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Il lavoro in sanità da “valore” è diventato “costo”

La questione politica è che se non ribaltiamo il costo del lavoro in valore del lavoro, non c’è futuro. Ma non si può passare dal costo al valore, senza prima ripensare il lavoro. Per produrre qualcosa di diverso rispetto a quello che si produce ora è necessario che il lavoro esca dalla prigione dell’invarianza e della regressività. Bisogna prendersi la responsabilità di fare proposte

31 OTT - La legge di stabilità ha rinnovato i blocchi al lavoro. Probabilmente quella successiva farà la stessa cosa. Ormai innegabilmente è sotto i nostri occhi una “questione lavoro” che riguarda il malato che con meno lavoro perde diritti, i disoccupati che il lavoro non ce l’hanno e rischiano di non avercelo mai, i precari che ce l’hanno ma a condizioni effimere, gli occupati che ce l’hanno ma con le retribuzioni ferme.

Oggi il valore di scambio della retribuzione non è più primariamente la salute che produciamo ma è il risparmio che si ottiene con la crescita dei disoccupati, con l’uso sistematico del precariato con la svalutazione dei salari. Ormai la retribuzione in sanità non è più il prezzo equo di mercato del lavoro (fair market value) ma è “non-costo” (disoccupati), “quasi costo” (precari), “meno costo” (occupati). Vi è un problema sia di costo del lavoro che di lavoro quale costo...ma la questione è una sola...e sbagliano i sindacati a non unificare le tante battaglie in una sola battaglia e in una sola piattaforma.


E’ difficile pensare che in regime di definanziamento programmato con un lavoro che da valore diventa costo, si possano assumere operatori, rivalutare le retribuzioni, assicurare delle carriere e migliorare le prassi. Ancor più è difficile pensare che basti qualche sciopero o qualche manifestazione di piazza, che pur vanno fatte, per cambiare le cose. La questione politica è che se non ribaltiamo il costo del lavoro in valore del lavoro, non c’è futuro. Ma questo ribaltamento non è possibile a lavoro invariante. Non si passa dal costo al valore, senza ripensare il lavoro.

Oggi si deve risparmiare...bene...si può risparmiare in un modo diverso da quello dei blocchi? Esistono nel lavoro degli spazi di risparmio ...bene...come si possono usare per finanziare la retribuzione? Come è possibile scambiare risparmio senza bloccare la retribuzione? Cosa deve retribuire oggi la retribuzione? E’ retribuibile il risparmio che produce il lavoro? Cosa devono produrre gli operatori per non essere sotto-retribuiti? Quale è il valore di scambio di una retribuzione? Si può risparmiare senza precariato? Si può risparmiare occupando le persone? Quali vantaggi si hanno da una oculata politica occupazionale?
Per rispondere a queste domande bisogna per forza chiarire di quale lavoro stiamo parlando. Con il lavoro che abbiamo a queste domande non è possibile rispondere quindi per rispondere dobbiamo per forza cambiare idea di lavoro e contro il definanziamento dobbiamo produrre rifinanaziamento.

Il lavoro deve essere allo stesso tempo un fattore:
• di sviluppo sostenibile (produrre salute)
• di revisione della spesa (spending review)
• di accrescimento del pil (valori economici)
• fonte di retribuzione
• fonte di di occupazione
 
Detto in altre parole il lavoro dovrebbe essere ripensato per scambiare un nuovo valore aggiunto che sia un vantaggio per la spesa pubblica, per i cittadini, per l’economia e per gli operatori.
Purtroppo il lavoro in sanità è ancora oggi uno dei fattori più invarianti del sistema, tutte le riforme sono state fatte a lavoro invariante, le diverse politiche adottate per la razionalizzazione, per l’appropriatezza, per la compatibilizzazione delle risorse ed infine quelle marginaliste sull’ottimizzazione dei servizi, sono tutte fondamentalmente a lavoro invariante. Anche alcune modifiche dei profili professionali (infermieri) sono a lavoro invariante. Invariante vuol dire che il contenuto, la modalità, la prassi del lavoro, non cambiano con il variare del contesto, del contenitore, o dell’organizzazione, o della gestione o della norma. L’unica cosa che è cambiata in questi anni sono i parametri quantitativi del lavoro (precariato, organici ridotti, riduzione servizi, riduzione delle retribuzioni, posizioni giuridiche contrattuali, h 24 ecc).

Oggi il lavoro se è solo “costo” lo è certo per colpa della crisi, della legge di stabilità ecc., ma anche perché esso è un “concetto” che non è mai sostanzialmente cambiato diventando così sempre più regressivo nei confronti dei bisogni di questa società, dei problemi economici-finanziari del paese, del mercato del lavoro. Oggi non salario, sotto salario, quasi salario (disoccupazione ,precari, occupati) sono figli tanto di una crisi epocale che di un concetto di lavoro invariante. Dopo anni di marginalismo siamo ancora lontani dal definire i modi attraverso i quali tentare una efficace allocazione e valorizzazione del lavoro come risorsa da ottimizzare. Abbiamo contratti disparati, retribuzioni disparate, una organizzazione del lavoro nel suo complesso ancora molto frammentata, ma soprattutto ormai il lavoro nel contesto dato tende sempre più ad essere considerato una diseconomia relativa in quanto tale.

Ci dobbiamo dare una mossa. Non possiamo stare fermi. La nostra impotenza non possiamo addebitarla agli altri. Siamo noi non il governo, non la legge di stabilità, che siamo impotenti. E’ a noi che tocca fare la contro mossa. Ci dobbiamo prendere la responsabilità di una proposta e su quella proposta dare battaglia. Io mi prendo la mia e nel prossimo articolo farò la mia proposta. Ma chiedo e propongo che anche altri facciano la stessa cosa. Soprattutto coloro che dirigono ordini, collegi, sindacati, società scientifiche, associazioni professionali. Il valore del nostro lavoro è pericolosamente in pericolo, abbiamo bisogno di riunire le forze, di soluzioni, di idee, di rinnovare i nostri ideali. Per rovesciare il rapporto costo/valore ritengo che si debba ripensare profondamente il concetto di lavoro e trarne tutte le conseguenze giuridiche-contrattuali. Per me il principio che i risparmi della sanità debbano restare nella sanità può diventare concreto e fattibile attraverso una diversa idea di lavoro. Se il lavoro produce risparmio per esempio riducendo sprechi e diseconomie anti economie allora i risparmi prodotti possono essere divisi tra retribuzioni e innovazioni. Per produrre qualcosa di diverso rispetto a quello che si produce ora è necessario che il lavoro esca dalla prigione dell’invarianza e della regressività. Valore e non costo quindi...ma come?

Le proposte nel prossimo articolo previsto per lunedì 3 novembre.

Ivan Cavicchi 

31 ottobre 2014
© Riproduzione riservata


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