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Puglia. Liste d’attesa. Iniziato in Consiglio l’esame della pdl che mette “le catene” all’intramoenia. E la maggioranza di divide

La Proposta di legge Amati (Pd) prevede la sospensione dell’attività libero professionale intramuraria in caso di disallineamento di più di 5 giorni tra i tempi di attesa della prestazione istituzionale rispetto a quella erogata in Alpi. Sull’intramonia Amati e il governatore Emiliano avevano già espresso posizioni diverse, che ieri, in Consiglio, si sono riflesse sulla maggioranza. Critiche dall'opposizione. E tutto rinviato alla seduta del 27 novembre.

14 NOV - Avviato ieri in Consiglio regionale l’esame dell’articolato della proposta di legge a firma di Fabiano Amati, Enzo Colonna, Napoleone Cera e Ruggiero Mennea “Misure per la riduzione delle liste d’attesa in sanità – Primi provvedimenti” che prevede, in particolare, la sospensione dell’attività libero professionale intramuraria in caso di disallineamento di più di 5 giorni tra i tempi di attesa della prestazione istituzionale rispetto a quella erogata in Alpi. La discussione è stata rinviata alla prossima seduta, prevista per il 27 novembre prossimo.

Rinvio chiesto dal presidente della Regione, Michele Emiliano, che ieri ha confermato una posizione non in linea con la proposta di legge. Anzitutto Emiliano ha evidenziato come la Puglia sia prossima all’uscita dal Piano operativo con la possibilità di provvedere in maniera più agevole all’assunzione del personale, con particolare riferimento per i medici. Poi ha evidenziato l’esigenza di garantire comunque il diritto alla libera scelta, anche al fine di non rischiare un impoverimento del servizio sanitario pubblico.

 
La proposta di sospensione è stata quindi motivata da Emiliano con la necessità di “consentire una riunione con l'ausilio degli uffici tecnici e dell'Avvocatura della Regione Puglia, per trovare un punto in comune e un modo di uscire da questa vicenda senza additare come persone scorrette i medici che fanno l'intramoenia”. “Una volta fatti questi passaggi è possibile che, se si deve approvare una decisione così forte, a questo punto lo si faccia con una coscienza pienamente consapevole di avere fatto tutto il possibile per evitare un provvedimento sicuramente forte, ma che potrebbe rischiare di essere considerato troppo generalista”.


La Pdl, insomma, non convince tutta la maggioranza. Una bagarre che si riflette anche sulle posizioni dell’opposizione.

Fabiano D’Amati commenta la seduta: “Confesso che mi aspettavo l’approvazione della proposta sulle liste d’attesa; abbiamo però fatto un passo in avanti, visto che al prossimo Consiglio regionale si dovrà solo votare sui singoli articoli. C’è stata una richiesta di aggiornamento e non ci sembrava giusto non accoglierla e pretendere il voto senza provare ad allargare il fronte favorevole. C’è stato un dibattito intenso che ha confermato l’idea che non si tratta di una proposta punitiva nei confronti dei medici, ma di una chiamata corale alla responsabilità per stare con i fatti e non con le parole dalla parte dei cittadini in fila al Cup. Sarebbe certamente punitivo nei confronti dei medici se non ci applicassimo nel trovare un rimedio a questo enorme problema, perché già oggi la norma statale prevede l’allineamento tra i tempi di attesa istituzionali e quelli a pagamento”.

Per il presidente del Gruppo consiliare di Forza Italia, Nino Marmo, componente della III Commissione Sanità, la Pdl di Amati “colma il vuoto della Giunta Emiliano”. “Il nostro voto – spiega in una nota diffusa dal Consiglio - è favorevole perché la proposta di legge del collega Amati si inserisce in un terreno, ahinoi, inesplorato dalla Giunta regionale che resta silente su una delle maggiori criticità del nostro sistema sanitario regionale”.

“La proposta –afferma Marmo- è stata depositata a gennaio del 2018 e viene discussa in Consiglio dopo ben dieci mesi senza che sia corredata del parere degli uffici regionali, richiesto dal collega Amati. Perché? E’ evidente che sia stata deliberatamente trascurata l’iniziativa del proponente e questo è un dato politico, perché rileva la volontà della Giunta Emiliano di non intervenire. Noi siamo dalla parte dei pugliesi, che meritano di poter accedere a servizi sanitari adeguati ed in tempi ragionevoli. Questo oggi non accade e la Giunta dovrebbe fare qualcosa, perché è con una sua delibera che, di norma, si dovrebbe procedere in questo campo. Ed invece, la sua inazione costringe il Consiglio ad approvare una legge. Quella di Amati, per noi, non è una legge nociva anche se non risolutiva del problema”.

Per il collega di Forza Italia, Domenico Damascelli, “procedere con le assunzioni è necessario per risolvere il problema in modo strutturale e complessivo”. “In Puglia le liste d’attesa rappresentano un dramma, che peggiora di giorno in giorno”, prosegue Damascelli. “Ci saremmo aspettati che Emiliano in Consiglio regionale spiegasse ai cittadini le azioni di programmazione che il suo Governo ha messo in campo o ha intenzione di adottare per risolvere una situazione che penalizza soprattutto i pazienti più fragili. La realtà è che la sanità è allo sfascio: ad esempio, quando un medico va in pensione nei Presidi Territoriali di Assistenza, anziché sostituirlo si chiude l’ambulatorio e l’agenda delle prenotazioni; un tecnico radiologo viene trasferito e l’attività diagnostica cessa, lasciando inutilizzata una tac all’avanguardia. Il grande problema è proprio questo: la carenza di medici, infermieri, ausiliari e personale amministrativo. E poi ci sono strutture con macchinari altamente tecnologici, sfruttati però solo al 20/30 per cento delle potenzialità, perché manca chi li faccia funzionare pienamente. Una situazione drammatica, che determina anche uno sperpero di denaro pubblico, per il sottoutilizzo di apparecchiature d’eccellenza”.

Commento unitario da parte del gruppo regionale di Direzione Italia/Noi con l’Italia (Ignazio Zullo, Francesco Ventola, Luigi Manca e Renato Perrini). “Questa maggioranza non ci delude mai. In peggio! Perché quando pensi di aver visto tutto quello che c’era da vedere sulle liste d’attesa ecco che siamo di fronte all’ennesimo teatrino di colleghi consiglieri regionali di centrosinistra che neppure il presidente Emiliano riesce a mettere d’accordo e la seduta, dopo tre ore di discussione finisce nel nulla. Non che sperassimo che se approvata la legge Amati avrebbe avuto il risultato tanto sbandierato dal consigliere regionale. Anzi le liste di attesa nella Sanità pugliese si sarebbero ulteriormente allungate. Ma quello che noi contestavamo non era tanto il come ma il voler dare in pasto all’opinione pubblica un’intera categoria, quella dei medici che lavorano in un regime pubblico/privato (così come previsto dalla legge). Per Amati la colpa delle liste d’attesa è dei medici che non farebbero nulla nell’orario di lavoro nel pubblico per attivarsi molto di più nei propri studi”.

“Noi non sappiamo– continua la nota del gruppo regionale di Direzione Italia/Noi con l’Italia - se il collega Amati si renda davvero conto della bestialità ipotizzata, fermo restando che le mele marce esistono in ogni categoria gli operatori sanitari pugliesi andrebbero non condannati ma ringraziati da questo centrosinistra che Governa la Regione dal 2005 ed è responsabile dello sfascio della Sanità pugliese, comprese le liste di attesa che si sono allungate a dismisura durante il primo governo Vendola, dove per altro Amati era anche assessore! Noi abbiamo una nostra idea e proposta su come risolvere un problema vero, che i pugliesi vivono quotidianamente sulla loro pelle e sulle loro tasche con Ticket, SuperTicket e tassazione Irpef esagerata. Ma il problema non si risolve accontentando i ‘capricci’ di un consigliere al quale non sono stati riservati al posti di governo o di partito, ma in primis con l’assunzione di nuovi medici. E siamo contenti che nella replica finale Emiliano in qualità di assessore alla sanità abbia detto che questa è l’idea della sua Giunta, ovvero aspettare la fine dell’anno per sperare di uscire a raggiungere l’equilibrio di bilancio previsto nel Piano Operativo. Nel caso si riuscisse in questa impresa sarebbe possibile assumere duemila medici, altri infermieri e operatori del mondo della Sanità”.

“A conferma – concludono i consiglieri - che le liste di attesa non si annullano con l’ipocrisia e la demagogia ma con le assunzioni dei medici, la rimoludazione dei tetti di spesa per gli accreditati, l’aumento delle ore di lavoro per gli specialisti ambulatoriali interni alle Asl e dando l’autorizzazione ai pazienti che non ricevono entro la data fissata la visita specialistica nelle strutture pubbliche a portala effettuare a spese del Servizio Sanitario Regionale in attività libero loro saio male a spese dall'ASL. Siamo contenti che Emiliano la pensi come noi!”.

Parla, infine, il presidente de La Puglia con Emiliano, Paolo Pellegrino, firmatario di una altra pdl in materia. La proposta D’Amati “più la approfondisco e più mi convinco che sia inefficace, inaccettabile e improponibile. Che esista un problema di equità delle liste di attesa è un fatto storico, accertato. Sappiamo che è anche un problema che danneggia, purtroppo e soprattutto le classi più povere che non possono permettersi una visita intramoenia, ma credo che il problema non possa essere risolto con un impianto normativo ampiamente punitivo”.

“A mio avviso – prosegue Pellegrino – questa legge guarda più all’aspetto dell’evento, cioè dei tempi di attesa, dettando sanzioni come la sospensione dell’attività libero professionale, che non solo puniscono il medico di turno ma tutto il personale, come impiegati, infermieri e ausiliari. Certo, bisogna sempre e comunque punire i comportamenti fraudolenti e accertarli qualora ci siano, ma al tempo stesso quando si verifica un disallineamento nei tempi di attesa, tra il regime istituzionale e il regime in l’Alpi, occorre invece capire le cause di tale disorganizzazione all’interno delle unità operative e non procedere automaticamente con le sanzioni”.

“Ecco perché - continua Pellegrino – la legge Amati propone delle soluzioni abnormi che producono degli effetti distorti: sospende automaticamente il regime Alpi, nega al cittadino il diritto di utilizzare le prestazioni di quel determinato medico, punisce tutto il team sanitario, non permette alle Asl di incassare i proventi e paradossalmente aumenta le liste di attesa invece che ridurle”.

“La mia proposta di legge, attualmente incardinata in III Commissione Sanità, propone invece uno schema più semplice: quando si verifica un disallineamento dei tempi di attesa in determinate unità operative è il direttore generale che fa delle verifiche. Se la responsabilità è del medico procede giustamente con le sanzioni, ma se al contrario accerta un problema organizzativo individua le cause ricorrendo alla riorganizzazione come ad esempio con l’acquisto di altre prestazioni aggiuntive dal sistema sanitario o pubblico o privato. Non solo, ai direttori generali tocca programmare un anno prima le prestazioni e i budget di spesa”.

“Le liste di attesa – conclude Pellegrino – vanno sicuramente abbattute, e su questo siamo tutti d’accordo, ma la politica deve individuare le soluzioni migliori e non un mero giustizialismo a priori. E sono convinto che l’ulteriore riflessione proposta dal presidente Emiliano possa aiutarci a fare sintesi, anche in chiave politica. Certo, su questi temi così impattanti ben vengano i voti aggiuntivi delle opposizioni, ma la maggioranza deve essere al tempo stesso autosufficiente”.

14 novembre 2018
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