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Comma 566 addio? Le nuove competenze professionali troveranno soluzione nel contratto

La possibile soluzione dell'impasse anticipata oggi in un convegno agli Ifo di Roma da Saverio Proia: "Il contratto costituisce uno snodo decisivo a prescindere dall’evoluzione e dall’esito del dibattitto sul Comma 566". "La sentenza della Corte Costituzionale ci ha consegnato un’occasione irripetibile e ineludibile, cioè quella di valorizzare le competenze nella loro sede naturale: la contrattazione".

28 OTT - Il Comma 566 della scorsa Legge di Stabilità 2015, che prevede nuove e più avanzate competenze per le professioni sanitarie, è ancora oggetto di contese spesso roventi. Tuttavia negli ultimi dodici mesi lo scenario di riferimento ha registrato importanti mutamenti, a partire dalla sentenza della Corte Costituzionale che lo scorso giugno ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti nella Pubblica Amministrazione. I giudici hanno inoltre specificato che sarà compito del legislatore imprimere un nuovo impulso ai rinnovi, chiamando così in causa le circa 700mila pesone afferenti al Ssn tra dipendenti e convenzionati.
 
E del fatto che il punto di svolta per la definizione di nuove competenze risieda quindi nel contratto ne è convinto Saverio Proia del Ministero della Salute, che sottolinea come il contratto "costituisce uno snodo decisivo a prescindere dall’evoluzione e dall’esito del dibattitto sul Comma 566". Questo ragionamento ha costituito il perno della discussione durante il convegno ‘Competenze avanzate delle professioni sanitarie: quali opportunità nell’organizzazione del lavoro in sanità?”, promosso a Roma dagli Ifo con il patrocinio della Regione Lazio e del Ministero della Salute.


“E’ in corso una radicale modifica dell’organizzazione del lavoro che non ha eguali in sanità – ha avvertito Proia –. Ciò deriva anche dal fatto che siamo passati dalla pletora medica tipica degli Anni ’80 al blocco del turn over dei giorni nostri. All’interno di questo quadro si inseriscono le quasi 30 professioni che devono abbandonare una condizione passiva per diventare coprotagoniste del cambiamento in atto”. Un nuovo approccio che può consentire un notevole salto di qualità ai medici stessi “che liberatisi di alcune mansioni potranno dedicarsi a questioni più specifiche. In sostanza l’intento dei Comma 566 non era sottrarre competenze ai medici, bensì tutelare quelle più complesse e specialistiche”. La sentenza della Corte Costituzionale “ci ha però consegnato un’occasione irripetibile e ineludibile, cioè quella di valorizzare le competenze nella loro sede naturale: la contrattazione”.

Un cambio di marcia è infatti necessario, “alla luce di un sistema sempre più caratterizzato da una dilagante demotivazione professionale – ha osservato Flori Degrassi, Direttore dell'Area Salute e Integrazione Socio Sanitaria della Regione Lazio – Probabilmente siamo passati da una fase di accesa conflittualità alla stagione della rassegnazione. A monte di tutto ciò risiede il rapporto sempre più squilibrato tra numero degli operatori e dei pazienti”. Per invertire il trend “e per ricomporre in modo funzionale il puzzle dell’assistenza serve però l’apporto di tutte le pedine, cercando in tutti i modi di sanare lo scontro tra professionisti clinici e sanitari che per esempio nel Lazio è stato molto acceso. Soltanto un cambio dei profili organizzativi può garantire sopravvivenza e miglioramento del sistema con le attuali risorse. Ed è proprio su questa scia che, nonostante le forti resistenze, in Regione ho lanciato il Dipartimento delle Professioni Sanitarie”.

Il rischio però è che ciascuna categoria si impunti a esclusiva tutela del proprio perimetro. “Ciò è avvenuto nel Lazio – ha sottolineato Rodolfo Lena, Presidente della Commissione Politiche Sociali e Salute in Regione – Bisogna invece capire che è passato uno tsunami che ha rivoluzionato tutto. Il sistema precedente ha infatti mostrato di non funzionare e va cambiato con il contributo di tutti gli attori”. Una migliore efficienza complessiva è però ottenibile soltanto percorrendo una strada ben precisa. “E’ fondamentale responsabilizzare le professioni sanitarie, facendole uscire dall’angolo in cui sono state relegate per anni e restituendo loro dignità. Questo può avvenire nell’ambito di un tavolo di concertazione che garantisca il rispetto dei ruoli e delle competenze”. Nel complesso quella riguardante il personale è la partita cruciale. “I numeri sono impressionanti, negli ultimi 7 anni sono uscite dal comparto sanitario regionale quasi 7mila persone e ne sono entrate 1500. Si riparta dalla stabilizzazione di chi ha vinto un concorso per essere inserito a tempo indeterminato e oggi invece lavora a tempo determinato”.

Un esempio di riferimento potrebbe trovarsi nell’accordo che ha permesso di formulare il documento di indirizzo per l’identificazione delle competenze dell’Area radiologica. Un percorso che ha raccolto la condivisione del medico specialista, dello specialista in fisica sanitaria e del tecnico sanitario di radiologia medica. “Si tratta di un’ottima stagione che ha caratterizzato un’effettiva valorizzazione delle professionalità – ha ricordato Alessandro Beux, Presidente della Federazione Nazionale Tsrm – Abbiamo messo in capo modalità realmente condivise, partendo da un presupposto essenziale: porre al centro percorsi formativi che qualificassero pienamente le competenze. La formazione è e deve essere il fulcro”.
L’accordo tuttavia non è ancora operativo. “Adesso spetta alla parte politica catalizzare questa condivisione – ha spiegato Roberto Grassi (Sirm) – I due documenti che dovrebbero dare il via all’intesa giacciono da due anni al Ministero; e ora siamo in attesa che si sblocchi la questione relativa al Comma 566. Insomma, emerge sempre qualche intoppo mentre abbiamo raggiunto un traguardo che auspico di tagliare anche alle altre professioni”. La svolta si concretizza “collocando i percorsi formativi al centro del sistema, normando i processi e valorizzando in toto uno strumento legislativo come il Master. E’ l’unica soluzione possibile in un contesto monopolizzato dall’erosione delle risorse”

Sulla stessa lunghezza d’onda Tiziana Rossetto, Vicepresidente del Conaps. “Le tre parole chiave del nuovo scenario devono essere: formazione, responsabilità e autonomia. E’ poi fondamentale che la categoria dei medici renda individuabili i soggetti con i quali costruire il confronto. Anche perché, tenendosi sempre alla larga da pericolosi steccati, è arrivato il momento di organizzare percorsi specialistici per le professioni sanitarie. Autonomia professionale significa, infatti, costruire interdipendenze all’insegna della multiprofessionalità”.
Una nota critica per la categoria medica giunge proprio dall’interno. “Spesso abbiamo mostrato troppa autoreferenzialità – ha riconosciuto Giovanni Belloni, presidente della Fnomceo di Pavia – Esiste poi un divario generazionale: i più giovani sono abituati a lavorare a stretto contatto e in modo proficuo con il personale infermieristico, per i più anziani la situazione è diametralmente opposta. L’importante è mantenere chiara la distinzione di funzioni e competenze: ai medici spettano diagnosi e terapia, mentre negli ospedali l’assistenza deve sempre essere affidata al personale infermieristico. Per garantire l’equilibrio bisogna sempre individuare con precisione chi detiene quali responsabilità”.
 
Gennaro Barbieri
 


28 ottobre 2015
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