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I magistrati e il vaccino Covid

30 MAR - Gentile direttore,
l’aut-aut posto dai Magistrati (o ci vaccinate subito o non facciamo più processi) ieri, come le pressioni avanzate da altre categorie (giornalisti, accademici, politici, etc.) in altre occasioni, mostra con chiarezza che la priorità di accesso al vaccino rimanda a scelte etiche di vita e di morte esattamente analoghe a quelle circa la priorità di accesso alla Terapia Intensiva.
 
Ci sono, ovviamente, significative differenze sul piano psicologico, perché nel caso della Terapia Intensiva la situazione è molto pesante in quanto hai davanti un paziente singolo che ti parla e ti supplica, mentre nel caso del vaccino la situazione può essere più leggera, perché non hai di fronte nessuno in particolare e è aleatorio a chi toccherà la trista sorte anche se è certo che toccherà a un certo numero.
 
Dal punto di vista etico, però, la situazione è la stessa e, bisogna riconoscere una tragica e durissima realtà: come il “lasciar morire” per aver posticipato l’accesso alla Terapia Intensiva equivale a un “uccidere” perché cure adeguate l’avrebbero salvato (o potuto salvarlo), così è con il vaccino. L’equivalenza posta rimanda a un’analogia cruda ma esplicativa: la situazione della terapia intensiva è come un assalto all’arma bianca in cui vedi chi muore, mentre quella del vaccino è come sganciare una bomba in cui sai che tanti moriranno, ma non sai chi. In Italia, di fatto tra il 2 e il 28 marzo i morti di Covid sono stati 9.645, cioè 371 al giorno, ciascuno dei quali a turno può dire: “se fossi stato vaccinato prima io, non sarei morto”. Ecco perché, dal punto di vista etico, i problemi circa la priorità di accesso al vaccino sono gli stessi che si hanno con la priorità di accesso alla Terapia Intensiva.


Se è vero questo, come pare difficile negare, allora c’è da tornare a riflettere sulle Raccomandazioni Siaarti del 6 marzo 2020 che proponevano espliciti e trasparenti criteri di scelta per l’accesso alla Terapia Intensiva. Allora, tali proposte furono duramente censurate dicendo che il Codice di Deontologia Medica impone che tutti i pazienti fossero trattati e che la creazione di categorie di priorità fosse discriminatorio. Al di là dei ritardi tecnici derivati dalla scarsità di vaccino, ora è chiaro che la vaccinazione richiede comunque tempo e che è impossibile dare a tutti il vaccino nello stesso momento, per cui si deve dare un ordine di priorità: e quest’ordine comporta che nel frattempo alcuni moriranno e altri no, e che quelli colpiti possono dire che avrebbero potuto essere salvati se l’ordine di priorità fosse stato diverso.

Di qui due domande. In base a quale criterio è giusto creare categorie di persone da vaccinare per prime? Non è che quando si abbandona il singolo caso clinico si creano inevitabili discriminazioni? Come si concilia l’uguaglianza dei cittadini con la maggiore tutela della vita di chi appartiene a alcune categorie sociali assegnata in forza della priorità? A marzo 2020 si disse che la guida era il Codice di Deontologia Medica che impone l’uguale trattamento di ciascuno: che dice il CDM sul punto? Forse il problema è nuovo e non ci sono risposte predefinite, ma bisognerà pensarle per il futuro.

Seconda domanda: gli anestesisti Siaarti proposero l’età come criterio di esclusione dalla Terapia Intensiva perché i pazienti più anziani sarebbero comunque quasi certamente morti, togliendo per altro risorse preziose che per giustizia distributiva avrebbero offerto maggiori opportunità di vita complessiva a altri. Furono duramente criticati.
 
Ora che l’accesso al vaccino richiede l’individuazione di categorie di persone, mi chiedo se l’età non sia, tutto sommato, il criterio di scelta più vicino alle esigenze cliniche, dal momento che i più anziani sono anche i più vulnerabili alla morte e quindi quelli che vanno più tutelati. Questo criterio presenta alcune criticità che non è qui il caso di esaminare, ma complessivamente mi pare che esso sia il più adeguato anche perché, abbandonato quel criterio, ciascuna categoria di persone può vantare ragioni per essere prioritaria, e nel conflitto di tutti contro tutti la priorità finirà per essere assegnata alle categorie socialmente più forti. Insomma, in fondo la Siaarti non aveva poi visto così male…

Quelli avanzati sono dubbi e non certezze, domande per sollecitare l’approfondimento dei problemi e aprire prospettive, non per chiudere le questioni.

Maurizio Mori
Professore ordinario di filosofia morale e bioetica, Università di Torino
Presidente della Consulta di Bioetica Onlus
Presidente del Comitato Etico per la Ricerca, Politecnico di Torino


30 marzo 2021
© Riproduzione riservata


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