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Coronavirus. Speranza: “Non dobbiamo avere paura”


"Nessuna sottovalutazione o facile ottimismo ma noi, insieme agli altri paesi, affronteremo questa emergenza. Con grande rispetto per le opinioni di tutti dico attenzione a non dare dell’Italia una rappresentazione sbagliata. Nelle prossime settimane sarà decisivo, insieme al lavoro delle istituzioni, il comportamento individuale di ciascuno di noi. Seguire le regole di igiene e le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità è fondamentale per vincere questa sfida", così il ministro della Salute nella sua informativa alla Camera. 

26 FEB - Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell'informativa svolta questa sera alla Camera dal Ministro della Salute Roberto Speranza
 
Onorevoli colleghi,
Considero non rituale questa possibilità di riferire alla Camera dei Deputati. Oggi che più che mai serve una relazione stretta tra governo e parlamento capace di superare i vincoli ordinari delle relazioni tra maggioranza e opposizione.
 
A rispondere all’emergenza del nuovo Coronavirus deve essere tutto il nostro Paese. Non una parte, non una istituzione nazionale o territoriale, ma la Repubblica nel suo complesso, in una relazione positiva con i cittadini italiani che possono svolgere un ruolo fondamentale anche con i loro comportamenti individuali.
 
Mi sia permesso, in apertura, di esprimere la gratitudine mia, del governo, e sono convinto di tutta la comunità Nazionale nei confronti delle donne e degli uomini che, senza sosta, da giorni stanno fronteggiando l’emergenza a tutti livelli in modo particolare sui territori più colpiti. Penso prima di tutto ai nostri medici, infermieri, professionisti sanitari. Penso alla protezione civile, ai volontari, alle forze dell’ordine, ai nostri amministratori locali di tutti i livelli. Penso, in modo particolare, ai cittadini delle aree coinvolte dalle misure di prevenzione più dure. Grazie a tutti loro per lo straordinario spirito di collaborazione. Questa sfida si può vincere solo insieme. Non dovremmo mai dimenticarlo nei prossimi giorni.

 
Vorrei inizialmente sottolineare che le nostre scelte di queste settimane sono state sempre adottate a partire da valutazioni di carattere tecnico scientifico. È la scienza e non la politica ad orientare la nostra battaglia per arginare la diffusione del nuovo coronavirus. È la comunità scientifica a definire il livello di rischio sanitario, non altri.
 
A noi, spetta in una chiara distinzione di ruoli e funzioni, il compito di garantire con i nostri provvedimenti un livello di prevenzione e controllo efficace e proporzionale allo stato di allerta indicato dai nostri scienziati e dalle autorità sanitarie.
 
In Italia possiamo vantare scienziati di altissimo profilo. L’Istituto Superiore di Sanità è al lavoro in queste ore per ricostruire il tracciato epidemiologico di quanto accaduto. Si tratta di una istituzione che mette le radici nella storia antica della ricerca scientifica del nostro Paese. In Istituto hanno lavorato, tra gli altri, personalità come Enrico Fermi e Rita Levi Montalcini.
Dobbiamo fidarci dei nostri scienziati.
 
Sono loro che stanno lavorando alla ricostruzione “della catena del contagio”. I primi riscontri evidenziano che in Italia si sono sviluppati due focolai, che inizialmente sembravano distinti, ma che poi si sono dimostrati connessi, uno in Lombardia – più vasto – e un altro puntiforme in un piccolo comune del Veneto.
 
Da questi, allo stato di avanzamento della ricerca, derivano, in massima parte, i casi segnalati in altri centri del nord Italia, ma anche in Sicilia.

E’ stato ovviamente attivato per ogni caso, dopo una accurata indagine epidemiologica, il contact tracing e a tutti sono stati eseguiti tamponi oro faringei.
 
Il virus coltivato viene in queste ore “sequenziato” per definire puntualmente l’origine e le sue specifiche caratteristiche. Ad oggi, non hanno trovato conferma le ipotesi attorno al caso “zero” che ha infettato il primo paziente nell’area del Lodigiano, in Lombardia.
 
Sulla base dei dati che provengono anche da altri paesi europei, risulta evidente che aumentano quotidianamente sia le aree di contagio che il numero dei soggetti risultati positivi al nuovo corona virus. È un quadro in continua evoluzione, non solo nel nostro paese, che non si presta a facili previsioni.
A questa incertezza di prospettiva fa da contraltare una evidente certezza.
 
Gli studi finora fatti, il più autorevole su 44.000 casi in Cina, hanno dimostrato che il nuovo coronavirus, nella stragrande maggioranza dei casi, comporta sintomi molto lievi. Il paragone anche con altre epidemie è eloquente.
La Sars ha un tasso di letalità del 9,6%. Il virus Ebola, la cui epidemia in corso in Congo è tutt’ora un’emergenza internazionale di salute pubblica dell'Oms, ha un tasso di letalità stimato intorno al 50%.
 
Si guarisce rapidamente e spontaneamente nell’80% dei casi, e nel 15% dopo regolari cure sanitarie.

Solo il 5% presenta problemi molto gravi ed il tasso di letalità è poco sopra il 2% ed in larghissima parte legato alle preesistenti condizioni morbose di soggetti anziani.
 
Perché allora ci preoccupiamo tanto del coronavirus?
Perché ad un basso tasso di letalità corrisponde un tasso significativo di contagio che in presenza di una diffusione incontrollata del virus potrebbe colpire soprattutto la popolazione più debole e più anziana e sovraccaricare i nostri presidi sanitari. Per questo bisogna continuare a fare tutto ciò che è necessario per limitare la diffusione del contagio.
 
Non essendo disponibili al momento farmaci o vaccini, per cui comunque la comunità scientifica è al lavoro, l’isolamento dei contagiati è l’unica strada che garantisce efficacemente la riduzione della diffusione del virus. 
Per questa ragione il lavoro fatto in questi giorni in Italia ha avuto l’obiettivo di isolare i casi positivi e tracciare i contatti stretti.
 
Oggi in conferenza stampa a Roma la responsabile del Centro Europeo per la Prevenzione e il controllo delle malattie Andrea Ammon ha affermato che il numero significativo di casi riscontrati in Italia va correlato al numero molto alto di tamponi eseguiti rispetto e quelli fatti al di fuori dal nostro paese. Nella stessa sede il responsabile dell’Oms Hans Kluge ha affermato che bisogna fidarsi pienamente delle azioni messe in campo in Italia.
 
La stessa commissaria europea alla salute Stella Kyriakides sempre oggi ha pubblicamente sostenuto che il nostro Paese ha adottato misure molto risolute e tempestive.
 
Proprio qui alla Camera è stato discusso e approvato con il consenso di tutte le forze politiche, segnale molto importante, il decreto che da la facoltà alle autorità competenti di adottare ogni misura finalizzata al contenimento della diffusione del nuovo coronavirus, come:

a) la possibilità di “isolamento” dei comuni interessati dal contagio (divieto di allontanamento dagli stessi e il divieto di accesso nei medesimi); (misura adottata solo per 10 comuni in Lombardia e 1 in Veneto)

b) la possibilità di sospensione di qualsiasi manifestazione ed evento pubblico o privato (inclusi quelli ludici, sportivi e religiosi);

c) la possibilità di sospensione dei servizi scolastici e universitari e dei viaggi di istruzione;

d) la possibilità di sospensione delle attività degli uffici pubblici e delle procedure concorsuali, anche se già indette;

e) la possibilità di sospensione delle attività di trasporto (terreste, ferroviario, marittimo) di merci e persone;

f) la possibilità di sospensione delle attività lavorative e la chiusura delle attività commerciali.
 
Il decreto consente di adottare le richiamate misure di contenimento sia nei comuni oggetto del contagio, sia in aree limitrofe.
 
Tutte le misure di contenimento sopra citate sono state tempestivamente adottate dal Governo: lo stesso 23 febbraio il Presidente del Consiglio dei Ministri, a seguito della mia proposta, sentiti gli altri Ministri competenti per materia, ha applicato le prime misure citate.
 
Sempre al fine di contenere la crescita ed il numero di nuovi focolai, con apposita circolare, (la 5443 del 22 febbraio 2020), sono state ulteriormente precisate sia le procedure di sicurezza per il personale sanitario che le norme di prevenzione e sicurezza da adottare per i cittadini che si recano ai pronto soccorso, alle strutture ospedaliere, agli studi dei medici di medicina generale aggiornando le Circolari precedenti (n. 1997 del 22 gennaio 2020 e n. 2302 del 27 gennaio 2020).
 
I provvedimenti, che abbiamo prontamente assunto d’intesa con le regioni, sia quelle con cluster sia quelle senza cluster, perseguono un obiettivo prioritario: adottare tempestivamente tutte le misure necessarie volte ad arginare la diffusione del contagio e ridurre il numero di nuovi focolai.
 
È con questo spirito che in questi giorni abbiamo lavorato gomito a gomito con i presidenti e gli assessori alla sanità delle nostre regioni che voglio, ancora una volta, ringraziare pubblicamente.
 
Lo stesso possiamo e dobbiamo fare anche in Parlamento, in un rapporto di chiara e limpida sinergia istituzionale tra chi ha la responsabilità del governo nazionale e chi, opposizione in Parlamento, guida una parte significativa delle regioni italiane.
 
L’articolo 117 della nostra Costituzione definisce competenze concorrenti tra stato e regioni nel governo del servizio sanitario che a maggior ragione in una situazione di emergenza nazionale richiedono una solida ed efficiente collaborazione con un asse di comando chiaro e determinato. Non è il momento dei localismi, di inutili egoismi o protagonismi particolari.
Una leale e proficua collaborazione istituzionale è indispensabile per battere il Coronavirus nei prossimi mesi.

Per me unità significa abbassare le bandierine di parte e privilegiare sempre ed innanzitutto gli interessi generali.
 
Serve unità e responsabilità. Questo è il mio appello a tutti. Descrivere l’Italia come un paese colpito e travolto da una incontrollata emergenza sanitaria è un danno grave alle nostre imprese, al turismo, al nostro sistema paese.

Il Presidente del Consiglio e il ministro dell’economia stanno lavorando ad un piano straordinario di rilancio per affrontare le ricadute economiche di questa emergenza.
 
L’Italia è forte, siamo una potenza del G7 ascoltata e rispettata nel campo della tutela della salute pubblica.

Siamo tra i primi al mondo come servizio sanitario nazionale, abbiamo una delle aspettative di vita più alte del pianeta, siamo all’avanguardia nella cura di tantissime malattie.

Lo dico sinceramente, con il cuore, prima che con la testa, non si può un giorno esaltare le ricercatrici dello Spallanzani, la serietà dell’istituto superiore di Sanità, il contributo fondamentale di tanti nostri scienziati e poi mettere in dubbio le loro indicazioni.
 
Non dobbiamo avere paura. Ripeto, nessuna sottovalutazione o facile ottimismo ma noi, insieme agli altri paesi, affronteremo questa emergenza.

Con grande rispetto per le opinioni di tutti dico attenzione a non dare dell’Italia una rappresentazione sbagliata.
 
Ieri ho ricevuto a Roma i ministri della salute di Francia, Germania, Austria, Svizzera, Croazia e Slovenia. L’Italia è un Paese credibile come è apparso evidente nel documento finale che abbiamo approvato unanimemente.
È una credibilità che abbiamo consolidato con il lavoro svolto negli ultimi mesi.
Abbiamo approvato provvedimenti cautelativi dal 22 gennaio, ben prima che il 30 gennaio l’OMS dichiarasse il coronavirus emergenza di sanità pubblica. Già il 31 gennaio abbiamo proclamato lo stato di emergenza per il coronavirus e nominato commissario Angelo Borrelli che ringrazio per il lavoro che sta svolgendo.
 
Francia, Germania, Inghilterra e Paesi scandinavi hanno abbattuto i loro collegamenti diretti con la Cina attraverso atti di sospensione dei voli da parte delle loro compagnie di bandiera Air France, Lufthansa, British Airways e Sas proprio come noi abbiamo ridotto gli oltre 12.000 arrivi a settimana attraverso la sospensione dei 25 voli su Malpensa e dei 35 su Fiumicino alla settimana avvenuta il 30 gennaio.
 
Ogni giorno vengono ancora controllati con termo scanner 1.400 voli e 150.000 passeggeri provenienti da rotte internazionali anche per intercettare i voli indiretti dalla Cina. Voglio ricordare che, a differenza di come alcune volte è stato riportato, nessun Paese in Europa prevede la sorveglianza domiciliare o forme di quarantena per chi viene dalle aree a rischio ancora oggi. Noi lo abbiamo fatto per gli studenti dal 8 febbraio e per tutte le persone dal 21 febbraio.

A questi controlli vanno aggiunti quelli effettuati, mediamente, su 16 grandi navi al giorno, con circa 5.000 passeggeri e 1.700 membri di equipaggio.
Credo in questo lavoro, e ringrazio tutte le persone che si sono impegnate, per realizzarlo.
 
In conclusione voglio rivolgermi a cittadini che ci stanno ascoltando. Nelle prossime settimane sarà decisivo, insieme al lavoro delle istituzioni, il comportamento individuale di ciascuno di noi. Seguire le regole di igiene e le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità è fondamentale per vincere questa sfida.
 
Con la piena fiducia nella nostra comunità scientifica, con una solida collaborazione istituzionale, con determinazione e tempestività nella realizzazione dei provvedimenti necessari, supereremo, tutti insieme, questa emergenza.

L’Italia è più forte del nuovo coronavirus. 

26 febbraio 2020
© Riproduzione riservata


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