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Legge Gelli. Approvato da Accredia lo schema di conformità per il profilo di responsabile del rischio clinico proposto da Insh

I requisiti formativi, esperienziali e il tipo di esame che dovrà essere sostenuto da chi è interessato alla certificazione, sono stati definiti da un gruppo di esperti dell'talian Network for Safety in Healthcare (Insh) e quindi presentati ad Accredia, l’organismo italiano che si occupa di accreditamento, per essere valutati. Una novità importante in quanto il responsabile della gestione del rischio diviene il primo professionista del Ssn a potersi certificare in base a un disciplinare "accreditato"

01 APR - Il responsabile del coordinamento delle attività di gestione del rischio sanitario, stabilito dalla legge 24/2017 (sicurezza delle cure e responsabilità professionale), si potrà certificare in base a un disciplinare realizzato dall’Italian Network for Safety in Healthcare, l’associazione italiana che si occupa di sicurezza delle cure, collegata a ISQua, l’associazione internazionale per la qualità in sanità. 
 
I requisiti formativi, esperienziali e il tipo di esame che dovrà essere sostenuto da chi è interessato alla certificazione, sono stati definiti da un gruppo di esperti di INSH e quindi presentati ad ACCREDIA, l’organismo italiano che si occupa di accreditamento, per essere valutati.
 
Recentemente ACCREDIA ha approvato lo schema di conformità e dato quindi il via al processo di certificazione, che sarà portato avanti in Italia per adesso da RINA, l’organismo italiano più importante nell’ambito della certificazione che, dal 1861, si occupa di verificare la qualità e sicurezza dei processi e delle professioni, inizialmente in ambito navale ma anche in tanti altri settori, compresa la sanità.

 
Si tratta di una novità importante nel panorama nazionale in quanto, il responsabile della gestione del rischio diviene il primo professionista del servizio sanitario, che opera con un ruolo stabilito da leggi nazionali, a potersi certificare in base a un disciplinare approvato da ACCREDIA.
 
Se ne è discusso in un convegno alla presenza dei vertici delle maggiori istituzioni sanitarie, assicurative e della certificazione in cui, il presidente di INSH, Riccardo Tartaglia, ha presentato lo schema di conformità per la certificazione professionale del coordinatore delle attività di gestione del rischio clinico. 

Tra i tanti meriti della legge 24/2017 è opportuno ricordare l’aver stabilito una maggiore trasparenza e informazione sui dati relativi alla qualità e sicurezza delle cure. La certificazione professionale servirà ad aumentare la trasparenza anche sulle competenze di alcune figure professionali cruciali del sistema.
E’ un ulteriore passo in avanti importante considerando che buona parte degli italiani, quando deve decidere da chi farsi curare, si affida ai consigli degli amici, non disponendo di elementi di valutazione oggettivi e affidabili.
 
Ma per quale motivo è importante la certificazione professionale? Sono diverse le ragioni che hanno portato INSH a presentare ad ACCREDIA un disciplinare sulla figura del responsabile del rischio sanitario.
 
La certificazione professionale si pone essenzialmente tre obbiettivi:
• il primo è precisare quanto stabilito dall’art. 16 della legge 24, che non entra nel merito, ad eccezione dello specialista in igiene e in medicina legale, del tipo di formazione ed esperienza necessarie per svolgere tale attività;
• il secondo è qualificare e valorizzare una figura professionale relativamente nuova nel contesto sanitario nazionale definendone le conoscenze e competenze che deve possedere, basandosi su quanto stabilito dai curricula messi a punto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità;
• il terzo è dare garanzie al sistema assicurativo e ai general manager che questa funzione, molto importante ai fini del controllo e contenimento del rischio, è valutata e verificata da un organismo terzo in base alle sue capacità professionali e di aggiornamento.
 
In altri paesi, Stati Uniti in primis, la certificazione professionale dei responsabili della sicurezza delle cure, com’è stato detto nella relazione del Centro GRC, è già iniziata da tempo e oggi i professionisti certificati dall’Institute for Healthcare Improvement sono oltre duemila. In Italia si certificherà la figura del coordinatore per le attività di gestione del rischio sanitario che nel caso dei laureati in medicina potrà chiamarsi Clinical Risk Manager, nel caso di altre lauree magistrali presenti nel servizio sanitario sarà invece chiamato Safety&Quality Manager.
 
Trattandosi di una certificazione volontaria, qualsiasi professionista dipendente del servizio sanitario nazionale e con adeguata formazione ed esperienza, nominato da un direttore generale, può svolgere questa attività. La certificazione professionale che è rilasciata in questo ruolo, a seguito di un esame scritto e orale e di specifici titoli formativi ed esperienziali e rinnovata ogni tre anni, potrà essere d’interesse per gli operatori sanitari.
 
Il convegno del 1 aprile u.s tenutosi a Roma alla presenza di Federico Gelli, 'padre' della legge 24/2017, di Walter Ricciardi, dei vertici del MdS, ISS, AGENAS, ACCREDIA, ANIA, FISM, CONFORMA, FEDERSANITA’, FIASO e dei maggiori esperti nazionali della materia, rappresenta quindi un evento storico rispetto allo sviluppo della certificazione professionale in sanità. Si tratterà di capire adesso se le aspettative e attese, come avvenuto in altri paesi, saranno confermate anche in Italia. Si è trattato comunque di un evento di grande interesse e dobbiamo anche per questo ringraziare per l’organizzazione la Fondazione Italia in salute, ASSITECA e HSI.
 
Federico Gelli, presidente Fondazione Italia in salute: “Il primo risultato della legge è stato quello di innalzare il livello della conoscenza e della formazione in merito al tema della sicurezza delle cure e della qualità dell’assistenza”.

Walter Ricciardi, past president ISS: “Iniziative come questo convegno, sono importanti per dare un’accelerazione all’implementazione della Legge Gelli. L’Italia ha grandi capacità di reazione, ma, a volte, tempi di risposta un po’ lenti”.

Filippo Trifiletti, direttore generale ACCREDIA: “È la prima procedura di accreditamento per le professioni sanitarie. Il certificato è spendibile ovunque, non solo in tutta Europa ma in tutti i paesi firmatari (USA, Cina, ecc.)”.

Maurizio Hazan, Health Security Management, “È questo il tempo per un cambio di approccio, da quello velatamente accusatorio della ‘responsabilità sanitaria’ a quello etico solidale e partecipativo della ‘sanità responsabile’ ”.
 
Entro pochi giorni lo schema di certificazione sarà pubblicato sul sito del Italian Network for Safety in Health Care e di RINA, l’organismo di certificazione italiano più importante nell’ambito della certificazione che, dal 1861, si occupa di verificare la qualità e sicurezza dei processi e delle professioni, inizialmente in ambito navale ma adesso in tanti altri i settori, comprese la sanità.
 
Giulia Dagliana e Michela Tanzini
Centro Gestione Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente - Regione Toscana
WHO Collaborating Centre 


01 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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