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Veneto. Bufera su ipotesi di un reparto ospedaliero a gestione infermieristica alla Ulss2. Ma poi il Dg rassicura i medici: “Nessuna invasione di competenze”


Il segretario regionale Anaao, Adriano Benazzato, aveva lanciato l’allarme sul rischio di esercizio abusivo della professione medica e avanzato anche la possibilità di denunciare il Dg, che è un medico, alla commissione disciplinare dell’Ordine. I toni si ammorbidiscono dopo una telefonata del Dg. “Si tratterebbe di un’area dove insegnare ai pazienti in dimissione ad effettuare piccole procedure e medicazioni in vista del rientro a casa”, riferisce il presidente Omceo Treviso, Luigino Guarini. “Ma vigileremo”, precisano il Guarini e Benazzato.

15 FEB - Sta per partire nell’Ulss 2 del Veneto, e più precisamente all’ospedale Ca’ Foncello, il progetto “Udie” che vedrà protagonisti gli infermieri. I dettagli sono ancora allo studio. La presentazione ufficiale è prevista l’8 marzo. L’idea di fondo, ci ha spiegato l’ufficio stampa della Ulss, è quella di organizzare un’area all’interno del reparto di Medicina con una quindicina di posti letto dedicati ai pazienti in dimissione che hanno la necessità, prima del rientro a casa, di imparare ad effettuare qualche procedura o medicazione necessaria per la gestione della propria salute.

Un progetto che ha ricevuto il plauso dell’Opi Treviso e del Nursing Up, ma che ieri aveva scatenato l’ira dei medici. Il segretario regionale dell’Anaao Assomed, Adriano Benazzato, aveva lanciato l’allarme sul rischio di esercizio abusivo della professione medica e avanzato anche la possibilità di denunciare il Dg, Francesco Benazzi, che è anche un medico, alla commissione disciplinare dell’Ordine dei Medici: “Forse da quando ricopre questo ruolo ha cancellato dalla sua memoria la cultura medica e il suo passato di medico, andrebbe segnalato all'Ordine: mettere in mano i pazienti a infermieri che non possono essere in grado di porre un'ipotesi diagnostica, configura anche l'induzione a un reato, perché potrebbero essere chiamati a rispondere di esercizio abusivo della professione medica”, aveva dichiarato al Gazzettino. Parole che sembravano voler scatenare un nuovo “caso Venturi”, l’assessore dell’Emilia Romagna radiato dall’Omceo di Bologna per la vicenda delle ambulanze con solo gli infermieri a bordo.


Si sarebbe trattato, tuttavia, solo di un equivoco derivante da alcune informazioni parziali. Per questo oggi i toni sono più pacati. Medici e vertici Ulss, hanno avuto un primo breve confronto e il Dg ha rassicurato i medici sul fatto che gli infermieri non invaderanno in alcun modo il campo delle competenze mediche.

Ce lo conferma anche il segretario dell’Anaao Veneto, Adriano Benazzato, che ricostruendo la vicenda, riferisce: “Si è parlato di unità operativa di tipo infermieristico. Non si è spiegato in capo a chi né con quali competenze, chi fa diagnosi o terapia, che sono prerogativa dei medici. Se sono pazienti in condizioni per essere dimessi ma non ancora pronti a tornare a casa, devono essere affidate alle strutture intermedie sul territorio, che in qualche parte del Veneto già esistono. E laddove non esistono - incalza Benazzato - , la soluzione è realizzarle, non attivare reparti a gestione infermieristica”.  

Il sindacalista dell’Anaao riferisce comunque di essere stato contattato telefonicamente dal Dg e di avere avuto rassicurazioni sulla presenza dei medici nel reparto (o come si chiamerà l’area prevista dal progetto in cui opereranno gli infermieri). Benazzato ammorbidisce quindi i toni, ma precisa anche che terrà alta l’attenzione finche non saranno noti, nero su bianco, i contenuti della delibera e quindi i dettagli del progetto.

Quanto all’ipotesi di segnalare il Dg alla commissione disciplinare dell’Ordine, “si tratta di una possibilità estrema e di dichiarazioni a caldo, ma credo che se si dovesse configurare un esercizio abusivo della professione medica da parte degli infermieri, il Dg, se è un medico, debba renderne conto al proprio Ordine. L’essere manager, infatti, non esonera dal rispetto della legge e neanche dal rispetto degli obblighi deontologici o del ruolo della professione alla quale appartiene”. E ai sindacati infermieristici che osservano come da alcune parti, all’estero, i reparti a gestione infermieristica siano una realtà consolidata, il segretario Anaao Veneto ricorda che “le leggi da rispettare, qui, sono quelle italiane, dove è chiaramente stabilito che diagnosi e terapia sono atti medici”.

Il sindacalista dell’Anaao spiega comunque di essere stato contattato telefonicamente dal Dg e di avere avuto rassicurazioni sulla presenza dei medici nel reparto (o come si chiamerà l’area prevista dal progetto in cui opereranno gli infermieri). Benazzato ammorbidisce quindi i toni, ma precisa anche che terrà alta l’attenzione finche non saranno noti, nero su bianco, i contenuti della delibera e quindi i dettagli del progetto.

Luigino Guarini, presidente Omceo Treviso, conferma la linea. “Sembra che la realtà sul progetto sia molto diversa da quella raccontata sulla stampa. Anzitutto non sarà un reparto, ma un’area con una decina di letti adiacente al reparto di Medicina, dove si svolgeranno attività con finalità didattica. Per insegnare, ad esempio, ai pazienti a dosare l’insulina o ad effettuare piccole medicazioni e procedure necessarie per la gestione autonoma dei loro bisogni di salute quotidiani in vista del rientro a casa. Si tratterebbe di pazienti stabili e, nei fatti, già dimessi”.

Anche Guarini chiarisce che, in ogni caso, l’attenzione dell’Ordine sul progetto resta alta: “Ovviamente ci riserviamo di fare le dovute osservazioni qualora rilevassimo anomalie o criticità”.

E sull’ipotesi di segnalare il Dg alla commissione disciplinare, il presidente Omceo Treviso commenta: “Qualunque iscritto può essere segnalato all’Ordine per qualunque manchevolezza dal punto di vista deontologico. Si tratta di verificare, poi, la fondatezza della segnalazione e le motivazioni addotte dal collega. Ma non esiste un caso specifico, al momento. Posso solo dire, in linea generale, che se è vero che l’esercizio abusivo della professione è solo in capo a chi lo compie, può configurarsi una ipotesi di corresponsabilità da parte di chi è tenuto a organizzare i servizi e vigilare affinché non si compiano violazioni delle norme. Ma – ribadisce Guarini – parlo in generale, non esiste alcun ‘caso Benazzi’”

Sulla vicenda e le polemiche è intervenuto anche Antonio De Palma, presidente Nursing Up. Per De Palma il progetto dell’Ulss veneta è “un esempio di buon governo e di buona sanità”, “un’importante risposta del Servizio sanitario pubblico alla crescita delle cronicità e alla conseguente domanda assistenziale”. Per il presidente del sindacato degli infermieri in Veneto “finalmente hanno capito cosa gli infermieri sono capaci di fare e quanto gli infermieri possono dare ai cittadini se messi in condizione di esprimere il loro reale potenziale. Non capisco a quale titolo i sindacati dei medici Anaao e Snami si siano agitati tanto, permettendosi perfino di minacciare la dirigenza dell’Usi trevigiana, quando è perfettamente normale che gli infermieri gestiscano in autonomia servizi e reparti a bassa e media intensità di cura, come peraltro già avviene nel resto d’Europa, dove spesso e volentieri i nostri infermieri sono ricercatissimi per la loro eccellente preparazione e subito reclutati per lavorare”.

“Ricordiamo ai medici – incalza De Palma in una nota - che gli infermieri non sono più gli operatori di cinquant’anni fa che avevano limitazioni importanti alla loro sfera di competenza, ma invece sono professionisti che vengono formati per dare apporti fondamentali in termini di assistenza, nonché di sostegno al cittadino. Finalmente la Regione Veneto lo ha capito e ha deciso di mettere a capitale le loro potenzialità aprendo un reparto che consente ai professionisti sanitari di operare in autonomia, di erogare al cittadino tutte quelle prestazioni assistenziali per garantire le quali vengono formati”.

“Risulta sterile e pretestuosa la polemica sollevata ieri dai medici. Invece di innalzare gli scudi, dovrebbero complimentarsi con questa Regione, perché avvicina la struttura sanitaria al paziente - argomenta il presidente Nursing Up - laddove, grazie alla creazione di queste nuove strutture, evita che debba sobbarcarsi file interminabili nei pronto soccorso, talvolta per sintomatologie ben lungi dall’essere gravi e che possono tranquillamente essere identificate da un infermiere, trattate immediatamente come meglio si conviene, interpellando in caso di bisogno il medico specialista e, ove necessario, provvedendo a destinare il paziente al servizio più idoneo”.

In buona sostanza “ciò che ha fatto il Veneto - auspica De Palma - dovrebbe essere realizzato anche nel resto dell’Italia, perché, come ripetiamo da tempo anche in sede di contrattazione, gli infermieri vengono formati per erogare delle prestazioni di eccellenza al cittadino. Ribadiamo, se ancora ce ne fosse bisogno, che gli infermieri sono riconosciuti in tutta Europa tra i professionisti più preparati, e, una volta usciti dall’università dove svolgono un tirocinio di 4.600 ore, sono già pronti a garantire prestazioni di altissima qualità. Ma a non consentirglielo è l’attuale sistema che il Veneto è riuscito fortunatamente a scardinare”. Si tratta di un sistema organizzato su modelli datati, da un lato medico-centrici, dall’altro orientati ancora per compiti, che non consentono ai singoli infermieri, essendo rigida la struttura dell’esercizio professionale, di esprimere al meglio la propria professionalità, una professionalità che persino la legge gli riconosce da tempo.

“Rivolgiamo un plauso alla Regione Veneto - chiosa il presidente del sindacato di categoria - con riserva di approfondire poi nei dettagli le modalità organizzative del reparto a esclusiva gestione infermieristica che sorgerà entro la fine del mese presso l’ospedale di Treviso. È per noi un grande risultato il fatto che hanno deciso di creare una struttura che dà al cittadino la giusta assistenza da parte degli infermieri italiani super qualificati e agli infermieri ciò che gli spetta, cioè il diritto di esercitare secondo la formazione che hanno e le responsabilità loro assegnate per legge. Un connubio virtuoso in cui crediamo e che pensiamo possa andare a vantaggio della collettività tutta, per dare un futuro al Servizio Sanitario Nazionale a quarant’anni dalla sua nascita”.

15 febbraio 2019
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