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(F)act checking: il caso del Piano Sociosanitario delle Marche

07 FEB - Gentile Direttore,
è sempre più sentita l’esigenza in sanità di smentire, smitizzare o ridimensionare le notizie prive di fondamento o comunque con elementi fortemente discutibili. Questa esigenza di una informazione corretta riguarda anche le scelte di politica sanitaria regionale (act cheking). Qui, infatti, il rischio della disinformazione è molto alto perché esiste una enorme asimmetria informativa tra chi la gestisce (assessorato e uffici tecnici di supporto) e chi la “subisce” e cioè cittadini, operatori e forze sociali.
 
Manca in questo ambito la stessa ricchezza di osservatori e osservatorii tecnici che c’è sui “medical facts”, dove qualunque affermazione è sottoposta al vaglio di ricercatori, esperti e società scientifiche.
 
E quindi che si parli di vaccini, di omeopatia o di nuove cure per il cancro qualunque bufala o “esagerazione” trova tanti possibili verificatori. In tema di politica sanitaria è la Regione che decide se e come rendere disponibili i dati sullo stato dei servizi o sull’andamento dei vari processi di riorganizzazione. E se questi dati non vengono resi disponibili, come avviene appunto nelle Marche, il livello di informazione degli stakeholder impedisce di esercitare una verifica sulle scelte fatte e non fatte.

 
Un esempio significativo degli effetti di questa asimmetria informativa viene offerto dal Piano Sociosanitario Regionale approvato lo scorso 4 febbraio. Questo Piano è disponibile online nella versione rivista dalla Commissione Consiliare  Competente che in Aula è rimasta sostanzialmente invariata.
 
Vediamo adesso come è stata commentata la sua approvazione dal Governatore con delega alla sanità attraverso  un Comunicato stampa della Regione ripreso anche da Quotidiano Sanità.
 
Questo è un estratto: “È stato fatto un lavoro di grande partecipazione, con due anni di gestazione condivisa che hanno coinvolto il territorio. È stata la dimostrazione che, con gli strumenti di partecipazione, si cambia il livello di programmazione, perché la parte da privilegiare è la sanità territoriale, in quanto quella per acuti ha già i suoi percorsi ben delineati. Quella delle Marche, è una delle migliori sanità italiane, che vive problemi comuni alle altre sanità regionali …”.
 
Ci sono quattro affermazioni che sottoporrò rapidamente ad un (f)act checking: grande partecipazione, privilegio della parte territoriale, percorsi per acuti ben delineati, sanità marchigiana tra le migliori.
 
Per quanto riguarda la grande partecipazione questa sarebbe testimoniata dal numero elevato di incontri e audizioni. Molto diverso invece il parere espresso dai due organismi indipendenti del Consiglio delle Autonomie Locali (CAL) e del Consiglio Regionale della Economia e del Lavoro (CREL), e cioè i due organismi istituzionalmente deputati  ad esprimere un parere sul piano.
 
Ecco il contenuto di questi due pareri. Il CAL si esprime in modo sintetico: “In relazione all'atto in oggetto, che pur articolato ha un carattere generico e poco discusso, non ravvisando elementi di merito emendabili si propone di esprimere parere favorevole”.
 
Il CREL, che ricomprende tra gli altri anche i sindacati, fa una analisi articolata che si conclude così: “Per le considerazioni di cui sopra si propone la non espressione di parere sull'atto in oggetto.” Altro che grande partecipazione e gestazione condivisa. Per quanto riguarda il privilegio assegnato dal Piano al territorio, questo privilegio si esprime ad una lettura del Piano (l’act checking) attraverso un numero maggiore di pagine, ma non attraverso un trasferimento di risorse di cui non si parla mai in termini di quando e come dovrebbe avvenire.
 
E questo ci porta ai percorsi per acuti che sarebbero ben delineati, visto che le risorse che mancano nel territorio sono impegnate lì. Ben delineati lo sono talmente poco che il Piano rimanda a “dopo” (e quindi alla prossima giunta che si insedierà tra pochi mesi dopo le elezioni regionali) tutto il ridisegno della rete ospedaliera in applicazione del DM 70/2015. E arriviamo alla sanità marchigiana definita tra le migliori. Un po’ di fact checking adesso: con i dati della griglia LEA nel 2015 le Marche erano al settimo posto e nel 2018 sono passate al nono. La attuale Giunta si è insediata nel 2015.
 
Come si vede l’enfasi sul Piano Sociosanitario delle Marche a guardare bene i dati e gli atti è largamente priva di fondamento. La riflessione di sistema che andrebbe fatta è: come può essere rimossa o limitata quella asimmetria informativa che consente affermazioni così autoreferenziali agli organi di governo regionali? Se questa asimmetria nelle Marche non ci fosse stata probabilmente non avremmo avuto questo (non)Piano. E meno che mai un comunicato stampa di quel tenore.
 
Claudio Maffei
Coordinatore scientifico di Chronic-on

07 febbraio 2020
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