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Epatite C. In Italia 20 mila pazienti coinfetti con Hiv. A luglio la campagna per assisterli nella cura

È calato il sipario sulla IX edizione di Icar, l'Italian Conference on Aids and Antiviral Research che ha coinvolto, all'Università di Siena, oltre mille specialisti. Al termine del Congresso è stata presentata la nuova campagna, che partirà a luglio, per combattere l'epatite C (Hcv) nei pazienti coinfetti con Hiv. In Italia ci sono almeno 15-20 mila pazienti di questo tipo. Le nuove terapie sono in grado di eradicare l’epatite C in oltre il 95% dei casi.
 

15 GIU - Sarà inaugurata a luglio la nuova campagna di eradicazione dell'epatite C (Hcv) nei pazienti coinfetti con Hiv, promossa da Simit, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. Per l'occasione, è stato costituito un gruppo di lavoro con il compito di articolare un progetto tenendo conto delle peculiarità e delle caratteristiche degli interventi da proporre.
 
Il Congresso
Il progetto è stato presentato durante la nona edizione di Icar (Italian Conference on Aids and Antiviral Research). Il congresso, presieduto dai professori Maurizio Zazzi (Siena), Andrea Antinori (Roma) e Andrea De Luca (Siena), si è svolto presso l’Università degli Studi di Siena - Centro Didattico del Policlinico S. Maria alle Scotte. Sono circa 1.100 gli specialisti presenti, tra medici e ricercatori di vari settori, coinvolti nell’assistenza e cura dell’infezione da Hiv e volontari delle associazioni impegnate nella lotta contro l’Aids. Icar è organizzata da Simit e con il patrocinio di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica.


I dati
Si calcola che in Italia tra le persone Hiv positive ci siano almeno 15-20 mila pazienti con infezione da Hcv ancora attiva. Ogni anno, dei 4 mila nuovi casi di infezione da Hiv, 250 soggetti hanno anche l’infezione da Hcv. L'Hiv influisce negativamente sull’evoluzione dell'infezione da Hcv. Risultano aumentate la carica virale di Hcv, il tasso di progressione verso fibrosi e cirrosi e la mortalità Hcv‐correlata. I pazienti con la coinfezione presentano una più alta prevalenza di infezione da genotipo 1a e 3 di Hcv, nonché una più alta prevalenza del cofattore di danno da alcol.

La campagna
Simit intende farsi promotrice della campagna di eradicazione dell’infezione da Hcv nelle persone con Hiv, al fine di conseguire l’eliminazione di Hcv in questa popolazione nell’arco di un triennio. Per ottenere questo risultato, si intende coinvolgere in un lavoro comune le Associazioni dei pazienti, favorendo il massimo possibile delle sinergie. È in corso inoltre un’importante sinergia con la Fondazione Icona, che sta sviluppando una progettualità di ricerca su questo tema, a supporto e a validazione dei risultati del piano di eradicazione. Lo scopo è di implementare il supporto assistenziale al paziente, attraverso programmi che facilitino l’assunzione dei farmaci. Secondo gli organizzatori della campagna, serve sostenere i centri di minori dimensioni, favorendo l’accesso ai Daa (direct acting antiviral) dei pazienti ad essi afferenti, favorendo il coordinamento dei maggiori centri erogatori.

“La coinfezione Hiv/Hcv - ha spiegato Massimo Galli, Vicepresidente Simit, Professore Ordinario di Malattie Infettive all'Università di Milano - determina interazioni patogenetiche che causano nelle persone colpite una maggior incidenza di malattie cardiovascolari, danno renale, malattie metaboliche e un’accelerazione della progressione dell’infezione da Hcv. Per tutti questi motivi l’eradicazione tempestiva dell’infezione da Hcv nelle persone con infezione da Hiv è da considerarsi una priorità, indipendentemente dal grado di compromissione epatica raggiunto. I risultati della terapia con Daa nelle persone con Hiv dimostrano inoltre percentuali di successo del tutto analoghe a quelle registrate negli Hiv-negativi, anche nei casi definibili come ‘difficili’, nei pregressi fallimenti a terapie antivirali basate sull’interferone e nei cirrotici”.

La terapia
“In Italia - ha detto Andrea De Luca, Direttore Malattie Infettive Università di Siena - il fenomeno della coinfezione, cioè di pazienti che hanno infezione sia da Hcv che da Hiv, costituisce una percentuale abbastanza alta: il 25% delle persone con Hiv ha anche l’epatite C. Oggi però ci sono nuovi trattamenti per l’epatite C: i dati presentati ad Icar presentano come, soprattutto in Italia, queste nuove terapie sono in grado di eradicare l’epatite C anche in chi è affetto da Hiv in oltre il 95% dei casi. Sono risultati addirittura superiori agli studi clinici, a dimostrazione che nei centri infettivologici italiani si fa una terapia molto attenta, fatta da personale molto esperto e mirata sul paziente”.

“La maggior parte dei pazienti coinfetti - ha aggiunto De Luca - è nota ai centri ed è già seguita, rendendo più rapidamente praticabile questo processo rispetto all’eradicazione generale. Ciò è molto importante perché una parte di trasmissione dell’epatite C in Italia avviene proprio nell’ambito della popolazione coinfetta e nei pazienti affetti da Hiv  l’epatite C fa molti più danni a tutti gli organi. È dunque una priorità. Simit si sta impegnando molto e ICAR sarà un punto cruciale perché raccoglie tutti gli attori coinvolti in questo processo. L’obiettivo ambizioso è quello di verificare se nell’ambito del prossimo anno sia possibile intraprendere il trattamento nel 90% di questi pazienti”.


“Quello della coinfezione Hiv/Hcv è un problema rilevante in termini di sanità pubblica - ha affermato Massimo Andreoni, responsabile dell'Unità Operativa Complessa di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e past president Simit - sono pazienti che evidentemente hanno numerose malattie che comportano alte spese per la sanità. La Simit ha deciso quindi di lanciare una campagna per l’eradicazione dell’infezione da virus dell’epatite nel soggetto hiv positivo. È una campagna ambiziosa, ma che sicuramente potrà essere condotta in porto perché la rete di malattie infettive in Italia è ben organizzata, è abituata a trattare questi pazienti e ha già dimostrato di essere in grado nei pazienti trattati di avere tassi di successo terapeutico che rasentano il 100%”.

“L’eradicazione dell’infezione da virus C – ha aggiunto Massimo Puoti, Direttore del reparto di malattie infettive all'ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano - è uno degli obiettivi dell’Oms del 2030. Nella popolazione dei pazienti con Hiv è un compito molto facile perché almeno il 95% dei pazienti sono stati sottoposti a screening regolarmente, quindi possono essere facilmente identificati. Abbiamo terapie efficaci in tutti i tipi di paziente e tutti possono essere trattati, per cui in questa sottopopolazione l’obiettivo è raggiungibile ed estremamente redditizio perché la co-infezione da Hcv ha una progressione più rapida e influenza tutte le altre variabili di salute del paziente con Hiv. Entro la fine del 2018 probabilmente riusciremo a trattare quasi tutti i pazienti. La capacità e la volontà dei centri è in questo senso”.

“Il paziente con infezione da Hiv – ha concluso Gioacchino Angarano, Unità Operativa di Malattie Infettive Azienda Ospedaliera “Ospedale Policlinico Consorziale” di Bari - soffre di una serie di cose, molte delle cose sono immodificabili, come la regolare assunzione di farmaci. Una oggi è però eliminabile: la co-infezione da Hcv. Questa provoca un peggioramento di tutti i parametri clinici evolutivi dell’infezione da Hiv, quindi toglierla è un grande vantaggio. Finora questo si è scontrato con limiti di tipo economico, ma come Simit siamo riusciti a inserire dei pazienti con la doppia infezione e oggi siamo nella condizione di poterla eradicare, dobbiamo soltanto farlo. Il Servizio Sanitario Nazionale riuscirà a ridurre le morbilità dei pazienti con doppia infezione da Hiv e Hcv. I pazienti avranno meno complicanze renali, meno complicanze epatiche, meno tumori. Togliere l’infezione da Hcv riduce lo sviluppo di tumore anche in altra sede diversa dal fegato”.

15 giugno 2017
© Riproduzione riservata


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