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Troppi precari negli Irccs. Il caso dell’Istituto tumori di Roma

23 MAR - Gentile Direttore,
gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico costituiscono una peculiarità del Servizio Sanitario Nazionale ed una espressione di eccellenza in campo di ricerca medica. Da sempre questi Enti svolgono un ruolo essenziale nella cosiddetta ricerca traslazionale: essi effettuano una ricerca clinica che deve trovare necessariamente sbocco in applicazioni terapeutiche negli ospedali.
 
La loro attività ha per oggetto aree di ricerca ben definite sia che abbiano ricevuto il riconoscimento per una singola materia (Irccs monotematici) sia che l’abbiano ricevuto per più aree biomediche integrate (Irccs politematici) ed in tal senso si configurano come una peculiarità del nostro Paese in campo di assistenza.
 
Pertanto gli Irccs, svolgendo un ruolo essenziale a livello nazionale, dovrebbero caratterizzarsi in termini di forte stabilità e solidità anche per le risorse strutturali, organizzative, tecnologiche, ma soprattutto del personale addetto all’assistenza ed alla ricerca.
 
La realtà italiana è invece ben diversa in quanto al sotto finanziamento si associa una consistente presenza di personale precario all’interno del Ssn.

 
Gli Irccs vedono infatti presenti un consistente numero di precari con rapporti in prevalenza atipici (co.co.co. e partite Iva) sia nell’area dell’assistenza, che nell’area della ricerca.
 
Per la maggior parte di questi Enti la numerosità dei precari della ricerca è del tutto prevalente rispetto al totale degli addetti al settore, sino alla situazione di alcuni Enti che in pratica non hanno una dotazione organica stabile dell’area della ricerca e ciò è evidentemente un handicap inaccettabile.
 
Un caso peculiare nello scenario di questi Enti è quello dell’Istituto Tumori (IFO) di Roma, dove tra precari atipici medici e della ricerca, si superano le duecento unità.
 
E’ del tutto evidente come, anche nel caso degli Irccs, come per gli Ospedali e per le Aziende Sanitarie, vadano ricercate tutte le soluzioni per affrontare in termini concreti il problema a partire dalla applicazione delle disposizioni connesse sia al Dpcm 6 marzo 2015, che alle successive deroghe allo stesso Dpcm previste dalla recente Legge di Stabilità.
 
Infatti, tra le soluzioni urgenti, l’Anaao Assomed sta chiedendo con forza la piena applicazione delle norme della Legge di Stabilità, che aprono i concorsi riservati ai precari atipici, con la proroga dei contratti atipici oltre che dei tempi determinati nelle more dell'espletamento delle stesse procedure, la valorizzazione maggiore, nel punteggio, dell’anzianità di servizio conseguita dal personale precario, la trasformazione dei rapporti atipici in contratti a tempo determinato, previa una esatta ricognizione del personale precario in servizio con una precisa revisione (o ricalcolo) delle dotazioni organiche anche in relazione alla corretta erogazione dei Lea che lo stesso personale garantisce, al fine di non incorrere in una sottostima dei posti eventualmente messi al bando nelle future procedure concorsuali.
 
In questa direzione si stanno muovendo alcune regioni, come il caso recente dell’Umbria che ha già indetto un concorso ai sensi del Dpcm 6 marzo 2015, mentre nelle altre Regioni si stanno aprendo scenari di confronto serrati in cui l’Anaao Assomed sta svolgendo un ruolo concreto.
 
Resta però evidente la non sufficienza delle azioni concretamente realizzabili, a quadro normativo invariato, e la necessità di richiedere al Governo di definire norme definitivamente efficaci per risolvere il problema del precariato proprio a partire dagli Enti preposti all’assistenza ed alla ricerca nel Ssn.
 
Eleonora Albanese
Esecutivo Nazionale Anaao Assomed

23 marzo 2016
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