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Il lavoro sia considerato un valore, non un costo

La proposta di Cavicchi di un lavoratore “shareholder” che produce valore nel contesto in cui opera, ritengo possa essere una declinazione condivisa del principio che ha ispirato anche la nostra azione propositiva a seguito dello sciopero degli infermieri. 

06 NOV - Il tema del valore del lavoro è un tema che non può essere svolto a partire da posizioni ideologiche o aliene dal contesto in cui viviamo. I lavoratori si trovano “gettati” (inseriti) in una realtà che non è scelta ma data e a partire da questa condizione sono spinti a ri-pro-gettarla a renderla cioè propria, ricca di senso fino e a superarla per almeno due diverse finalità: le soddisfazioni professionali che esprimano il loro essere, la loro identità e la loro opera e le retribuzioni che permettano loro di scambiare il valore del lavoro con tutto quanto loro necessita.

Gli infermieri rappresentati da Nursind per primi in ambito sanitario hanno cercato quest’anno, anche attraverso lo sciopero e la manifestazione di lunedì scorso, di esprimere in modo forte questo bisogno di ri-pro-gettare la loro condizione di lavoratori, sia nel senso di poter accedere alle proprie soddisfazioni professionali sia nel senso di poter percepire le loro legittime retribuzioni. Oggi ri-pro-gettare la nostra condizione di lavoro significa molte cose ma soprattutto una in particolare: confrontarci e non sottrarci alla realtà delle risorse limitate cioè andare oltre la rivendicazione contrattuale alla quale pur abbiamo diritto e proporre il nostro lavoro come la prima risorsa per dare risposte alla fase recessiva che viviamo.


Si tratta di disporsi a essere protagonisti con le nostre capacità per fare del nostro lavoro un’opportunità e una possibilità di sviluppo e non di negazione di quello che i lavoratori sono. Più terra terra, il lavoro per noi infermieri è, come è stato ribadito prima da Cavicchi e poi da Russo, un valore che non solo può dare senso a ciò che siamo ma anche a ciò che produciamo e come lo produciamo e dare una mano al nostro paese. Se il lavoro fosse solo un costo, come sembra dirci il DDL stabilità che ha riconfermato il blocco della contrattazione, allora noi non avremo futuro e non avremo le soddisfazioni che ci aspettano né le retribuzioni alle quali abbiamo diritto, perché si sa che nella crisi i costi vengono compressi e minimizzati.

Ma se il lavoro fosse un valore esso potrebbe dare una mano al governo per aiutarlo a governare la questione della spesa pubblica e il finanziamento della crescita. La proposta di Cavicchi di un lavoratore “shareholder” che produce valore nel contesto in cui opera, ritengo possa essere una declinazione condivisa del principio che ha ispirato anche la nostra azione propositiva a seguito dello sciopero.

Penso che quella di Cavicchi sia un’idea coraggiosa perché non si rassegna a subire le conseguenze della crisi e che rilancia la palla di come questa crisi possa essere superata senza necessariamente svalutare il lavoro. Penso che essa debba essere raccolta e fatta propria da tutto il mondo del lavoro della sanità. La proposta di Cavicchi è forte: usare il lavoro per fare spending review in alternativa ai tagli lineari e con i risparmi realizzati finanziare le retribuzioni dei lavoratori e le innovazioni dell’organizzazione del lavoro. La sua proposta di “reticolo professionale” da definire a livello contrattuale nazionale e aziendale ha un significato innovativo che sentiamo molto nostro perché alla base della nostra mobilitazione.

Gli infermieri chiedono con determinazione di ripartire dalla contrattazione decentrata come strumento di ri-organizzazione del lavoro. Una ri-ogranizzazione o, meglio, un ripensamento del lavoro che possa aggredire le diseconomie e gli sprechi e liberare risorse da reinvestire in lavoro, in retribuzioni per chi lavora ma anche per creare nuovi posti di lavoro per chi non lavora e combattere la piaga del precariato. Il discorso di Cavicchi per noi sindacato è strategico: se puntiamo le nostre carte sulla ricostruzione del valore del lavoro allora è possibile unificare in un’unica piattaforma i problemi dei disoccupati, dei precari e degli occupati.

Queste tre diverse specie di lavoro altro non sono che le conseguenze di un comune problema: quello della svalutazione del lavoro da valore a costo. Non si fa occupazione né retribuzione se prima non si ribalta il costo del lavoro in valore del lavoro. Nel contesto dato di indisponibilità economica Nursind è andato a proporre ai politici che lo hanno ricevuto, e al Ministero della Salute, di riaprire la contrattazione a livello nazionale per definire i criteri di distribuzione di quella parte di sprechi che i lavoratori si impegnano a recuperare in quanto beneficiari del 50% dei risparmi certificati.

Metà a bilancio dell’ente e metà a integrare i fondi aziendali. Nulla di nuovo sotto il sole si dirà rispetto a normative già presenti o a istituiti contrattuali già sottoscritti. Ma non è così .C’è da chiedersi perché in tutti questi anni queste normative sulla contrattazione decentrata o non hanno funzionato o sono andate storte. E probabilmente la risposta ce la dà proprio Cavicchi: non ci si può trattare come costi e nello stesso tempo chiederci di produrre valori, risparmio, appropriatezza, efficienza, responsabilità. Se dobbiamo produrre dei valori allora non possiamo essere trattati come costi. La sfida che ci propone Cavicchi, cioè lo shareolder, non è una fuga in avanti ma una necessità intanto per attuare tutte quelle normative su produttività, incentivi, salario di risultato, già disponibili e poi per andare oltre e usare il lavoro come spending review.

E’ con questo spirito che Nursind ha dichiarato lo stato di agitazione della categoria fino ad ottenere l’incontro con il Comitato di Settore e con il Sottosegretario alla salute. Lo scopo era far ripartire la contrattazione per valorizzare il lavoro e i professionisti e superare, senza maggiori oneri per la spesa pubblica ma con maggiori risparmi, i limiti dell’art. 22 del Patto per la salute. Un piano che vede i lavoratori protagonisti delle scelte di organizzazione del loro lavoro (“l’operatore azionista” di Cavicchi) in senso positivo perché motivati (la dimensione soggettiva a cui fa riferimento Russo).

L’impulso che Nursind e gli infermieri hanno voluto dare al sistema non si è esaurito nella comparsa in piazza o nell’astensione dal lavoro. Non è stato un atto effimero. Quello è stato l’apice di un percorso pianificato e iniziato ad agosto con la dichiarazione dello stato di agitazione.

Per tale motivo Nursind dopo la manifestazione del 3 novembre ha deciso di assumere l’iniziativa di proporre a tutte le forze politiche di far proprio un emendamento al DDL stabilità 2015 che ammetta la possibilità di usare la contrattazione per concordare i modi attraverso i quali il nostro lavoro può essere il primo mezzo attraverso il quale fare spending review ma a condizione di ribadire non solo il principio che i risparmi fatti nella sanità devono restare alla sanità ma anche il principio che parte dei risparmi debbono andare alle retribuzioni e alle innovazioni.

Nell’interesse dei lavoratori e di chi li rappresenta chiediamo di sostenerci affinché realmente si rimetta al centro il valore del lavoro nei fatti e non solo a parole.
 
Andrea Bottega (segretario nazionale Nursind)
 


06 novembre 2014
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