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Medici sempre più sotto attacco. Ma una via d’uscita c’è

I medici devono ripartire dalla loro specificità che è quella di essere i soli in grado di formulare una diagnosi clinica corretta e prescrivere una terapia adeguata; ma i medici , anche in virtù del comma 566, hanno oggi anche un’altra responsabilità che forse ieri non avevano e che è quella della presa in carico del paziente

23 DIC - Nel rimarcare con la schiettezza che le è propria lo stato di crescente marginalità dei medici, la senatrice Annalisa Silvestro ha omesso, forse per garbo istituzionale, di ringraziare chi ha largamente contribuito a tal risultato.
 
Parlo ovviamente dei vertici della Fnomceo degli ultimi anni e del suo ex presidente, ora senatore anche’egli, Amedeo Bianco,  che con  Silvestro condivide l’arduo compito di difendere, purtroppo con identico risultato,  la altrettanta evidente marginalità del nostro Ssn , sempre più giù nelle classifiche,  non di regime,  sulle performance dei vari  servizi sanitari.
 
E a tal proposito basta vedere l’ultimo Euro Health Consumer Index 2014, che ci colloca al 21° posto (uno in meno rispetto all’anno passato fra la Slovacchia e l'Irlanda) tra i peggiori servizi sanitari dei 36 paesi annualmente monitorati.

 
Ritornando alla questione sollevata, senza malcelata soddisfazione, dalla senatrice Silvestro è indubbio che i medici vivono una condizione di marginalità che si esprime sia dal punto di vista delle loro prerogative professionali e sia dalla loro capacità di svolgere un ruolo manageriale.
 
Comincio da quest’ultimo aspetto per ricordare che assieme al fallimento del modello aziendalistico di gestione delle aziende sanitarie e aziende ospedaliere,  altrettanto insussistente è stata la capacità dei medici di svolgere una funzione manageriale sia nei dipartimenti che ai vertici delle aziende loro affidate. I dipartimenti sono infatti delle mere  “espressioni verbali”  che quasi nulla determinano nella maggior parte delle aziende sanitarie e per quanto riguarda le aziende affidate a  medici nominati direttori generali   basta osservare cosa è avvenuto al San Camillo di Roma.
 
In questo ospedale,  che rimane uno  dei  più grandi ospedali europei,  i diversi medici succedutisi  ai vertici della struttura non hanno segnato alcuna differenza in termini di risultati ottenuti,  rispetto agli altri Direttori generali non medici. A significare che nella gestione il tipo di laurea conseguito non è garanzia di risultato.
 
In Italia dunque, a differenza di quanto avvenuto negli USA dove i medici hanno riaffermato la loro dominanza grazie al ruolo gestionale, l’avere voluto espandere le competenze su  questo settore non ha portato alcun vantaggio reale alla categoria.
 
Per quanto riguarda l’aspetto più propriamente professionale (competenze e attività esclusive) la vicenda del comma 556 è la dimostrazione evidente di come la politica (Governo e Parlamento)  abbiano  ridimensionato il ruolo dei medici.
 
Nel campo istituzionale è passato il concetto che un laureato in scienze infermieristiche che studia per tre anni, dedicando un terzo del suo impegno al tirocinio pratico,  abbia un livello di preparazione solo di poco inferiore rispetto a un altro laureato,  il medico,  che per potere operare nel Ssn deve invece studiare per 10 anni (corso di laurea e specializzazione) dopo avere affrontato un esame di abilitazione alla professione.
 
Continuando la metafora dell’orchestra su cui si è esercitata la fantasia del Comitato centrale dell’Ipasvi per redarguire la lettera che la Presidente della Fnomceo Roberta Chersevani ha indirizzato al Ministro Lorenzin è come pretendere che un diplomato in solfeggio (con il vecchio corso dei studi) possa fare il direttore di orchestra per il semplice fatto di avere dimostrato di sapere leggere il setticlavio.
 
Per fare il direttore d’orchestra, il comitato centrale sopra citato dovrebbe saperlo,   occorre ben altro; non solo si deve essere diplomati, oggi laureati, in strumento (in genere pianoforte o violino)  ma si deve avere conseguito anche il diploma di specializzazione in direzione di orchestra.  Un percorso di studi, come si vede,  esattamente sovrapponibile a quello dei medici.
 
Ho più volte sostenuto che ogni professione cerca di massimizzare le proprie utilità erodendo gli spazi delle professioni contigue e cercando di difendere quanto più possibile le proprie anche nei confronti dei propri fratelli minori. E’ quello che avvenne nel passato, quando si barrò il passo agli infermieri generici non ritenuti degni di essere equiparati ai laureati. E di quella battaglia corporativa fu certamente protagonista la senatrice Silvestro che si batté  affinché la sanatoria non avesse luogo.
 
E questo era più che naturale essendo i collegi, come del resto gli Ordini, delle strutture corporative per loro definizione
. Meno comprensibile è che una battaglia di parte venga condotta da chi siede negli scranni del Senato e   dovrebbe invece  avere una visione più generale e meno legata alle proprie origini. Ma questa è una opinione personale che non ha alcun possibilità di essere generalizzata.
 
Del tutto incomprensibile è invece la cautela che la Fnomceo ha fino a poco avuto in merito a tale questione; un eccesso di bizantinismo, di presunzione di invincibilità e di doroteismo ci ha portato a questa condizione in cui basta una telefonata per fare tornare indietro un  Ministro della Salute.
 
Non so se questo sia avvenuto ma di sicuro l’On. Lorenzin  ha dimostrato di non essere all’altezza del suo ruolo. Bene ha fatto la presidente Chersevani a testimoniare il suo profondo disappunto; male farebbe a credere che con i vertici dell’Ipasvi  possa essere raggiunta una intesa perché è del tutto evidente che al di là della gerarchia formale c’è un'altra gerarchia sostanziale che continua ad esercitare la propria leadership indiscussa. E di questa leadership non sembra essere titolare la Presidente dell’Ipasvi attualmente in carica.
 
I medici sono marginali ma non è detto che debbano restarlo anche per il futuro
. Manca un progetto professionale e anche questo è stato impietosamente ricordato dalla senatrice Silvestro,  ma la senatrice sbaglia di grosso a ritenere che di tale progetto messianico siano portatori  gli infermieri che invece cercano di valorizzare solo il proprio ruolo.
 
I medici devono ripartire dalla loro specificità che è quella di essere i soli in grado di formulare una diagnosi clinica corretta e prescrivere una terapia adeguata; ma i medici , anche in virtù del comma 566, hanno oggi anche un’altra responsabilità che forse ieri non avevano e che è quella della presa in carico del paziente,  essendo oggi responsabili anche della cura; un genere di attività che va ben oltre le consuete attività e che li rende ancora di più protagonisti dell’intero percorso assistenziale.
 
Da qui bisogna ripartire per rilanciare un’idea di professione che è mancata in questo lungo periodo di sonno in cui i medici sono stati costretti dai vertici della Fnomceo.
 
Roberto Polillo

23 dicembre 2015
© Riproduzione riservata


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