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Fisiatria. 60 anni per la Simfer e 40 anni per il Ssn: proposte e aspettative per il futuro

04 DIC - Gentile direttore,
a Torino, nel dicembre di sessant’ anni fa, veniva fondata la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER). Appena pochi mesi prima era nato il Ministero della Sanità, e  solo vent’anni dopo sarebbe nato il Servizio Sanitario Nazionale. Nell’Italia del 1958, la speranza media di vita  alla nascita per gli uomini era inferiore a 64 anni; gli esiti di poliomielite erano ancora uno dei problemi più rilevanti su  cui era impegnata la riabilitazione, così come lo erano le conseguenze disabilitanti di altre malattie infettive, mentre non si prevedeva nemmeno lontanamente l’impatto epocale che l’invecchiamento della popolazione e le malattie croniche avrebbero avuto sui sistemi sanitari e, in particolare, sul fabbisogno in termini di assistenza riabilitativa.
 
In questi  sessant’anni, la SIMFER è continuamente cresciuta sul piano culturale e scientifico, divenendo oggi una  delle più importanti Società medico scientifiche del settore a livello internazionale, grazie all’impegno degli oltre duemila medici specialisti che ne fanno parte. Proprio per riflettere sullo sviluppo della Fisiatria Italiana, nel contesto dei grandi progressi internazionali in campo medico e dei tanti profondi mutamenti che si sono verificati nel nostro paese in campo sociale e sanitario, la SIMFER ha organizzato un Convegno in collaborazione con FAIP (Federazione Associazioni Italiane Paratetraplegici) e CDP (Consulta per le Persone in Difficoltà – Onlus).

 
L’evento si è tenuto proprio a Torino, il 3 dicembre, in  significativa concomitanza con la Giornata Mondiale delle Persone con Disabilità, a testimoniare l’impegno di SIMFER a fianco di tutti coloro  che soffrono di limitazioni dell’autonomia per malattie o traumi di ogni genere.
 
Il convegno, dal titolo “Sessant’anni per la cure delle Persone con Disabilità”, è stato un’importante occasione per delineare le prospettive future della Medicina Fisica e Riabilitativa in Italia e nel mondo,  e per ricordare  l’impegno della SIMFER in diversi settori, in cui si pone come autorevole interlocutore nei confronti delle istituzioni, dei pazienti, delle loro famiglie, degli altri professionisti e della comunità in generale.
 
La crescente importanza della riabilitazione nei sistemi sanitari è ben riconosciuta a livello internazionale; la “Convenzione ONU sui Diritti delle  Persone con Disabilità” del 2006, sottoscritta dall’Italia nel 2009, richiama gli Stati membri a favorire lo sviluppo dei servizi riabilitativi;  l’OMS, nel  “Global Disability Action Plan 2014-21”, indica che essi sono uno strumento essenziale per contrastare le conseguenze funzionali delle patologie e migliorare il livello di partecipazione sociale delle persone con disabilità. Sempre l’OMS, nel programma “Rehabilitation 2030: a call for action” definisce la riabilitazione come “priorità del 21° secolo” per i sistemi sanitari di tutto il  mondo.
 
Nel nostro paese, l’assistenza riabilitativa è da tempo stabilmente inserita nel sistema sanitario, grazie alle caratteristiche di universalità del nostro SSN; la SIMFER vuole confermare la validità di questo modello, nato 40 anni fa, e ribadire la necessità di tutelarlo di fronte a tutto ciò che può minacciarne la sopravvivenza. Ricorda che favorire il recupero  di autonomia delle persone con disabilità, transitoria o permanente,  comporta non solo benefici in termini di salute, ma  anche un recupero di risorse per il sistema sanitario e di welfare, riducendo la necessità di supporto ed assistenza nel lungo periodo.
 
Su alcuni punti specifici la SIMFER  ha voluto sollecitare ancora una volta l’attenzione del politico e del programmatore, perchè l’attuale particolare delicata contingenza socio economica non porti a trascurare alcune azioni indispensabili per  mantenere una qualità adeguata dell’assistenza riabilitativa:
- L’ampliamento  e la maggiore omogeneizzazione a livello nazionale del livello complessivo di copertura offerto dai servizi riabilitativi. Esiste tuttora un’area importante di inappropriatezza “per difetto”, dovuta all’incompleta risposta a certi tipi di bisogno, e – elemento forse di ancor maggior criticità -  alla disomogenea distribuzione dei servizi nelle diverse regioni o addirittura nell’ambito della medesima regione. A solo titolo di esempio, la quota di persone colpite da ictus che accedono ai servizi riabilitativi  nel nostro paese è tuttora complessivamente inferiore ai livelli ritenuti adeguati; altri settori in cui si riscontrano livelli insufficienti di copertura sono quelli della riabilitazione territoriale, in molte diverse condizioni del bambino, dell’adulto e dell’anziano, e degli interventi riabilitativi per le persone con storia di tumore.
 
- L’adozione effettiva in tutto il paese di modelli organizzativi in rete integrata dei servizi riabilitativi, basati sul modello dipartimentale,  già indicato nel Piano di Indirizzo sulla riabilitazione del 2011, cui concorrano tutte le componenti dell’offerta sanitaria e sociosanitaria locale, sia pubblica che privata, Questi modelli sono già adottati in diverse aree del paese, e sono efficaci per favorire equità di accesso  alle cure,  evitando carenze ma anche inutili ridondanze o inappropriatezza dei servizi. Il loro ruolo è descritto anche in un recente documento, in via di definizione da parte del Ministero della Salute, in cui si indica la necessità di adottare formalmente un Piano Locale per l’Assistenza Riabilitativa a garanzia della continuità di cura.
 
- L’applicazione di quanto previsto dal decreto 12 gennaio 2017 sui Livelli Essenziali di Assistenza, con particolare riferimento alla  concreta attuazione dei principi di continuità assistenziale riabilitativa previsti nell’art 44, ed al ruolo  che viene in esso riconosciuto al medico specialista in riabilitazione nella definizione dei percorsi di cura e nello sviluppo del Progetto Riabilitativo Individuale, all’assistenza protesica e  al settore ambulatoriale.
Contemporaneamente,  un impegno reale ad applicare  le modalità dinamiche di adeguamento dei LEA previste dalle normative, per renderli in grado di adeguarsi in modo flessibile e tempestivo ai mutamenti dei bisogni.
 
- Il sostegno ed il potenziamento dell’offerta formativa nel settore della Medicina Riabilitativa, non solo per l’accesso alla formazione del medico specialista in fisiatria (nei prossimi anni è previsto un aggravamento della già sensibile carenza di queste figure), ma anche nel settore della formazione medica di base, della medicina generale e  di altre specialità , in cui questa materia è spesso del tutto assente.
 
- L’impellente necessità di una revisione dei sistemi di raccolta dati sull’assistenza riabilitativa che alimentano i flussi informativi nazionali.  Le modalità attuali, infatti, non sono in grado di descrivere adeguatamente le caratteristiche dei pazienti presi in carico,  le  attività svolte e gli esiti. Inoltre, essendo organizzati per distinti settori  prestazionali, non possono valutare la dimensione della continuità assistenziale, elemento cruciale di qualità in ambito riabilitativo. Da tempo la SIMFER ha sottolineato questi problemi, proponendo ad esempio, lo sviluppo di una scheda di dimissione  specifica per la riabilitazione ospedaliera (la cosiddetta SDO-r). Le recenti proposte di modifica sviluppate a livello ministeriale rappresentano un primo tentativo di rendere più omogenei i criteri di codifica, ma sono ancora del tutto insufficienti a fornire una corretta descrizione della complessità e del fabbisogno riabilitativo, e quindi a favorire l’appropriatezza e l’equità delle cure.
 
- Il sostegno alla ricerca nel settore riabilitativo ed agli investimenti in tecnologie innovative, che  possono ampliare l’offerta dei servizi,  senza incrementi (o addirittura con  recupero) di altre risorse, nonché dare impulso alle molte realtà produttive di alta qualificazione presenti nel nostro paese.
 
Prof. Pietro Fiore
Presidente SIMFER

04 dicembre 2018
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