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Quando ci decideremo ad abolire il termine “medico di base”?

31 LUG - Gentile direttore,
la settimana scorsa ho assistito ad alcune sedute di laurea in medicina della mia università durante le quali i laureandi hanno esposto i risultati dei loro lavori. Alcune tesi di laurea facevano riferimento alla medicina generale e ai medici di medicina generale (MMG). Nessuno dei candidati ha inserito nella presentazione la locuzione “medico di base”.
 
Il motivo è semplice: parlare di “medico di base” in sede universitaria espone il candidato ad una pessima figura con i membri della commissione  perché questa terminologia, così come la classificazione di diabete del bambino e dell’adulto, è desueta e non è consona all’ambiente accademico.
 
Tale puntuale aggiornamento sembra non essere una priorità della mia ASL di residenza dove su una elegante porta in castagno campeggia la scritta “Ufficio medicina di base – i medici di base possono ritirare i loro ricettari dalle ore 9 alle ore 12”.
 
La vena amarcord coinvolge anche giornalisti e  organi di stampa che alternano il termine “medico di base” a “medico generico” e che, se potessero, parlerebbero anche di “medico della mutua” o “medico condotto”.

La terminologia utilizzata si ripercuote a cascata sulla percezione della professione da parte di cittadini e studenti di medicina che continuano a considerare la medicina di famiglia come una seconda o terza scelta.
 
La questione non è una mera diatriba terminologica ma è spia del fatto che  ben pochi, anche addetti ai lavori e professionisti sanitari, conoscono l'attuale ruolo del medico di medicina generale in Europa.
E’ per questo motivo che si continua a confondere il medico di medicina generale/di famiglia con il medico di base  e si continua a credere che i due termini possano essere sinonimi.
 
Come sempre accade le parole hanno un peso e riflettono nel fruitore una percezione che, nel caso del medico di medicina generale, risulta distorta.
Fino all’introduzione negli anni ’90 del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale il medico di base era una figura priva di formazione post laurea. Il medico era “di base” sia perché era il primo approccio al sistema sanitario ma anche perché si presupponeva avesse delle competenze “di base” cioè acquisite durante i primi 6 anni di università. Era quindi un medico con delle conoscenze basilari, privo di competenze specifiche.
 
Chi conosce la medicina territoriale sa che da allora il mondo è cambiato e che l’attuale medico di famiglia è diverso per formazione, competenze e finalità dal vecchio medico di base.
Attualmente il medico privo di formazione post laurea è il “medico generico”, diverso dal medico di medicina generale che al contrario del primo possiede una formazione post laurea specialistica e specifica.
 
Oggi  la medicina generale/di famiglia è considerata una specialità medica e i medici di medicina generale/di famiglia sono inquadrati come specialisti. La definizione mondiale della medicina generale/di famiglia (WONCA 2011) recita infatti che “I medici di medicina generale/medici di famiglia sono medici specialisti formati ai principi della disciplina”
Nel mondo i medici di famiglia sono considerati giustamente specialisti perché lavorano in un setting, quello territoriale e sociale, diverso dai medici internisti con finalità e obiettivi completamente diversi dai medici ospedalieri.
 
Oggi la specialità della medicina generale/di famiglia ha dunque delle sue peculiarità, dei suoi obiettivi, delle sue competenze e anche delle finalità di studio scientifico dedicate.
Tra gli obiettivi specifici della medicina di famiglia si riconoscono la prevenzione e la medicina di iniziativa, la gestione delle cronicità, la cura di patologie acute che non richiedono ricovero ospedaliero, la terapia del dolore di primo livello, l’attività medico-legale e in ultimo anche la didattica e la formazione dei medici specializzandi in medicina generale.  Inoltre l’ecografia generalista e la diagnostica strumentale di primo livello sono ormai requisiti essenziali per il moderno medico di medicina generale.
 
In Italia la questione è  resa  complicata dal fatto che la formazione  post laurea in medicina generale non è di competenza delle università come per le altre specializzazioni bensì delle regioni e degli ordini dei medici locali.
La motivazione di tale anacronistica differenziazione risiede sia nella storica diffidenza della medicina di famiglia nei confronti dell’università (con il suo tipico orientamento formativo ospedalo-centrico) sia nel problema delle equipollenze delle specialità mediche che aumenterebbe la concorrenza sul territorio.
 
Oggi infatti per fare il medico di medicina generale è richiesto come titolo esclusivo il diploma di formazione specifico in medicina generale che risulta quindi un analogo del diploma di specializzazione. La professione è di fatto “blindata” rispetto alle altre specialità mediche ed è questa la vera motivazione delle resistenze ai tentativi di riforma della formazione post laurea in medicina generale.
 
Come abbiamo visto la normativa Italiana sulla formazione post laurea è bizzarra ma ciò non toglie che la medicina opera in un contesto internazionale dove i medici di famiglia sono considerati specialisti e la “Family medicine” una specialità.
 
Vista la situazione attuale in Europa (interessante lo studio ENPAM sulla formazione post laurea nel nostro continente) non mi spiego come mai in Italia si continui ancora a parlare di “medici di medicina generale e specialisti” come se i primi non fossero  tali.
Come mai, nel contesto della liberalizzazione dei titoli in UE,  un medico di famiglia è specialista se opera in Germania o in Spagna e non è specialista se opera in Italia?
 
In Italia il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale prevede, come per le altre specialità mediche, attività teorico-pratica specialistica ospedaliera e territoriale e affiancamento finale ad un MMG. Per quale motivo non dovrebbe avere dignità specialistica?
Perché in Italia il medico internista è considerato specialista e il medico di medicina generale no?
 
La risposta dipende dall’intestazione presente sul diploma di specialità. L’internista ha l’intestazione dell’università, il medico di medicina generale ha invece l’intestazione della regione o dell’ordine dei medici.
Di fatto abbiamo demandato la percezione e la qualifica di una professione ad un timbro presente su una pergamena.
 
In attesa della  riforma della formazione post laurea in medicina generale che riporti l’Italia nella normalità  europea cominciamo con ridare dignità alla professione di medico di famiglia abolendo il termine “medico di base” e correggendo chi tra giornalisti, professionisti e studenti continua ad utilizzarlo.
 
Se proprio vogliamo continuare ad usare il termine “medico di base” consiglio di tornare alla teoria dei 4 umori di Ippocrate di Coo per spiegare l’insorgenza delle malattie. Perché la coerenza viene prima di tutto.  
 
Roberto Bellacicco
Neolaureato in medicina e chirurgia

31 luglio 2018
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