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Consiglio nazionale Fnomceo. Chersevani convince. E passa mozione Calcagni: “Modifica Comma 566 e una legge per garantire leadership medica nelle équipe multiprofessionali”

Primo intervento in Consiglio Nazionale per la neopresidente, che ottiene ampi consensi bipartisan su una relazione focalizzata sui più scottanti nnodi professionali: revisione comma 566, formazione, Antitrust. Successo anche per la mozione di Anna Maria Calcagni approvata all’unanimità. Rimandato invece al prossimo Consiglio nazionale l'esame della proposta di legge D'Incecco sull'atto medico

30 MAG - Roberta Chersevani parla per la prima volta da presidente nel Consiglio Nazionale Fnomceo. E fa un intervento da radiologa: asciutto, chiaro, riassunto in slide che pongono alla discussione i temi centrali per la professione medica.
 
Affronta i luoghi comuni (“Con la sanità che ci ritroviamo è meglio non ammalarsi”), i problemi della formazione (9mila laureati all’anno e solo 6mila posti per la formazione post-laurea, tra specialità e Medicina Generale), il nodo del comma 566 (sul quale ha inviato una lettera aperta alla ministra Lorenzin), il problema dell’obbligo assicurativo (per il quale la Fnomceo ha avviato una gara per garantire copertura ai neolaureati e sta studiando la possibilità di assicurare tutti gli iscritti).
 
Ovviamente la neopresidente non tralascia la questione “atto medico”, ricordando il suo lavoro in merito come presidente della Commissione Deontologica  che ha messo a punto il testo del Codice varato nel 2014. In coda, come necessario, l’indicazione per le strutture operative della Fnomceo: nelle Aree strategiche confermati Cosimo Nume (Comunicazione), Nicolino D’Autilia (Esteri), Roberto Stella (Formazione); confermati anche gli Osservatori, rivolti ai Giovani e alla professione al femminile, e le Commissioni (medicina di genere, medicine non convenzionali, salute e ambiente, rapporti con le professioni sanitarie). A queste strutture si affiancheranno tavoli di lavoro dedicati a temi sensibili, composti da 4-6 persone e con una durata massima di sei mesi.

 
La zampata finale dell’intervento di Chersevani è centrata sul “burrone di cristallo”, una immagine elaborata dalle ricercatrici dell’Università di Exeter: se il “tetto di cristallo” è quello sbarramento invisibile che impedisce alle donne di accedere ai ruoli di vertice, il “burrone di cristallo” è invece la situazione frequente nella quale le donne vengono chiamate a ruoli dirigenziali in situazioni molto critiche, in posizioni di leadership rischiose o precarie. I prossimi mesi ci diranno se la presidente riuscirà a non cadere nel burrone.
 
Intanto, nel Consiglio nazionale di oggi, Chersevani ha sfoggiato un tandem al femminile vincente. Dopo di lei, infatti, è intervenuta Annamaria Calcagni, presidente Omceo di Macerata, che ha proposto all’assemblea un ordine del giorno molto apprezzato e votato poi all’unanimità. Al centro del documento, che sarà pubblicato nei prossimi giorni completato dagli emendamenti votati dal Consiglio nazionale, la modifica del comma 566 e la richiesta di un atto legislativo “che riconosca al medico, all’interno delle équipe multi professionali nel rispetto dell’autonomia e responsabilità di ciascuna professione sanitaria, un ruolo di leadership multifunzionale”. Una definizione del ruolo medico in termini organizzativi, insomma, che è comunque cosa diversa ma non contrapposta alla definizione di "atto medico".
 
Sia la relazione di Chersevani che l’odg di Calcagni hanno riscosso apprezzamenti da gran parte degli interventi successivi, fino all’approvazione all’unanimità del documento Calcagni, che sarà disponibile nella sua versione definitiva nei prossimi giorni, integrato con alcuni emendamenti votati dall'assemblea.
 
Parte della discussione, quindi, slitta alla prossima convocazione del Consiglio nazionale Fnomceo, fissata per il 3 e 4 luglio. All’ordine del giorno ci sarà l’approvazione del Bilancio consuntivo 2014 e poi, con sessioni dedicate, tre temi urgenti: la questione dell’atto medico e la posizione da tenere nei confronti della proposta di legge D’Incecco (discussione richiesta con un documento, presentato già nel convegno di Brindisi, firmato da una quarantina di presidenti), il problema della sperimentazione animale e quello dell’autoattestazione dei lavoratori nei primi tre giorni di malattia.
 
Eva Antoniotti

30 maggio 2015
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