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26 GIUGNO 2016
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Personale Ssn. Ecco perché sarebbe un errore non avviare subito la Cabina di regia

Non si comprende la motivazione per la quale si lasci sfuggire quest’occasione storica di compartecipazione alle scelte di programmazione sanitaria, al suo monitoraggio e verifica. Uno strumento per il confronto permanente unitario e partecipato sugli ambiti di sviluppo professionale, organizzativo e formativo

03 GEN - E’ in corso un confronto, diciamo vivace, tra le rappresentanze professionali e sindacali dei medici con quelle  infermieri e delle altre professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione nonché della professione di ostetrica sulle relazioni funzionali tra queste due aree.
 
Polemiche a parte, il dibattito in corso  mi pare che dimentichi il fatto importantissimo per il quale su questa vexata quaestio la Conferenza Stato Regioni si è solennemente espressa il 13 novembre 2014 approvando l’Accordo ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, tra il Governo le Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano, recante istituzione di una Cabina di  regia per il coordinamento nazionale sulla regolazione della vita professionale ed organizzativa degli operatori del sistema sanitario, che, come testimoniano i verbali degli incontri svoltisi al Ministero della Salute, è stato scritto nella sua proposta, parola per parola da tutti i sindacati rappresentativi del personale dipendente e convenzionato.
 
Cito gli aspetti più rilevanti di tale Accordo; in particolare si è sancito i presupposti sui quali si sarebbe dovuta svolgere l’attività della cabina di regia, che quindi avrebbe dovuto vincolare i soggetti interessati, ad iniziare dallo Stato e dalle Regioni:

 
a) il processo di innovazione nell’organizzazione del lavoro in sanità si realizza in modo plurale, anche con il concorso di più professioni che attuano, in autonomia, responsabilità e competenza, la salvaguardia della salute dei cittadini;
 
b) il ruolo e le responsabilità diagnostiche e terapeutiche, sono in capo ai medicianche per favorirne l’evoluzione professionale a livello organizzativo e ordinamentale;
 
c) gli infermieri e le  altre professioni sanitarie, nell’ambito delle responsabilità già delineate dagli specifici profili professionali di riferimento, sono garanti del processo assistenziale, ed è per questo che è necessaria e non più rinviabile l’evoluzione professionale verso le competenze avanzate e di tipo specialistico;
 
d) i medici, i veterinari, i dirigenti sanitari, gli infermieri e gli altri professionisti della salute riconoscono i relativi e specifici campi di intervento, autonomia e responsabilitàanche alla luce della costante evoluzione scientifica e tecnologica, e concorrono a garantire unitarietà dei percorsi di cura e di assistenzaattraverso l’integrazione multi professionale degli obiettivi, nei sistemi complessi per obiettivi, e attraverso criteri di verifica e di valutazione degli esiti e dei risultati;
 
e) i profili professionali della dirigenza sanitaria(biologi, chimici, fisici, farmacisti, psicologi), ferme restando le specifiche competenze professionali previste dai rispettivi ordinamenti legislativi vigenti, concorrono in maniera rilevante all'effettuazione e sviluppo dei percorsi di diagnosi cura e assistenza in ambito sanitario e contribuiscono all'integrazione professionale nei sistemi complessi in ambitomultiprofessionaleanche alla luce della costante evoluzione tecnico scientifica;
 
f) medici, infermieri e gli altri professionisti della salute riconoscono e convengono che, ferme restando le responsabilità gestionali, la responsabilità professionalesulle decisioni e gli atti compiuti nell'ambito dei processi di cui sono garanti è personale e posta in capo a colui che tali decisioni e atti ha assunto e compiuto anche nell'esercizio di competenze avanzate o di tipo specialistico. 
 
Sono concetti precisi e condivisibili con una visione unitaria ed unificante  degli attori protagonisti nell’organizzazione del lavoro in sanità che, se assunti nuovamente come condivisi, possono essere le basi per attivare o meglio riattivare  il confronto ed il dialogo tra le professioni mediche e sanitarie e le loro rappresentanze con la parte pubblica; la loro assunzione corretta ed in buonafede farebbe cadere immediatamente gran parte delle tensioni e dei conflitti interprofessionali anche nei confronti delle proposte di Accordo Stato Regioni sulle competenze avanzate e specialistiche oggi degli infermieri e dei tecnici sanitari di radiologia medica e domani si spera delle altre professioni sanitarie in fila ordinata da tempo.
 
Lo stesso dibattito sul mitico comma 566 assumerebbe per ognuno dei schieramenti in campo una diversa angolazione con una visione più laica della questione con l’augurabile smantellamento dei rispettivi “cavalli di frisia” sulle proprie rispettive trincee nelle quali da troppo tempo si sono collocati, facendo prevalere la novità più rilevante e discontinua contenuta in questo comma è cioè che lo si attuerebbe solo e soltantocon la concertazionetra le rappresentanze professionali, scientifiche e sindacali delle professioni mediche e sanitarie interessate.
 
Colgo l’occasione per ricordare il mandato della cabina di regia, così come deciso dalla Conferenza Stato Regioni :
 
1. L’art.22 del Patto per la Salute 2014/2016tra Governo e Regioni,  che al fine di garantire la nuova organizzazione dei servizi sanitari regionali, con particolare riferimento alla riorganizzazione delle rete ospedaliera, ai servizi territoriali e le relative forme di integrazione, alla promozione della salute e alla presa in carico della cronicità e delle non autosufficienze e di garantire un collegamento alla più ampia riforma della Pubblica Amministrazione, afferma la necessità di valorizzare le risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale e di favorire l'integrazione multidisciplinare delle professioni sanitarie e i processi di riorganizzazione dei servizi;
 
2. Il Servizio sanitario nazionale ha natura di sistema sanitario universale e solidalee che la promozione, il consolidamento e il potenziamento dello stesso necessitano di una innovata responsabilizzazione e protagonismo delle istituzioni, delle rappresentanze istituzionali, sindacali e professionali di tutti gli operatori del sistema, nella fase di monitoraggio e realizzazione degli obiettivi di salute;
 
3. I processi di modifica previsti dal nuovo Patto per la Salute e l'avvio dell'applicazione dei costi standard, hanno bisogno di attuarsi con la comprensione, la condivisione ed il coinvolgimento di tutti i protagonisti, in primis i professionisti sanitari, che dovranno quotidianamente monitorarli e verificarne gli effetti;
 
4. Il ruolo centrale, nelle prestazioni rese ai cittadini, è rappresentato dalle competenze delle professioni mediche e veterinarie, delle professioni sanitarie e della dirigenza sanitaria, e di oltre 30 profili professionali laureati, tutti caratterizzati da specifici ambiti di autonomia;
 
5. Il primato della prevenzionenel processo di attuazione del diritto alla salute, il cui potenziale innovativo è ancora da sviluppare appieno nella promozione degli stili di vita ed in una più incisiva politica ambientale;
 
6. Il sistema stesso deve avviare una profonda modifica dell’organizzazione del lavoro, in particolare in alcuni ambiti settoriali e territoriali, che sia funzionale ai bisogni di salute della collettività, all’evoluzione scientifica, tecnologica e che valorizzi l'accrescimento professionale e formativo di tutto il personale, anche per portare a sistema le "buone pratiche e le nuove sperimentazioni" già condivise e consolidate in alcuni territori del Paese.
 
7. La necessità di definire i criteri per gli standards assistenziali per medici ed infermieri nonché per le altre professioni e profili del personale del SSN  adottati dal Ministero della salute, dalle Regioni e dalle Aziende Sanitarie con la partecipazione delle Organizzazioni sindacali;
 
8. Nell’attuale contesto della crisi finanziaria che ha investito il SSN, ed in generale lo stato sociale del nostro Paese, occorre utilizzare, con modalità virtuose, le risorse necessarie, riorientando la spesa e investendo nei processi di innovazione organizzativa e di evoluzione professionale, con una visione unitaria del sistema salute e che il ruolo e la partecipazione degli operatori del SSN è fondamentale, non solo nei classici luoghi di rappresentanza settoriale, ma anche nelle fasi della riorganizzazione dei servizi per la  realizzazione di nuove metodologie organizzative sia a livello nazionale, sia a livello locale;
 
Con questo mandato il Ministro delle salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, con l’assenso di tutti gli altri Ministeri interessati, nel condividere le considerazioni e le finalità  sopra evidenziate, hanno convenuto e ritenuto, in quest’ottica, istituire una "cabina di regia" permanente di livello nazionale, che veda la presenza delle rappresentanze istituzionali, sindacali e professionali di tutti gli operatori del sistema, che funga da coordinamento per la promozione e diffusione di buone pratiche e nel contempo realizzi un costante monitoraggio e adeguata verifica dei risultati attesi.
 
Certo si è caricata questa “cabina di regia” di impegni ed obiettivi elevati e di largo respiro ma è un’occasione storica che renderebbe “il lavoro” co-protagonista insieme ai Ministeri della Salute, dell’Economia, della Funzione Pubblica, dell’Università e del Lavoro nonché delle Regioni, le Province autonome e le rappresentanze istituzionali delle professioni mediche e sanitarie, che, ricordo, sono enti pubblici ausiliari dello Stato,  nello spirito integrale in questo comparto degli articoli 1  e 32 della Costituzione Repubblicana.
 
Per questa motivazione è difficile comprendere perché ci siano ancora resistenze da parte di alcune rappresentanze sindacali mediche ad esprimere i  componenti in tale organismo istituzionale permanente presso il Ministero della Salute.
 
Se, come ho letto in molte dichiarazioni illustri su questo Quotidiano,  il problema sia che questo organismo sembri essere pletorico (anche se il termine giusto dovrebbe essere numeroso, in quanto riflette il pluralismo dei soggetti istituzionali e sindacali che intervengono nel comparto sanità…questa è la democrazia…), questo limite oggettivo  potrebbe essere risolto da un’oculata ingegneria istituzionale che possa prevedere un’articolazione della stessa “cabina di regia” con un suo esecutivo snello ma rappresentativo ed un’assemblea generale che garantisca la presenza di tutti i componenti nonché un’ulteriore articolazione in sezioni permanenti su telematiche specifiche e gruppi di lavoro a termine.
 
Non si comprende la motivazione per la quale si lasci sfuggire quest’occasione storica di compartecipazione alle scelte di programmazione sanitaria, al suo monitoraggio e verifica,che non si sostituisce ad alcun confronto istituzionalmente e contrattualmente previsto, bensì è uno strumento per il confronto permanente unitario e partecipato sugli ambiti di sviluppo professionale, organizzativo e formativo collegati alle innovazioni introdotte da norme legislative, contrattuali, e da specifiche intese.
A maggior ragione questo è maggiormente incomprensibile ricordando che come recita l’Accordo Stato Regioni del 15 novembre 2014:  “La cabina di regia avvierà un confronto permanente anche sui contenuti del Patto per la Salute, nell’ambito del quale monitorare e verificare la revisione dei modelli organizzativi, sia ospedalieri che territoriali, valutando le sperimentazioni in corso e promuovendo le buone pratiche”
 
E’ una sfida che, a mio giudizio,  sarebbe opportuno, invece, che venga raccolta e fatta propria da tutti i soggetti interessati ad iniziare dalle rappresentanze sindacali.
 
Saverio Proia

03 gennaio 2016
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