Rapporto Ocse. Silvestro (Ipasvi): “Servono più infermieri, assistenza primaria e soprattutto lavoro di squadra”

Rapporto Ocse. Silvestro (Ipasvi): “Servono più infermieri, assistenza primaria e soprattutto lavoro di squadra”

Rapporto Ocse. Silvestro (Ipasvi): “Servono più infermieri, assistenza primaria e soprattutto lavoro di squadra”
“L’Italia va lenta nell’applicare leggi che ha già, come la riforma Balduzzi, e che prevedono di potenziare prima di tutto il territorio”. E in questo quadro” la parola chiave è lavoro di squadra. La salute e l’assistenza ai pazienti non si fa continuando a ‘sopravvivere’ l’un contro l’altro armati”.

Investire maggiormente nella forza-lavoro infermieristica e ampliare l’assistenza primaria con un maggior accreditamento dei servizi, in testa le reti per l’assistenza territoriale e gli ospedali di comunità (dove gli infermieri rappresentano la prima risorsa per il funzionamento e la gestione, come spiega lo stesso Patto per la salute). Per l’Ipasvi è questa una delle indicazioni di rilievo della “Revisione sulla qualità dell’assistenza sanitaria in Italia”, presentata ieri a Roma al ministerro della Salute.
 
“Le indicazioni Ocse – spiega una nota della Federazione dei Collegi Ipasvi –  sono quelle di garantire che gli sforzi attuali per contenere la spesa sanitaria non intacchino la qualità, principio fondamentale di governance. E la necessità di sostenere le Regioni che hanno una infrastruttura più debole, perché eroghino servizi di qualitàcome quelle con le performance migliori, grazie a un approccio più “solido” e “ambizioso” al monitoraggio della qualitàe al miglioramento del sistema”.
 
 
“L’Italia – sottolinea Annalisa Silvestro, senatrice e presidente de’Ipasvi – va lenta nell’applicare leggi che ha già, come la riforma Balduzzi, e che prevedono di potenziare prima di tutto il territorio, considerando che la popolazione è sempre più anziana, fragile e affetta da patologie corniche. Al tempo stesso secondo l’Ocse la spesa sanitaria nelle Asl appare ancora diretta soprattutto a tipi tradizionali di servizi di cure primarie, quali medici individuali, con una piccola spesa destinata a servizi per pazienti fragili o quelli con condizioni croniche. Cambiate in fretta, sollecita l’Ocse. Soprattutto con la promozione della qualità del personale sanitario, potenziando gli indicatori relativi all’assistenza primaria e territoriale che oggi non bastano a inquadrare  l’efficacia, della sicurezza e della centralitàdel paziente”. 
 
“Oggi – continua Silvestro – non c’è nel Ssn quello che da tempo stiamo sollecitando e che l’Ocse indica come necessità: rilevazioni di indicatori di qualitào di esito a livello di singolo professionista e standard nazionali per l’assistenza primaria, ampliando il focus del nuovo programma di accreditamento nazionale ai servizi di assistenza primaria e territoriale, compreso il nuovo insieme di reti per l’assistenza territoriale e di ospedali di comunità. Si tratta di partite dove gli infermieri sono sempre in primo piano anche nelle recenti norme di programmazione nazionale. E si tratta di passi importanti da fare subito, come quello della ri-certificazione, che prevede valutazioni più rigorose come una valutazione completa tra pari e stimola i professionisti a riflettere sui propri punti di forza e debolezza”.
 
“ Ma soprattutto – conclude Silvestro – la parola chiave che l’Ocse indica all’Italia è una, in questo periodo spesso davvero poco ascoltata: lavoro di squadra. La salute e l’assistenza ai pazienti non si fa continuando a ‘sopravvivere’ l’un contro l’altro armati. E non si fa senza quelle sinergie e quella divisione di compiti e competenze che non intaccano i saperi, ma consentono di realizzare per i pazienti quella continuità nell’assistenza che va oltre la qualità dei servizi e diventa qualità della vita”. 

16 Gennaio 2015

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