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Protesi mammarie. Nasce Icobra, database internazionale per la sicurezza delle donne

Il progetto, che coinvolge 13 Paesi, vede la Sicpre come firmataria per l'Italia. L'obiettivo è costruire, aggiornare e condividere un database in cui ogni dispositivo verrà registrato e classificato, in modo da poter sempre risalire, a distanza di anni e di migliaia di chilometri, al chi, al come e al cosa degli apparecchi che sono stati impiantati.

02 APR - Raccogliere dati e informazioni cliniche e scientifiche sulle protesi mammarie, secondo standard condivisi, in 13 Paesi del mondo. Questo l’obiettivo con cui nasce l’International Collaboration of Breast Registry Activities, Icobra, di cui la Sicpre, Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, è la firmataria italiana. A sedere con lei intorno al tavolo, le omologhe società scientifiche di Australia, Austria, Canada, Francia, Germania, Israele, Nuova Zelanda, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti, Sudafrica e Svezia, tutte gemellate (come la Sicpre in Italia) con l’Asps, American Society of Plastic Surgeons, sotto la cui egida il progetto Icobra prende il via.

Il progetto Icobra nasce dalla volontà di accrescere la sicurezza delle donne portatrici di protesi, una sicurezza che viene dall’informazione ed è relativa al materiale da cui sono costituite e rivestite, all’azienda che le ha prodotte, ai test che sono stati superati. Un insieme di informazioni che, per esempio diversi anni dopo l’intervento, la paziente che si è sottoposta a una mastoplastica additiva, o a una ricostruzione mammaria, può non riuscire più a recuperare. Ed è qui che entra in scena il database che le società scientifiche dell’International Collaboration of Breast Registry Activities si sono impegnate a costituire, aggiornare e condividere, in cui ogni dispositivo verrà registrato e classificato, in modo da poter sempre risalire, a distanza di anni e di migliaia di chilometri, al chi, al come e al cosa dei dispositivi che sono stati impiantati.


Istituito nel 2012, il registro delle protesi in Italia non è mai stato attivato. “Di fatto non esiste – dice Fabrizio Malan, presidente della Sicpre - In questa situazione, far parte dei pionieri di Icobra è ancor più importante per le pazienti e più prestigioso sotto il profilo scientifico”. Il progetto Icobra prende le mosse in realtà in Australia, all’indomani dell’allarme Pip, le protesi realizzate in silicone industriale che hanno suscitato comprensibile allarmismo nelle donne che avevano sostenuto un intervento al seno.

“In quell’occasione – spiega Stefania de Fazio, consigliere Sicpre e artefice della partecipazione italiana al progetto – i colleghi australiani si sono resi conto di come il registro delle protesi utilizzato nel Nuovissimo Mondo a partire dal 1998 non si rivelasse utile nei fatti.  Come ha dichiarato il professor Rod Cooter, oggi coordinatore di Icobra, in quell’occasione si è riusciti a risalire solo al 4% delle protesi Pip. Da qui la decisione di ripensare completamente la raccolta dati, sviluppando anche un software ad hoc. Con grande generosità, questi strumenti e queste esperienze sono state messe a disposizione gratuitamente delle altre società scientifiche che aderiscono al progetto, con notevoli benefici”.

L’ultimo allarme in ordine di tempo, a proposito delle protesi mammarie, è legato al linfoma anaplastico a grandi cellule, ALCL, una rara forma cutanea primitiva di linfoma non Hodgkin che qualche settimana fa ha attirato l’attenzione dei media per una presunta correlazione con le protesi. “Si tratta di una malattia estremamente rara – sottolinea il presidente Malan -: in tutto il mondo, nel 2014, sono stati contati 173 casi in donne portatrici di protesi mammarie. Tuttavia, anche dietro raccomandazione del Ministero della Salute, gli studi e la raccolta dati proseguono. Una volta in più, il progetto Icobra si dimostra di grandissima utilità”.
 

02 aprile 2015
© Riproduzione riservata


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