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5G, facciamo chiarezza

07 MAG - Gentile Direttore,
per prima cosa, pur non essendomi chiaro per quale motivo Gentilini et al. ritengono che il primo argomento di cui parlare subito dopo avere fatto il mio nome siano i conflitti di interesse, e anche se potrei limitarmi anch’io come i suddetti Autori a dichiarare di non avere conflitti di interesse senza fornire alcun elemento a supporto, dichiaro di essere un dipendente dell’Istituto Superiore di Sanità, dal quale ricevo il mio stipendio, e di non ricevere finanziamenti di nessun tipo da aziende connesse alla telefonia cellulare (tutti fatti verificabili), e pertanto credo di poter affermare anch’io di non avere conflitti di interesse.
 
Ma tralasciando questa questione, non marginale ma che proprio per questo andrebbe affrontata in modo più serio che non affidandosi ad autodichiarazioni che lasciano il tempo che trovano, verrei alle questioni che più mi premono.
 
Gentilini et al. criticano l’affermazione secondo cui col 5G ci sarà una “conseguente riduzione dei livelli ambientali di campo elettromagnetico cui possono essere esposte le persone”. In realtà questa mia frase non si riferiva specificamente al 5G, ma in più in generale alla tendenza delle tecnologie di telefonia mobile, anche precedenti il 5G, di installare sempre più antenne con conseguenti diminuzioni delle potenze emesse e quindi dei livelli ambientali di campo elettromagnetico.

 
Più avanti chiarivo anche che “le potenze di emissione saranno sempre più basse e così il contributo ai livelli di esposizione che in ogni caso dovranno rispettare i limiti precauzionali fissati dalla normativa nazionale”. Il riferimento al rispetto della normativa nazionale (“in ogni caso”) dovrebbe chiarire che le mie affermazioni non sono così assolutistiche come riportato. Parlo di “contributi” ai livelli di esposizione che ovviamente possono sommarsi ai contributi delle tecnologie precedenti finché queste coesisteranno con il 5G, e quindi non escludo che in alcune situazioni possono anche esserci degli aumenti dei livelli ambientali di campo elettromagnetico, ma sempre entro i limiti previsti dalla normativa vigente.
 
Viene quindi citata una presunta contraddizione tra quanto affermato da me e quanto riportato nel rapporto ISTISAN 19/11 (2), relativo alle evidenze scientifiche di cancerogenicità delle radiazioni a radiofrequenza (RF), nel capitolo dedicato al 5G. La contraddizione sarebbe essenzialmente con la frase “al momento, non è possibile formulare una previsione sui livelli di campo elettromagnetico ambientale dovuti allo sviluppo delle reti 5G”.
 
Gentilini et al., tuttavia, omettono le frasi successive: “se da un lato aumenteranno sul territorio i punti di emissione di segnali elettromagnetici, dall’altro questo aumento porterà a potenze medie degli impianti emittenti più basse. Una ulteriore riduzione dei livelli medi di campo sarà dovuta alla rapida variazione temporale dei segnali. Una valutazione adeguata dell’impatto di questa nuova tecnologia potrà essere effettuata solo a seguito di una conoscenza dettagliata delle caratteristiche tecniche degli impianti e della loro distribuzione sul territorio”. Non mi sembra molto diverso da quello che ho affermato io: pur non essendo possibile valutare con precisione quale sarà l’impatto del 5G sui livelli ambientali, tutto porta a pensare a diminuzioni delle potenze medie emesse e dei livelli medi di campo.
 
Gentilini et al. sottolineano, senza però approfondire troppo, che secondo il rapporto ISTISAN 19/11 è necessaria una revisione della normativa nazionale, proprio per via delle caratteristiche della tecnologia 5G. Ritengo necessario approfondire io: nel rapporto ISTISAN si spiega che grazie al beam-forming, cioè la capacità di indirizzare il fascio di radiazione non in tutte le direzioni ma solo dove serve (dove è presente un utilizzatore), i livelli di campo generati dalle antenne 5G saranno molto più variabili nello spazio e nel tempo di quanto lo erano quelli emessi dalle tecnologie precedenti, e per valutare correttamente l’esposizione delle persone sarà necessario considerare non solo i valori medi (su 6 minuti o su 24 ore come previsto attualmente dalla normativa italiana) ma anche i valori massimi raggiunti per brevi periodi di esposizione. Il problema sono quindi le esposizioni di breve durata, ed il problema scientifico che ne risulta è come proteggere la salute delle persone esposte dagli effetti termici (gli unici attualmente conosciuti) che potrebbero verificarsi per esposizioni di elevata intensità e di durata inferiore a 6 minuti.
 
Questo problema è stato affrontato dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni (ICNIRP), organismo scientifico indipendente formalmente riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (3), uno dei massimi riferimenti scientifici internazionali per quanto riguarda la protezione dalle radiazioni non ionizzanti nonostante la campagna denigratoria di cui è fatto oggetto da diversi anni relativa a presunti quanto infondati conflitti di interesse.
 
Il mio contributo originale pubblicato sul sito dell’ISS (1) introduceva la notizia della traduzione in italiano, effettuata da me e altri ricercatori italiani, delle FAQ relative alle nuove guida dell’ICNIRP per la protezione dai campi elettromagnetici a RF (4). In queste FAQ, sebbene nelle nuove linee guida dell’ICNIRP il termine 5G non compaia mai, la stessa ICNIRP tiene a precisare che, se come previsto i livelli di esposizione saranno approssimativamente simili a quelli dovuti alle tecnologie precedenti, il 5G non dovrebbe dare luogo a rischi per la salute.
 
Tuttavia, per il massimo della prudenza (prudenza che contraddistingue da sempre l’operato dell’ICNIRP, checché se ne dica) viene vivamente raccomandato che i governi nazionali recepiscano le nuove linee guida in modo che, in caso di sviluppi imprevisti della tecnologia 5G, la popolazione sia sempre protetta dagli effetti nocivi dei campi a RF, in particolare per le frequenze superiori a 6 GHz, comprese quelle onde millimetriche di cui parlano Gentilini et al. nel loro commento.
 
A proposito di normativa, Gentilini et al., citando alcune simulazioni condotte dalla Georgia Southern University (5), affermano che queste “lasciano prevedere che la rete sarà fuori legge in Italia”.
 
Tale previsione non appare giustificata in quanto:
1) in tali simulazioni, le esposizioni elevate sono state calcolate assumendo che le antenne siano “statiche”, tali cioè da indirizzare il fascio concentrato di radiazione sempre nella stessa direzione;
 
2) la normativa nazionale prevede limiti di esposizione che vanno mediati su 6 minuti;
 
3) i limiti di esposizione italiani da prendere in considerazione sono solo quelli per le frequenze superiori a 3 GHz (cioè 40 V/m) visto che le simulazioni si riferiscono alla frequenza 28 GHz. Tuttavia, anche ammesso che in via teorica siano prevedibili dei superamenti dei limiti di legge, nella realtà in casi simili le installazioni devono essere effettuate ridimensionando i parametri su cui si basano le simulazioni stesse in modo che la legge sia rispettata (come da prassi corrente per le autorizzazioni delle attuali installazioni di impianti radio-elettrici), per cui non si capisce quale allarme dovrebbe derivare secondo Gentilini et al. da tali simulazioni.
 
Secondo Gentilini et al., la mia affermazione che “è comunque prevedibile che, con la progressiva sostituzione delle tecnologie precedenti con quella 5G, le esposizioni complessive della popolazione diminuiranno ulteriormente rispetto a quanto sta già avvenendo” non trova riscontro, e per dimostrarlo viene citato un documento della Camera dei deputati relativo ad una comunicazione della Commissione Europea (“Il 5G per l’Europa: un piano d’azione”): “Il 5G non è concepito come una tecnologia sostitutiva del 4G, ma piuttosto come complementare e integrativa dello stesso con nuove potenzialità”, ma viene omesso il seguito “Ad oggi, si considera che l’uso del 4G continuerà per molti anni prima che il 5G prenda il sopravvento” da cui si desume che prima o poi (e io non ho fatto nessun tipo di predizione su quando questo avverrà) il 5G sarà la tecnologia prevalente (a meno che nel frattempo non si affermi il 6G!). Quando questo avverrà, questo era il senso del mio discorso, la rete caratterizzata da un’altissima densità di antenne genererà prevedibilmente esposizioni della popolazione più basse delle attuali, comprese le esposizioni degli utilizzatori di telefoni cellulari.
 
Non troverebbe riscontro neanche la mia affermazione secondo cui i meccanismi di interazione delle onde elettromagnetiche a radiofrequenza con il corpo umano sono ben compresi qualunque sia la frequenza, e quindi i limiti di esposizione internazionali, basati su questa comprensione dei meccanismi, consentono di prevenire totalmente gli effetti noti dei campi elettromagnetici anche alle frequenze utilizzate dal 5G. La critica che mi viene fatta in realtà è più generale e non limitata al 5G, in quanto mi viene obiettato che “gli effetti biologici delle radiofrequenze vanno ben oltre gli effetti termici, riconosciuti dalla Raccomandazione 1999/519/CE”, per cui se c’è un problema questo non è limitato al 5G e non si spiega perché le preoccupazioni dovrebbero concentrarsi in particolare su questa nuova tecnologia.
 
Ciò che ritengo importante precisare è che quando parliamo di campi elettromagnetici a RF non abbiamo a che fare con un agente misterioso del quale non sappiamo nulla. Al contrario sappiamo molto: come il campo elettromagnetico si “accoppia” con il nostro corpo in funzione della frequenza, come l’energia elettromagnetica viene assorbita e convertita in calore, come all’aumentare della frequenza l’assorbimento è sempre più superficiale (e questa conoscenza permette anche a Gentilini et al. di parlare di effetti delle onde millimetriche a livello locale della cute e degli occhi), e tutte queste conoscenze ci permettono di tutelare la nostra salute dagli effetti che conosciamo dei campi elettromagnetici.
 
Abbiamo invece molti dubbi sull’esistenza stessa e/o sulla rilevanza sanitaria di effetti biologici di altra natura, e nessuna indicazione che tali effetti siano particolarmente rilevanti proprio alle frequenze che saranno utilizzate per il 5G: al contrario, al momento non sono stati identificati ed accertati meccanismi biologici che facciano prevedere una dipendenza dalla frequenza di eventuali effetti biologici (a parte gli aspetti più propriamente fisici di accoppiamento con il corpo, cui accennavo prima, che effettivamente dipendono dalla frequenza).
 
Secondo Gentilini et al. “le evidenze scientifiche già disponibili sugli effetti biologici delle onde millimetriche, il cui impiego è previsto nell’ambito dell’infrastruttura 5G, […] depongono per la loro pericolosità”, tuttavia una recente rassegna degli studi sperimentali in vitro e in vivo sugli effetti dell’esposizione a campi a RF tra 6 e 100 GHz a livelli inferiori a quelli raccomandati dalle linee guida internazionali mostra che tali studi, la maggioranza dei quali effettivamente riporta degli effetti biologici, non forniscono chiare evidenze di effetti sanitari a causa sia di limiti metodologici di cui soffre la maggioranza di questi studi, sia dell’incoerenza dei risultati ottenuti (6).
 
L’ultima precisazione riguarda un mio presunto equivoco in materia di obblighi comunitari, perché farei riferimento, secondo Gentilini et al., alla Raccomandazione 1999/519/CE. Il senso di questa affermazione è per me incomprensibile visto che citavo anche “i più cautelativi limiti italiani”, e inoltre le mie non erano considerazioni legali, ma scientifiche, relative alla possibilità di effetti sulla salute a fronte del rispetto dei limiti, italiani o internazionali che siano.
 
Alessandro Polichetti
Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale, Istituto Superiore di Sanità

 
1. https://tinyurl.com/yc8ahxrm
2. Lagorio S, Anglesio L, d'Amore G, Marino C, Scarfì MR. Radiazione a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche. Rapporto ISTISAN 19/11. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2019:111. https://tinyurl.com/y7kycqka
3. https://www.who.int/peh-emf/project/int_org/en/
4. International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection (ICNIRP). Guidelines for Limiting Exposure to Electromagnetic Fields (100 kHz to 300 GHz). Health Phys. 2020;118(5):483-524. https://www.icnirp.org/cms/upload/publications/ICNIRPrfgdl2020.pdf
5. Nasim I, Kim S. Human Exposure to RF Fields in 5G Downlink. https://arxiv.org/pdf/1711.03683
6. Simkó M, Mattsson MO. 5G Wireless Communication and Health Effects-A Pragmatic Review Based on Available Studies Regarding 6 to 100 GHz. Int J Environ Res Public Health. 2019;16(18):3406.
 

07 maggio 2020
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