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Professioni sanitarie. Perdono appeal tra i giovani: -11,5% le domande all’Università. Il Rapporto

Resta però stabile il numero dei posti a bando e il rapporto tra domande e posti a disposizione scende da 4,4 a 3,9. Ma cresce la disoccupazione e il fabbisogno va rivisto. Il Rapporto di Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza Nazionale Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie.

16 DIC - Prosegue il trend negativo delle professioni sanitarie. Rispetto allo scorso anno (-3,1%) calano ancora (-11,5%) le domande di ammissione ai corsi di Lauree dei 22 profili sanitari. In numeri, il passaggio è stato da 119.654 domande per l’anno accademico 2012-2013 a 105.901 per il 2013-2014, con uno scarto di 13.753 domande. Tuttavia resta quasi stabile a 27.338 il numero dei posti a bando, il che si traduce in maggiori chance di frequentare il corso. Il rapporto domande su posto (D/P) è infatti sceso da 4,4 a 3,9.

E’ quanto emerge dai dati rilevati dalla Conferenza nazionale dei Corsi di Laurea delle Professioni sanitarie, grazie alla collaborazione delle segreterie delle Università sedi di Facoltà/Scuole di Medicina e Chirurgia, e riassunti nel rapporto che Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza Nazionale Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie e Coordinatore Tecnico del Corso di Laurea in Tecniche di Neurofisiopatologia, Università di Bologna, ha presentato l’11 dicembre scorso all’ Osservatorio Professioni Sanitarie del Ministero dell’Università.

La riduzione più consistente si è registrata tra gli ortottisti (-30,5% di domande), seguiti agli assistenti sanitari (-27,1%) e dai tecnici di riabilitazione pediatrica (-21,9%). Ma perde appeal anche la professione di infermiere (-16,4%) e quella di infermiere pediatrico (-15,5%). Ma c’è anche un professione che vede crescere il suo appeal. Si tratta del terapista neuropsicomotorio in età evolutiva, le cui domande nell’ultimo anno sono cresciute del 2,8%.


Meno richieste, più chance per i candidati
Come accennato, si è ridotto il rapporto Domande su Posti per tutte le 22 professioni, seppure con valori diversi. A un’estremità della “classifica” troviamo il Fisioterapista con un rapporto D/P che passa da 14,9 a 13,8; al secondo il Logopedista da 12,7 a 11,1; seguito dal Dietista da 8,7 a 7,1. Per l’Infermiere il rapporto è passato da 2,7 a 2,2. All’altro lato della “classifica” il Terapista Occupazionale, che va da 1,2 a 1,1, e l’Assistente Sanitario che scende da 1,3 dello scorso anno a 0,9, unica professione dove il rapporto Domande/Posti a disposizione è sotto la soglia di 1.

Le domande Regione per Regione
La diminuzione delle domande del -11,5% riguarda in misura simile quasi tutte le Regioni, con i seguenti valori: Piemonte -18,2%, Lombardia -10,5%, Liguria -11%, Friuli -12,1%, Veneto -8,1%, Emilia R.-15,8%, Toscana -12,9%, Marche -17,5%, Umbria -16,7%, Lazio -12,9%, Abruzzo e Molise -10,8%, Campania -15,2%, Puglia -11,2 e Sicilia -8,3%.
Al contrario, aumenta solo per Calabria +2% e Sardegna +0,8%. “Questo – spiega Mastrillo - dipende dal fatto che Cagliari ha riattivato il corso per Fisioterapista con 679 nuove domande e con un aumento totale da 2.933 a 3.195. Mentre per la Calabria dipende dall’incremento dei Corsi di Laurea a Catanzaro, da 6 dello scorso anno a 17, e dei posti da 700 a 825”.
Per quanto riguarda le singole Università la differenza va dal -28% di Messina e Milano S. Raffaele, al -25% di Salerno, -23% di Siena, -19% di Roma Cattolica e Brescia, -17% di Torino, Bologna, Ferrara, Ancona, Perugia e Chieti, per citarne alcune. Solo 5 le Università in cui si è registrato un aumento di domande: Catania +13%, Cagliari con il +9%, Pavia +6% e Catanzaro con +2% e il Campus di Roma con il +3,8%..

Programmazione regionale dei posti
Se la Regione Sicilia ha ridotto il fabbisogno del –63%, da 5.470 a 2.000, al contrario il Lazio l’ha aumentato del 26%, dai 4.165 a 5.244, con ben 1.079 in più, in particolare riferito al profilo del Tecnico di Radiologia (da 120 a 210, cioè +75%), del Tecnico di Laboratorio (da 120 a 210, cioè +83%) e del Tecnico di Prevenzione (da 120 a 180, cioè +50%). Con percentuale simile (28%), ma con valori inferiori (da 383 a 492), l’aumento riguarda anche la Basilicata.

"Crisi occupazionale" anche per le professioni sanitarie
Anche se l’area sanitaria si conferma tra le migliori per accesso al lavoro, la percentuale di occupati è scesa di 17 punti dal 2007 al 2011, passando dall’84,4% al 67,8%, con una riduzione particolarmente accentuata negli ultimi 2 anni. Insomma, ora la disoccupazione tocca anche le professioni sanitarie e anche gli infermieri, “profilo rispetto a cui fino a 3 anni fa si lamentava la carenza”, osserva Mastrillo. Per gli infermieri l’occupazione è scesa dal 94% del 2007 a 74% del 2011, mentre era 83% nel 2010, quindi ben 9 punti in meno in un solo anno.
La perdita di “occupazionalità” è maggiore per l’Infermiere Pediatrico, che in punti percentuali passa dal 92% del 2007 al 55% del 2011. Ma ancora più alto è il calo per il Tecnico di Radiologia che scende dal 93% del 2007 al 48% del 2011, con differenza di ben 45 punti percentuali, di cui 9 sull’anno 2010, e che resta la riduzione maggiore in assoluto fra i 22 profili.
 
Calcolo del fabbisogno. Tutto da rivedere
“Ad oggi ci sono numerosi disoccupati a 3 anni di laurea e come immediata conseguenza si rileva un calo totale di circa 12 mila domande di ammissione ai 22 corsi”, commenta Mastrillo. Tutto questo, secondo Mastrillo, “porta a dover riflettere sulla opportunità che già dal prossimo AA 2014-15 si valutino con attenzione i criteri finora considerati per il fabbisogno formativo. Fra questi il tasso di turnover, che da oltre 15 anni viene stimato al 5-6%, perché legato alla compensazione dell’alta mortalità scolastica che in alcuni casi arrivava al 40% a causa della mancata selezione in alcuni Corsi, specie per Infermieristica al Nord dove il numero delle domande presentate era addirittura inferiore rispetto ai posti a bando. Ma negli ultimi 6 anni – evidenzia Mastrillo - l’aumento progressivo delle domande ha permesso una maggiore selezione, che da 3 anni è favorita anche dalla introduzione di graduatorie generali di merito; questo porta a ipotizzare un maggiore rendimento degli studenti iscritti e relativo aumento dei laureati. Di conseguenza, a parte alcune eccezioni come ad es. Audioprotesista, Igienista Dentale e Podologo, per i quali occorre un turnover di almeno il 10%, in tutti gli altri casi si rileva un fabbisogno formativo sul turnover al 5% con tendenza verso il 4% e con ipotesi di riduzione al 3% per il 2014-15”, conclude Mastrillo, evidenziando che “per le altre professioni di area sanitaria i valori di turnover per l’offerta formativa risultano da anni più bassi e al di sotto del 3%, ovvero Medicina al 2,7%, Odontoiatria all’ 1,7% e Veterinaria al 2,9%”.

16 dicembre 2013
© Riproduzione riservata


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