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Comma 566. Medici e professioni sanitarie a confronto a Firenze. Posizioni restano distanti

Giuristi, infermieri, altre professioni sanitarie, medici, collegi, ordini e sindacati. Un confronto serrato quello del seminario fiorentino dello scorso 11 marzo. Interventi trasversali che hanno fatto emergere le distanze che ancora intercorrono tra medici e professioni sanitarie, ma pure come la norma non sia affatto immune da critiche e osservazioni.

14 MAR - “Medici e professioni sanitarie”. È il titolo del convegno svoltosi lo scorso 11 marzo a Firenze promosso per riflettere sui rapporti tra le professioni sanitarie, le competenze avanzate e specialistiche, le responsabilità individuali e condivise dopo l’approvazione del comma 566 della Legge di Stabilità 2015.

Ad aprire il seminario due relazioni strutturate: una giuridica di Luca Benci ed una medico legale di Daniele Rodriguez. Benci ha aperto il suo intervento con un excursus normativo precedente al comma 566 ed i contrasti che si configurano con questo. Il riferimento al “caso Marlia”, scoppiato nell’aprile 2013 presso la Casa della Salute di Marlia dove due tecnici di radiologia avevano svolto indagini radiologiche senza la presenza di un medico. I due sanitari, poi assolti in primo grado dal Tribunale di Lucca, erano stati accusati di aver esercitato abusivamente la professione.

Benci ha dato conto delle due interpretazioni che sono emerse proprio sull’impatto del comma 566 sulla normativa vigente: secondo un orientamento si supera il sistema dei profili, secondo un altro resta immutato il sistema dei profili e si implementano le specializzazioni.

Benci ha polemizzato con il documento di Alleanza per la professione medica, laddove ha ipotizzato una responsabilità di equipaggio (gerarchica) che si contrappone a una realistica responsabilità di equipe. “Una possibile chiarezza – ha precisato – potrebbe arrivare dalla predisposizione di un testo unico per le professioni sanitarie”.

Anche Daniele Rodriguez ha rilevato alcune asimmetrie nel 566. “Un comma – ha spiegato – che deve essere interpretato soprattutto per garantire il diritto alla salute dei cittadini”. Ha poi focalizzato l’attenzione sulla parola cura, che nel 566, compare in aggiunta al termine terapia. Nel comma si fonda il concetto di cura intesa come care (e non come cure) nei confronti della persona. Una tesi rivoluzionaria che ridefinisce nuove responsabilità e che aprirà un’altra stagione nel contenzioso giudiziario, in particolare verso i medici chiamati al to care nei confronti dei pazienti. “Le responsabilità – ha puntualizzato – non sono più solo individuali, ma anche di equipe. Una novità assoluta in un testo di legge che solleva, per le evidenti approssimazioni lessicali, un importante interrogativo: siamo di fronte ad un nuovo strumento normativo o ad un’occulta abrogazione dei profili professionali?”.

Per Rodriguez il comma 566 può essere letto anche in altro modo: come il tentativo di ridefinire nuovi profili sanitari professionali e di promuovere tra questi una diversa interazione. Al momento, però, regna il caos interpretativo. In conclusione Rodriguez ha affermato: “Non avevamo bisogno del comma 566”.
 
La discussione è poi proseguita con la tavola rotonda sui rapporti tra medici e professioni sanitarie. “Le categorie del mondo sanitario – ha affermato Daniela Volpato, Segretaria Nazionale Cisl Fp - dovrebbero sia rivendicare il fallimento del modello di filiera specialistica verso l’alto che organizzare il cambiamento nelle relazioni tra le diverse figure professionali”.

Chiarissima la posizione del Cimo che, attraverso il presidente nazionale Riccardo Cassi che ha chiesto l’abrogazione del 566. Per Carlo Palermo, Vicesegretario Nazionale Anaao “il comma è come un atto politico che tenta di rivedere al ribasso le competenze di tutti i profili professionali.
Per il Presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze, Antonio Panti “è necessario fermare la macchina legislativa affinché gli ordini professionali possano decidere insieme come debba svilupparsi il servizio diagnostico-assistenziale”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Presidente del Collegio Infermieri di Firenze, Danilo Massai secondo cui “il comma 566 è un tentativo di dare forza di legge primaria all'accordo già approvato dal ministero salute. In questo comma si possono leggere opportunità e criticità compito della Cabina di Regia dare il giusto senso legislativo alla co-evoluzione delle professioni”. “Abbiamo già tanta normativa da riempire di contenuti professionali e responsabilità – ha sottolineato Massai - urge lavorare sulle competenze trasversali a tutte le professioni partendo dalle esperienze lavorative comparate con le necessità del sistema e dei bisogni delle persone, per dare concretezza e qualità al lavoro di equipe. Specializzazioni? Sicuramente gli infermieri sono evoluti, è l'ora che il loro ruolo professionale sia evidente e valorizzato”.

“Il comma 566 -  ha evidenziato Antonella Cinotti, Consigliera del Comitato centrale della Federazione Ostetriche - non è necessario perché le ostetriche sono pienamente consapevoli delle loro competenze”.

Per il segretario nazionale del Nursind Andrea Bottega “la discussione deve ripartire dal lavoro e non dalle leggi. Il dibattito sull’evoluzione delle professionalità delle figure sanitarie non può prescindere dalla cornice contrattuale”.

Secondo Maria Vittoria Gobbo, Segretario Nazionale Uil Fpl “il 566 avrebbe dovuto fornire una copertura di legge ad un accordo sulle competenze avanzate. La difficile lettura del comma stesso lo rende però confuso e potenzialmente pericoloso”.

Il Coordinatore Nazionale per le Professioni Sanitarie Cgil Fp, Gianluca Mezzadri ha poi “espresso perplessità sulla presunta revisione dei profili professionali prevista dal comma 566. Una modifica che non ha a che fare solo con le competenze delle figure sanitarie, ma anche con i servizi ai cittadini”.

Hanno chiuso la tavola rotonda gli interventi di Leonardo Capaccioli, rappresentante dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica, di Roberto Marcovich dell’Associazione Italiana Fisioterapisti. Per Capaccioli il comma 566 “nel definire le competenze, dovrebbe delineare anche gli ambiti normativo-contrattuali di riconoscimento delle stesse”.

Marcovich ha infine evidenziato come “la discussione in atto dovrebbe avere come fine ultimo una migliore qualità nell’erogazione dei servizi. In un momento di confusione generale iniziative come quella di Firenze sono utili per cercare di capire cosa stia bollendo in pentola”.
 
Nuria Biuzzi
Redazione IPASVI Firenze

14 marzo 2015
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