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Gravidanza. L'obesità materna è un rischio anche per il nascituro. Ma si sottovaluta


Tra i tanti ambiti dell’obesità quello che riguarda la gravidanza o il periodo appena successivo al parto viene poco considerato e meno studiato. E invece l'obesità materna ha ripercussioni anche sulla prole, con un aumentato rischio di obesità e di malattie croniche nel futuro di questi bambini. 

14 FEB - Tra i tanti fenomeni che riguardano l’obesità, ce n’è uno di cui si parla poco spesso: il fatto che il diffondersi di questa “epidemia” ha aumentato molto il numero di donne incinte o madri da poco che sono in sovrappeso o obese. Oltre al problema per la loro salute ciò ha ripercussioni anche sulla loro prole, che tende ad avere un peso maggiore alla nascita e più alte percentuali di grasso nel corpo, il che comporta per questi bambini un aumentato rischio di obesità e malattie croniche in futuro. Oggi un lavoro di Ilsi Europe pubblicato su Annals of Nutrition and Metabolism indaga e discute i fattori e i meccanismi nutrizionali prima e durante la gravidanza che possono portare all’obesità e – forse – influenzare anche lo stato di salute dei figli.
 
Secondo gli esperti che hanno raccolto dati su questo argomento, i principali fattori che in fase prenatale potrebbero influire sull’obesità includono la dieta della madre, l’aumento di peso troppo grande durante la gestazione e perturbazioni metaboliche in gravidanza; i fattori post-natali, invece, includono la dieta assunta a seguito del parto, la quantità di attività fisica fatta e gli stili di vita familiari.
 
Ma l’analisi ha rimarcato anche dei limiti nell’approccio che si ha sull’argomento. Moltissimi studi che riguardano l’obesità durante o dopo la gravidanza, hanno preso in considerazione solo la dieta materna, come elemento di analisi. Tuttavia, combinare  numerosi studi su madri e bambini e includere nel quadro i dati riguardanti entrambi, potrebbe essere un passo in avanti nella comprensione dell’obesità materna e infantile. Per questo la pubblicazione aveva come scopo quello di “introdurre la sfida di capire come unificare i risultati ottenuti, visto che ogni ricerca può variare considerevolmente in ampiezza e precisione dei dati raccolti”.
Ad esempio, spiega Michael Symonds dell’Università di Nottingham, il parametro del peso acquisito in gravidanza “non andrebbe usato in maniera assoluta, ma solo all’interno di un contesto più largo, in cui si prende ad esempio ad esame anche la composizione corporea, e le risposte metaboliche ed endocrine sia nei bambini che nelle madri”. Una migliore comprensione di questo tipo di meccanismi e di tutti gli elementi che contribuiscono all’obesità materna e infantile potrebbero migliorare anche gli interventi delle istituzioni per prevenirli, e in generare per migliorare lo stato nutrizionale e di salute prima durante e dopo la gravidanza. E quindi prevenire l’eccesso di massa grassa sia nelle madri che nei bambini.

14 febbraio 2013
© Riproduzione riservata

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