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Cancro alla prostata. Assumere integratori ad alte dosi potrebbe promuovere il tumore?

Lo studio delle Molinette di Torino su un campione di 60 pazienti con una malattia pre-tumorale. Le sostanze ‘inquisite’ sono il selenio, i licopeni (contenuti nei pomodori) ed estratti del tè verde, tutti assunti ad alte dosi. Ma il dibattito sull’argomento è ancora aperto. Lo studio su Nature Reviews Urology e su The Prostate

02 OTT - Secondo uno studio clinico condotto da ricercatori italiani, all'interno di un gruppo di 60 pazienti affetti da malattia pre-tumorale della prostata, l’assunzione ad alte dosi di alcune sostanze naturali contenute negli integratori alimentari è risultata associata ad un aumento del rischio di sviluppare il cancro alla prostata. Lo studio è stato condotto presso l’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino e coordinato dal professor Paolo Gontero della Clinica Urologica universitaria, diretta dal professor Bruno Frea. I risultati sono stati pubblicati sulle riviste Nature Reviews Urology e The Prostate.
Le sostanze ‘sospettate’ di promuovere lo sviluppo del tumore in questi pazienti in caso di assunzione ad alto dosaggio sono le seguenti: il selenio, i licopeni (contenuti nei pomodori), ed alcuni estratti del tè verde (GTCs).
 
In generale l’efficacia degli antiossidanti in termini di chemioprevenzione (prevenzione primaria del cancro) è oggetto di dibattito scientifico.

In particolare, il cancro alla prostata è stato spesso studiato rispetto alla possibilità di chemioprevenzione tramite l’utilizzo di sostanze contenenti antiossidanti e dotate di altre proprietà chimiche specifiche, si legge nella pubblicazione odierna su Nature Reviews Urology. In essa viene riportato come il selenio e le GTCs abbiano mostrato in alcuni studi scientifici di svolgere un’attività compatibile con possibili effetti benefici in determinati pazienti (vedere la pubblicazione).   
 
Nel lavoro odierno, intitolato “A Randomized Double-Blind Placebo Controlled Phase I–II Study on Clinical and Molecular Effects of Dietary Supplements in Men With Precancerous Prostatic Lesions. Chemoprevention or ‘Chemopromotion’?”, i ricercatori si chiedono appunto se, in pazienti con lesioni precancerose, l’utilizzo di specifiche sostanze all’interno degli integratori abbia una funzione chemiopreventiva o al contrario ‘chemiopromotrice’.
 
Per provare a rispondere, i ricercatori italiani hanno effettuato uno studio coinvolgendo 60 pazienti con malattia pre-tumorale della prostata (in particolare primaria mHGPIN e ASAP), divisi in due gruppi: al primo gruppo è stata somministrata per sei mesi una supplementazione giornaliera di licopene (35 mg), selenio (55 μg) e sostanze dette catechine del tè verde (600 mg), mentre al secondo gruppo le stesse compresse contenenti una sostanza placebo (amido) sempre per la durata di sei mesi. Trascorso questo periodo di tempo, 53 pazienti sono stati sottoposti di nuovo alle analisi e 13 di loro hanno manifestato il cancro alla prostata. Di questi 13 pazienti, 10 avevano assunto la supplementazione e i restanti tre il placebo. Dopo 37 mesi di follow up, inoltre, altri 3 pazienti che avevano assunto placebo hanno sviluppato il cancro della prostata. Inoltre, tramite analisi genetiche i ricercatori hanno osservato una “sovraespressione di numerosi oncogeni nonché una diminuita espressione di oncosoppressori”, anche se queste potenzialità 'oncogeniche' devono ancora essere dimostrate, si legge sempre nello studio. Insomma, questa supplementazione non fornirebbe proprietà chemiopreventive.
 
Nelle conclusioni della pubblicazione è riportato che “impiegare una somministrazione ad alte dosi di queste sostanze (licopene, selenio e GTCs) è stato associato con una più ampia incidenza di casi di cancro alla prostata” e che “l’utilizzo di questi supplementi dovrebbe essere evitato in questa categoria di pazienti”.
 
Queste sostanze, tuttavia, non sono potenzialmente dannose in assoluto (al contrario sono importanti), ma potrebbero non essere benefiche soltanto se assunte in queste condizioni ed in questo dosaggio, spiegano gli esperti.
“L’alimentazione, e con essa gli antiossidanti, restano elementi di fondamentale importanza nella prevenzione dei tumori, oltre che un possibile ausilio nella loro cura. Questo studio ci mette però in guardia sul fatto che una sostanza con potere ‘antiossidante’ in elevate quantità o in concentrato non è necessariamente benefica”, ha commentato il Professor Paolo Gontero.
Lo studio, iniziato nel 2009 come progetto di ricerca finalizzata sostenuta dalla Regione Piemonte, è terminato nel 2014.
 
All’interno della comunità scientifica, il dibattito sull'efficacia degli antiossidanti per la chemioprevenzione rimane aperto: infatti, tra le recenti ricerche, uno studio su Plos ONE pubblicato il 15 settembre scorso ha messo in luce gli effetti benefici di composti, tra cui il licopene, anche nella lotta del cancro alla prostata, grazie alle loro proprietà antiossidanti. Insomma, questo tema è piuttosto discusso e ciascun risultato clinico aggiunge un tassello scientifico alla comprensione di alcuni meccanismi alla base del rapporto tra alimentazione e malattia tumorale.
 
Viola Rita

02 ottobre 2015
© Riproduzione riservata


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