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L’Emilia Romagna e i conti della sanità: un esempio di buon governo da emulare 

Da oltre venti anni, la Regione gestisce il suo Ssr in condizioni di efficienza. Né la compressione di spesa della prima metà degli anni Novanta, né l’applicazione del titolo V hanno avuto controeffetti. Dopo l’analisi del Lazio ecco un paper che, numeri alla mano, fotografa il sistema sanitario di una delle regioni con i conti più a posto del Paese. LO STUDIO

27 DIC - Dopo quello del Lazio, si analizza, con la stessa metodologia e le stesse fonti di dati, il sistema sanitario regionale dell'Emilia Romagna. L’analisi segue la metodologia utilizzata da Ecofin e Ocse per le proiezioni a medio-lungo termine della spesa: profili di spesa pro-capite per fasce di età, agganciati alla dinamica del Pil pro-capite, applicati alla struttura demografica. Il livello e la dinamica della spesa sanitaria corrente dell’Emilia Romagna sono messi a confronto con i corrispondenti dati nazionali, nel periodo che va dal 1990 al 2010 (anno più recente coperto da dell’Istat).
Il Ssr dell’Emilia Romagna è ritenuto tra i migliori d’Italia e a buon diritto deputato ad esser di riferimento o benchmark. Questo paper porta all’attenzione numeri salienti per confermare il giudizio positivo, elaborati in maniera rigorosa, lineare e trasparente proprio per poter essere di supporto all’attività della Conferenza Regioni e della Conferenza Stato-Regioni.
 
Da oltre venti anni, l’Emilia Romagna gestisce il suo Ssr in condizioni di efficienza. La compressione di spesa della prima metà degli anni Novanta non ha avuto solo riflessi finanziari, come nella media Italia e soprattutto nel Lazio, ma sembra esser corrisposta anche a miglioramenti strutturali di governance per far fronte ai nuovi limiti di bilancio. La frettolosa riforma del Titolo V della Costituzione e l’avvio della mai chiusa “traversata” federalista non hanno avuto controeffetti, come invece nella media Italia e soprattutto nel Lazio dove hanno prodotto una accelerazione di spesa anche come reazione “meccanica” alla compressione finanziaria degli anni Novanta.

 
Ne emerge una Emilia Romagna che già da tempo governa il suo Ssr secondo le migliori pratiche federaliste, pur in assenza di un quadro nazionale di riferimento per il federalismo compiuto. Se si adottasse come standard di finanziamento la regola che dappertutto, in ogni Regione, ogni cittadino dovrebbe avere a disposizione le stesse risorse pro-capite per fascia di età, l’Emila Romagna sarebbe già pronta da tanti anni.
Non avrebbe bisogno di compiere alcuna correzione e, anzi, sarebbe un esempio concreto da imitare.
 
Un indubbio esempio positivo, soprattutto se si pensa che si tratta di una Regione ricca (in confronto alla media Italia) che, pur avendo la possibilità di integrare con fondi propri la quota di spettanza del Fsn, si è sempre sforzata con successo di mantenere in ordine i suoi conti sanitari, così rendendo disponibili risorse sia per rinforzare altri comparti del suo welfare system, sia per contribuire a rendere praticabile la perequazione interregionale.
 
Infatti, da un lato non è un caso che l’Emila Romagna si sia distinta negli anni scorsi per i tentativi di creare un fondo regionale stabile per le non autosufficienze, arrivato ad avere una capitalizzazione addirittura superiore al corrispondente fondo nazionale, anche se poi è stato difficile dar continuità a causa della crisi economica.
 
Dall’altro lato, deve esser chiaro che la perequazione tra territori è possibile solo nella misura in cui le Regioni più ricche mettono a disposizione risorse fresche, e questo può tanto più realizzarsi quanto più efficiente ed efficace è la governance in queste Regioni. Il necessario contraltare di questa esigenza di efficienza/efficacia delle Regioni più ricche è l’indispensabile e doverosa efficienza/efficacia delle Regioni beneficiarie dei flussi di perequazione: proprio quando spendono risorse frutto di sforzi dei cittadini di altre Regioni, le Regioni che beneficiano della perequazione hanno il dovere di utilizzarle nella maniera in assoluto migliore.
 
È questo l’unico equilibrio sostenibile in un Paese come l’Italia, con aspirazioni federaliste o di concreto decentramento ma, nel contempo, con la necessità, almeno in questa fase storica, di ampie perequazioni tra territori per realizzare appieno il dettato costituzionale: coesione e responsabilizzazione assieme.
 
L’Emilia Romagna è una Regione che ha già fatto e sta ancora facendo egregiamente la sua parte. Un esempio di buon governo sanitario da emulare.
 
Nicola C. Salerno
 
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27 dicembre 2013
© Riproduzione riservata


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