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Perché ho molto apprezzato la conferma dell’umile Speranza

di Claudio Maria Maffei

17 FEB - Gentile Direttore,
nel suo come sempre stimolante intervento Ivan Cavicchi ha motivato le sue perplessità sulla conferma del Ministro Speranza. Altri, prevedo, oggi con più autorevolezza di me diranno la loro “a favore” del Ministro. In attesa di questi interventi vorrei provare a dire la mia al riguardo.
 
Ritengo l’intervento di Ivan Cavicchi soprattutto uno stimolo alla riflessione su quali siano le caratteristiche di un buon Ministro della Salute. Ritenere che cambiarlo ora in piena pandemia non sarebbe stato un gran problema perché se cambi un governo puoi cambiare anche un Ministro mi sembra una posizione un po’ debole dato il drammatico contesto in cui  sarebbe dovuta avvenire questa sostituzione. Che non c’è in effetti stata come ampiamente prevedibile.
 
Ma è interessante ragionare sulle motivazioni alla base della valutazione critica di Cavicchi. Ho letto e riletto e mi pare che tutto sia riconducibile alla natura del Ministro Speranza, “ontologeneticamente” ritenuto inadatto a qualunque cambiamento pure oggi indispensabile nel sistema sanitario. Queste le parole usate “non ci pare il politico con in testa una “transizione” cioè con un pensiero di riforma in grado, alla luce della pandemia, di cambiare il sistema sanitario e le sue politiche.” Poco più avanti Cavicchi afferma che “tra noi due chi ha una idea di riforma, giusta o sbagliata che sia, sono io non lui. Ciò che Speranza nega è esattamente ciò che non ha. Ma ciò che non ha purtroppo è ciò che ci servirebbe.”

 
Immagino che Cavicchi abbia una conoscenza diretta del Ministro per fare una affermazione di questo tipo, visto anche che lo definisce molto informalmente “tondo” recuperando la distinzione di sua nonna (e di tanti altri) tra chi nasce tondo e chi nasce quadrato. E immagino che la sua posizione sia espressione di un movimento diffuso che non conosco (nella sua frase appena citata ricorre il “ci” due volte). Per quel che mi riguarda il fatto che il Ministro Speranza non abbia una “sua” idea di riforma a me pare in realtà un ottimo segno.
 
Mi viene buona qui una citazione che ogni tanto riprendo sulle caratteristiche  che dovrebbe avere oggi un leader. “Health care leaders: heroism is out, humility is in” è il titolo di un intervento di qualche anno fa del Presidente del prestigioso Institute for Healthcare Improvement sul blog dell’Istituto. Nei leader della sanità non serve eroismo ma umiltà. Sono assolutamente d’accordo su questo passaggio dell’intervento: “…, i leader debbono usare tutti gli strumenti che hanno a disposizione per farsi carico della complessità del sistema sanitario. Questo vuol dire coinvolgere tutta la nostra organizzazione – e tutta la nostra comunità – nel cercare risposta ai problemi sempre più grossi di salute e di assistenza sanitaria con cui abbiamo a che fare oggi. La nostra organizzazione non farà alcun progresso verso un miglioramento della salute della popolazione, verso passaggio dai volumi ai valori, o verso una maggiore equità senza un significativo contributo delle persone che sono dentro e fuori il nostro sistema sanitario. I leader debbono accettare che non sanno tutto, debbono essere capaci di chiedere aiuto e debbono coinvolgere gli altri nelle azioni che mettono in campo.Per fare questo un leader deve essere umile.”
 
E’ per questo che il fatto che l’ancora Ministro Speranza non abbia una “sua” idea di riforma mi pare un ottimo segno, anziché un elemento da utilizzare per sostituirlo con una figura che abbia la sua idea di transizione già strutturata. Non conosco personalmente il Ministro Speranza ma ne so abbastanza  per saperlo “omogeneo” ad un movimento, quello della “Associazione  Salute Diritto Fondamentale”, che certamente non gli perdonerebbe quella “improduttività della crescita della spesa sanitaria tanto sfacciata quanto insostenibile” che Cavicchi gli attribuisce. Movimento che non mi pare assolutamente “tondo” per usare la espressione di Cavicchi.
 
Insomma, molte scelte fatte dal Ministro Speranza non le ho condivise nemmeno io, ma non mi sembra  condannato e la nostra sanità con lui ad  una continuità sorda e ostile a qualunque processo transitivo quale quello avviato dal nuovo Governo Draghi. Apprezzo anzi il suo evidente spirito di servizio e il suo altrettanto stile “umile” che ritengo molto adatto a governare la transizione in sanità.
 
Claudio Maria Maffei
Coordinatore scientifico Chronic-on
 
 
 

17 febbraio 2021
© Riproduzione riservata


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