, degli Educatori professionali.

22 OTT - Nei tempi tecnici più brevi possibili, il ministero della Salute attiverà il confronto con le OO.SS. sulle questioni rappresentate dai sindacati e sulle problematiche ancora aperte su tutte le professioni sanitarie, a cominciare dall’implementazione delle competenze dell’infermiere. Ma la strada per la ridefinizione o l’istituzione dei profili professionali delle professioni sanitarie è lunga, impegnativa e riguarda molte professioni: dall’Operatore Socio Sanitario ai Tecnici sanitari di radiologia medica, dall’Autista soccorritore all’Assistente alla poltrona odontoiatrica, dai Massofisioterapisti agli Infermieri generici, fino agli Educatori professionali.

A fare il punto sui lavori è una nota dei segretari sindacali Cecilia Taranto (Fp Cgil), Daniela Volpato (Cisl Fp) e Giovanni Torluccio (Uil Fpl), dopo la riunione dello scorso 14 ottobre del tavolo tecnico sulle tematiche inerenti le professioni sanitarie.

All’incontro, convocato e coordinato da Giovanni Leonardi del Ministero della Salute, coadiuvato da Francesco Saverio Proia, hanno partecipato: le Dirigenti responsabili degli uffici ministeriali interessati, Claudio Costa della Regione Veneto in rappresentanza del Coordinamento tecnico delle Regioni e le OO.SS.


“In apertura, dopo l’introduzione del Dott. Leonardi che ha espresso soddisfazione per la ripresa del confronto ed ha auspicato di dargli continuità nel tempo, in relazione al documento sull’Operatore Socio Sanitario firmato da tutti il 4 luglio 2012, ha preso la parola il Dott. Costa ed ha comunicato la condivisione dell’impostazione del testo da parte delle Regioni”, spiega la nota dei sindacati. “Ha comunicato che il loro Coordinamento tecnico si è riunito ed ha condotto una ricognizione sui numeri e sulle tipologie di impiego di questa figura professionale, e riferisce che le Regioni condividono anche la necessità di analizzare e programmare coerentemente i fabbisogni formativi. A conclusione delle comunicazioni del Dott. Costa, si è svolta la discussione inerente le problematiche dell’OSS che sono tuttora senza risposte concrete”.

I sindacati riferiscono di avere “confermato con forza i contenuti del documento, che è stato condiviso e firmato da tutti dopo un confronto durato tre anni, ed abbiamo chiesto di non ridiscuterlo ma bensì di recepirlo e di attuarlo a tutti i livelli (nazionale, regionale e territoriale)” e “chiesto di evitare ulteriori perdite di tempo ed abbiamo sollecitato l’apertura di una discussione di sistema, che coinvolga tutti gli attori interessati, partendo dall’elaborazione condivisa dei fabbisogni reali, dal governo dei sistemi formativi, dall’analisi dei numeri di OSS formati rispetto a quelli effettivamente impiegati e dall’adeguamento dei modelli organizzativi”.

“Abbiamo esortato Ministero e Regioni ad appropriarsi del loro ruolo a tutti i livelli su queste problematiche, che sono tuttora in attesa di risposte concrete, ed abbiamo sollecitato con forza l’apertura di un tavolo politico per riuscire a dare finalmente gambe a tutto il percorso”, proseguono Taranto, Volpato e Torluccio nel loro resoconto spiegando che “il Dott. Costa, in nome del Coordinamento tecnico delle Regioni, si è impegnato a iniziare un confronto interno al fine di poter proseguire il lavoro anche sul piano politico ed ha assicurato la trasmissione del documento al coordinatore tecnico della commissione salute della Conferenza Stato Regioni, Dott. D. Mantoan, per la definitiva decisione sul percorso utile ai fini dell’approvazione in sede di Conferenza Stato Regioni”.
In relazione alle problematiche inerenti l’attività dei Tecnici sanitari di radiologia medica, all’attenzione della stampa per via dei casi Marlia e Barga, i sindacati hanno “stigmatizzato il fatto che Ministero e Regioni li abbiano sinora lasciati soli ad affrontare conseguenze penali derivanti da distorsioni normative e organizzative che sono diffuse nella normale organizzazione lavorativa in tutti i territori. Queste situazioni non sono dipese dalla volontà e dalla professionalità dei lavoratori coinvolti, che hanno solo svolto la loro attività professionale prevista dalle scelte di politica sanitaria in tema di diagnostica ospedaliera, ambulatoriale e domiciliare di livello avanzato”.

“Anche in questo caso – informano Cgil, Cisl e Uil -, abbiamo richiamato il Ministero e le Regioni alle rispettive responsabilità e li abbiamo esortati a lavorare per superare le distorsioni legislative e interpretative che oggi causano contenziosi legali per i lavoratori mettendo a rischio la tenuta complessiva delle attività di diagnostica del SSN. Il Dott. Leonardi ha riferito che il problema dell’attività dei tecnici di radiologia, del quale è indubbio che bisogna farsene carico, è molto delicato e complesso poiché deriva dall’interpretazione e dall’applicazione di alcune Direttive Europee recepite dall’Italia. All’affermazione del Dott. Leonardi, abbiamo ribadito che l’approccio delle istituzioni alla problematica è timido e tardivo ed è necessario un rapido intervento istituzionale che chiarisca che i tecnici di radiologia medica eseguivano prestazioni nell’ambito delle proprie competenze, anche a tutela di tutti i tecnici che nelle aziende sanitarie di tutta Italia effettuano prestazioni radiologiche, da sempre, senza la presenza del medico radiologo”.

La discussione si è poi spostata sulall’Autista soccorritore. “Il Dott. Costa – spiegano Taranto, Volpato e Torluccio - ha comunicato che il Coordinamento tecnico delle Regioni, nello scorso mese di luglio, ha approvato a maggioranza una bozza di profilo, i cui contenuti sono sostanzialmente gli stessi della bozza elaborata nel mese di gennaio 2013; il prosieguo dell’iter, prevede che questa bozza sia portata all’esame degli Assessori alla salute e dei Presidenti delle Regioni. In sintesi, il documento prevede un corso di 500 ore suddiviso in tre moduli, due obbligatori per tutti (210 ore complessive) e uno successivo (di 290 ore) dal quale saranno esentati i volontari. Noi abbiamo ribadito la nostra contrarietà, peraltro già espressa in precedenza, e abbiamo sottolineato al Dott. Leonardi l’urgente necessità di uno specifico incontro e, di poter avere copia del testo, al più presto possibile, al fine di poterlo analizzare ed esprimerci nuovamente in merito”.

Costa ha poi proceduto con l’illustrazione della bozza di profilo di Assistente alla poltrona odontoiatrica in cui si prevede un iter formativo di 700 ore. “Durante l’elaborazione del profilo, il ministero della salute recepì le nostre osservazioni sul testo primario che poteva creare conflittualità con l’Igienista dentale, anche se il confronto si è svolto prevalentemente con le nostre categorie che seguono il settore commercio (Filcams, Fisascat e Uiltucs)”, sottolineano i sindacati. Che poi hanno chiesto “chiarimenti riguardo le problematiche dei Massofisioterapisti, soprattutto dopo le sentenze del Consiglio di Stato che ne hanno messo a rischio il posto di lavoro. La loro Federazione Nazionale (FNCM), unitamente all’Associazione Italiana Fisioterapisti (AIFI) e all’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, tempo fa aveva inviato una proposta di emendamento abrogativo delle norme che ancora oggi consentono la formazione di Massofisioterapisti e altri Massaggatori vari, tutelando, nel contempo, le possibilità occupazionali per chi si è già formato e sta lavorando. A riguardo – riferiscono i sindacati -, il Dott Leonardi riferisce che la questione è ancora in fase di stallo poiché una di queste associazioni avrebbe rilanciato riproponendo l’istituzione di un nuovo operatore di base riabilitativo, scelta per il quale abbiamo diverse perplessità; in merito, ci siamo riservati di approfondire l’argomento in tempi brevi”.

“Per quanto riguarda gli Infermieri generici, che in alcuni territori, a causa di erronee interpretazioni normative che hanno influito sui criteri di accreditamento dei servizi, rischiano il demansionamento o addirittura il posto di lavoro, abbiamo chiesto sia al Ministero della Salute che al Coordinamento delle Regioni l’attivazione di un confronto ed un intervento urgente”, spiegano ancora Cgil, Cisl e Uil.

“Il Dott. Leonardi per quanto concerne le istruttorie per il riconoscimento dell’equivalenza da parte dei professionisti dell’area tecnico sanitaria (bandi e domande già presentate nel corso del 2012), ha riferito che l’iter si sta concludendo e il Ministero sta completando l’invio degli attestati ai circa 1700 professionisti valutati positivamente. Oltre a questi, circa 40 domande sono state valutate negativamente e per circa altre 200 domande sono state richieste misure compensative (corsi integrativi da svolgersi in collaborazione con gli atenei universitari). In merito alle misure compensative, individuate dal Ministero della Salute congiuntamente al MIUR, che prevedono corsi universitari integrativi di durata variabile e fino a un massimo di due anni e mezzo, a seconda del punteggio ottenuto dalla valutazione della documentazione allegata alle domande, abbiamo espresso tutta la nostra perplessità e preoccupazione. Il Dott. Leonardi – spiegano ancora i sindacati - ha difeso quest’ultima scelta poiché i corsi integrativi di durata elevata sono stati richiesti solamente a pochi che, in base alla scarsa durata dei corsi e/o alla minima esperienza lavorativa, non sono in grado già oggi ritenuti in grado di garantire livelli di competenza adeguati”.

Infine Costa ha informato che entro la fine del corrente mese di ottobre tutte le regioni provvederanno a emettere i bandi per il riconoscimento dell’equivalenza dei professionisti dell’area riabilitativa, esclusi gli Educatori professionali. “Per quest’ultima professione – spiegano Cgil, Cisl e Uil -, sarà completata da tutte le Regioni, entro il 15 dicembre 2013, la ricognizione dei titoli, conseguiti entro il 1999, da considerare equipollenti per poi poter procedere alla revisione del D.M. 27/07/2000 in sede ministeriale. Terminata questa fase, anche per gli Educatori professionali, in possesso di titoli che non saranno inclusi tra quelli equipollenti anche dopo la revisione, saranno emessi i bandi regionali per il riconoscimento dell’equivalenza”.

“Infine – concludono Taranto, Volpato e Torluccio -, abbiamo richiesto unitariamente al Ministero ed al Coordinamento delle Regioni di poter iniziare un ragionamento di sistema in merito alle problematiche degli Educatori professionali che, pur essendo inquadrati nei nostri settori sanitari e socio sanitari, pubblici e privati, hanno conseguito il proprio titolo di studio dopo il 1999 e in sede diversa dalle facoltà di medicina e chirurgia”.

22 ottobre 2013
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