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Medici e pazienti, serve una nuova alleanza

21 GEN - Gentile Direttore,
mentre le notizie riguardanti la violenza sui sanitari si fanno via via più numerose, la questione passa dal codice giallo a quello rosso. Non siamo un Paese in guerra e i medici non possono rischiare la vita nell’esercizio del loro lavoro, un lavoro da sempre identificato come “professione d’aiuto” fatta appunto per aiutare chi ha bisogno di cure.
 
In un simile contesto potremmo essere portati a pensare che non abbiamo più tempo per riflettere con calma, per “raccontarcela”, occorre agire.
 
Appaiono quindi sempre più necessarie  misure adeguate per punire chi aggredisce, per rafforzare le misure a tutela dei medici specie nell’urgenza-emergenza e per garantire sicurezza sul posto di lavoro.
 
Misure ovvie ma a nostro avviso non sufficienti per determinare una inversione di tendenza di questo fenomeno che appare molto complesso e articolato, lo scenario che ci sta di fronte difficilmente potrà cambiare con una legge che dovrebbe fungere da deterrente, anche se è giusto che chi usa violenza debba essere punito.

 
Quindi, data l’urgenza del momento, siamo convinti che accanto alle azioni di tutela dei sanitari e punitive dei violenti, non possa mancare la riflessione. Noi sappiamo bene che la filosofia si occupa da sempre di costruire le fondamenta e l’agire che le è proprio è quello dell’analisi e dell’approfondimento, per edificare su basi solide e tentando di commettere meno errori possibili.
 
Sulle cause molto si è già scritto molto su QS, e se troppo poco possiamo incidere  come medici  sulla gestione della sanità e dei suoi servizi , molto di più possiamo fare per innescare  un pensiero che metta in atto una trasformazione culturale, un nuovo modo di essere che rimodelli su nuove base il rapporto medico paziente  che da una parte faccia recuperare autorevolezza al medico e dall’altra   permetta al malato di esprimersi come soggetto in grado di autodeterminarsi.
 
Il recupero di autorevolezza della professione non è un problema secondario: “L’errore che fanno i medici è  di scorporare la violenza dal più grande problema della delegittimazione della loro professione. La violenza fa parte della “questione medica” non può essere vista come separata da essa.” (Cavicchi Qs 26.11.2018).
 
Sulla Questione medica la professione sta lavorando  ormai  da qualche anno, ma è evidente che siamo di fronte a dei cambiamenti profondi, radicali  e soprattutto rapidi  che facciamo fatica  a governare da soli come professione. Il problema è tale che chiede un coinvolgimento dell’intera società; non è strano infatti che gli stessi problemi di aggressività e violenza li vivano gli infermieri, gli altri operatori socio sanitari e gli insegnanti, tutte  categorie  dedite alle professioni d’aiuto.
 
A nostro avviso servirebbe un nuovo patto sociale, una nuova alleanza che aiuti a recuperare quel rapporto di fiducia indispensabile quando si lavora tra contraenti, specie quando una delle due parti gestisce un bene prezioso come la salute o l’educazione.
A Venezia nei nostri mercoledì filosofici, che sfoceranno in un seminario (31 gennaio), stiamo riflettendo sulla necessità di fondare una nuova alleanza esistenziale, un patto di “responsabilità con/divisa integrale” (locuzione proposta dal prof. Tarca).
 
Un patto di “responsabilità con/divisa” perché deve coinvolgere ed essere divisa tra  medico e paziente, operatore sanitario- assistito,  insegnante - alunno (genitore);  integrale perché deve riguardare  la vita o meglio l’esistenza dell’uomo nella sua integralità, e che ha a che fare  con un recupero urgente di eticità che ci permetta di vivere insieme in modo responsabile e civile sulla base di valori fondanti e condivisi. E sulla base di questa prospettiva ci rendiamo conto di avere davanti una impresa davvero notevole, una sorta di rivoluzione ontologica, una nuova modalità di essere nel mondo di partecipare al civile consesso umano.
 
Nel momento conclusivo dei mercoledì filosofici, il seminario del 31 gennaio, proporremo ai partecipanti di esprimersi in questo senso e di offrirci la loro prospettiva in vista della stesura di un breve documento capace di fare da volano al cambiamento che auspichiamo.
 
Ecco che l’alleanza esistenziale e/o il patto di responsabilità con/divisa, posti all’attenzione opportuna, avrebbero un senso pieno: io, medico, sono qui per te e con te e tu, paziente (esigente) sei qui per me e con me, insieme siamo destinati a non superare tutti i limiti, ma a vincere molte battaglie.
 
Insieme possiamo comprenderci, acquietare le furie (quelle proprie e quelle indotte – magari riconoscendole!) fare delle nostre forze e delle nostre debolezze le leve necessarie per tornare a guardarci negli occhi non più come avversari (se non addirittura nemici!) ma come sodali impegnati nella reciproca valorizzazione.
 
Ornella Mancin 
Presidente Fondazione Ars Medica
 
Tiziana Mattiazzi 
LAI ( Libera Associazione d’Idee)

21 gennaio 2020
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