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Sicurezza dei pazienti. Il 57% degli italiani teme di subire danni durante le cure. Ma solo al 13% è capitato davvero. I RAPPORTI UE

Pubblicati dalla Commissione Europea una serie di rapporti che evidenziano le criticità, reali o percepite, in materia di sicurezza dei pazienti. In Italia il timore è maggiore che in Europa (57% vs 53%), ma le esperienze reali di danno subìto sono inferiori che nel resto dell’Ue (13% vs 27% le esperienze dirette, 38% vs 46% quelle famigliari). In Ue almeno 37.000 pazienti muoiono ogni anno per infezioni nosocomiali. TUTTI I DOCUMENTI.

23 GIU - Si stima che l’8-12% dei pazienti ricoverati in ospedale in Europa subisca un evento avverso, ad esempio una infezione associata all’assistenza sanitaria (approssimativamente il 25% dei casi). Ogni anno nella Unione Europea circa 4,1 milioni di pazienti hanno una infezione ospedaliera e almeno 37.000 di loro muoiono per le conseguenze. Tuttavia il 20-30% delle infezioni nosocomiali potrebbe essere evitato applicando programmi intensivi di igiene e controllo delle infezioni. Eppure la strada da fare in questa direzione è ancora lunga. Sia in Europa che nel nostro Paese. Quando si tratta di sicurezza delle cure sanitarie, infatti, l'Italia è indietro sulla formazione degli operatori sanitari e sull'“empowerment” del cittadino, parziali gli avanzamenti sui programmi e politiche per la sicurezza e sui sistemi di reporting.

È quanto emerge dai Rapporti della Commissione Europea, freschi di pubblicazione, che presentano i progressi compiuti in materia nei Paesi Ue dal 2009, anno di approvazione della Raccomandazione del Consiglio Europeo sulla sicurezza dei pazienti, comprese la prevenzione e il controllo delle infezioni associate all'assistenza sanitaria (2009/C 151/01). Il pacchetto di documenti, alla realizzazione dei quali hanno partecipato anche il ministero della Salute italiano e il Centro GRC della Toscana, è composto in particolare da: 1) La relazione sull'esecuzione della raccomandazione del Consiglio sulla sicurezza dei pazienti del 2009, 2) L’indagine Eurobarometro sulla sicurezza dei pazienti e la qualità dell'assistenza, condotta tra il novembre e il dicembre 2013 in tutti i 28 paesi dell’UE; 3) I risultati della consultazione pubblica svoltasi tra il dicembre 2013 e il febbraio 2014.


“Quando i nostri cittadini si recano in un ospedale si aspettano di ricevere un’assistenza sanitaria sicura. La buona notizia è che la maggior parte degli Stati membri ha attuato programmi per la sicurezza dei pazienti. La cattiva notizia è che, nonostante tali progressi, nelle strutture sanitarie continuano a registrarsi eventi sfavorevoli e la sicurezza dei pazienti è raramente contemplata nella formazione del personale sanitario. Dobbiamo pertanto dar seguito all'impegno volto a garantire ai nostri cittadini una maggiore sicurezza nelle strutture sanitarie", ha affermato Tonio Borg, Commissario europeo per la Salute, commentando i risultati raccolti. Eccone una sintesi:

Relazione sull'esecuzione della raccomandazione del Consiglio sulla sicurezza dei pazienti del 2009
Nel 2009 il Consiglio ha presentato una raccomandazione sulla sicurezza dei pazienti e sulle infezioni nosocomiali, che prevede una strategia globale a livello di UE basata su quattro settori di intervento: 1) politiche e programmi in materia di sicurezza dei pazienti; 2) rafforzamento del ruolo dei pazienti, 3) segnalazione degli eventi sfavorevoli e apprendimento dagli errori; 4) istruzione e formazione del personale sanitario.
A seguito della relazione del 2012 sull’attuazione della raccomandazione, che ha dimostrato i progressi compiuti dagli Stati membri e ha
individuato i settori che richiedono ulteriore impegno, la relazione odierna evidenzia ulteriori progressi compiuti negli ultimi due anni, in particolare nei settori sotto elencati.
1.    Sviluppo di politiche e programmi in materia di sicurezza dei pazienti: 26 paesi hanno elaborato o stanno completando strategie o programmi in materia di sicurezza dei pazienti. Le norme sulla sicurezza dei pazienti sono ora obbligatorie in 20 paesi (erano 11 nel 2012) e 19 paesi utilizzano gli orientamenti in materia di sicurezza dei pazienti.
1.    Sistemi di segnalazione e di apprendimento relativi agli eventi sfavorevoli: tali sistemi sono attualmente in vigore in 27 paesi (erano 15 nel 2012), principalmente a livello nazionale (21) e di prestatori di assistenza sanitaria (13). I pazienti sono attualmente più propensi a segnalare di aver subito danni nel ricevere assistenza sanitaria – nel 2013 il 46% ha segnalato eventi sfavorevoli, mentre nel 2009 lo ha fatto solo il 28%.
2.    Rafforzamento del ruolo dei pazienti: 18 paesi informano i pazienti sulle norme relative alla sicurezza dei pazienti, sulle misure di sicurezza per ridurre o prevenire gli errori, sul diritto al consenso informato alla terapia, sulle procedure di reclamo e sui mezzi di ricorso disponibili (soltanto cinque nel 2012).

Per quanto riguarda l’impatto della raccomandazione, 21 dei 28 paesi rispondenti hanno dichiarato di aver incrementato la sensibilizzazione a livello politico, 20 hanno dichiarato di aver aumentato la consapevolezza nelle strutture sanitarie e 16 hanno dichiarato di avere avviato interventi concreti.
La relazione conclude tuttavia che è necessario un impegno continuo a livello di UE per aumentare la sicurezza dei pazienti e la qualità dell'assistenza e propone una serie di interventi, tra cui l'elaborazione di orientamenti sulle informazioni da fornire ai pazienti e sulla norme relative alla sicurezza dei pazienti, nonché una definizione comune di qualità dell'assistenza.

Per quanto riguarda la prevenzione delle infezioni nosocomiali la relazione conclude che è richiesto un maggiore impegno, in particolare per garantire che nelle strutture sanitarie sia presente personale specializzato addetto alla lotta contro le infezioni nonché per assicurare la capacità di isolamento dei pazienti infetti.

Indagine Eurobarometro sulla sicurezza dei pazienti e la qualità dell'assistenza
Poco più della metà (53%) dei cittadini dell'UE considera probabile che i pazienti possano subire danni a seguito delle cure ospedaliere ricevute nel proprio paese. Questa percentuale varia tuttavia notevolmente tra i diversi paesi: si va dall’82% di Cipro al 21% dell’Austria. Anche l’Italia è sopra la media europea, dal momento che la percentuale di cittadini che temono di subire danni in ospedale raggiunge il 57%. Questo nonostante solo il 13% degli italiani dichiari di avere direttamente subito un danno o che sia accaduto a un famigliare (38%). Anche in Europa il timore è maggiore della reale esperienza di danno, avvenuta al direttamente 27% dei cittadini intervistati e al 46% dei loro famigliari.

L’Italia, tuttavia, è ancora più indietro della media europea per quanto riguarda le segnalazioni. In Europa, infatti, il 46% di coloro che hanno subito un evento sfavorevole lo ha segnalato (era il 28% nel 2009, il che indica che il ruolo dei pazienti è stato sensibilmente rafforzato), ma l’Italia è, in questo campo, tra i paesi in “rosso”, cioè dove il danno è stato segnalato da meno del 42% dei pazienti che lo hanno subito. Se i cittadini italiani hanno subito un danno si rivolgono nel 48% dei casi, come nel resto d’Europa, ha un avvocato. La percentuale di cittadini italiani che si rivolge alle direzioni sanitarie è molto più bassa che in Europa (27% vs 39%).
Ciò nonostante, nel 37% dei casi in cui l’evento sfavorevole è stato segnalato "non è successo nulla". Un paziente su cinque ha tuttavia ricevuto le scuse del medico o degli infermieri, mentre il 17% ha ricevuto una spiegazione dell’errore commesso da parte della struttura sanitaria.

Sempre per quanto l’Italia, l’indagine ha rilevato come il 71% dei cittadini europei afferma che la qualità della sanità nel loro paese è buona, mentre nel nostro Paese tale percentuale scende al 56% e il 35% ritiene che la propria sanità sia peggiore rispetto agli altri paesi. Il 41% dei cittadini italiani rispetto al 53% del resto d’Europa ritiene che uno dei criteri per definire la qualità sia avere dei medici ben formati, il 36% rispetto al 40% degli europei fornire cure efficaci mentre il 23% rispetto al 25%, disporre di apparecchiature sanitarie moderne. Colpisce la questione del rispetto della dignità del paziente che viene percepita come un importante criterio di qualità dal 31% dei cittadini italiani rispetto al 24% degli europei.
 
La consultazione pubblica
I risultati della consultazione pubblica svoltasi tra il dicembre 2013 e il febbraio 2014 mostra che la società civile (oltre il 90%) ancora ritiene che la sicurezza dei pazienti nell’UE sia problematica. Dai risultati è emerso un fortissimo sostegno a tutti i settori passibili di miglioramento individuati dalla Commissione. Secondo gli intervistati le misure più efficaci consistono nel coinvolgere il personale sanitario, nel prevedere leggi nazionali vincolanti, nel coinvolgere le organizzazioni dei pazienti e nel promuovere la cooperazione in materia di sicurezza dei pazienti a livello di UE.
 
La maggior parte dei partecipanti (72%) ritiene inoltre che ampliare l'ambito di applicazione dell'intervento dell'UE dalla sicurezza dei pazienti fino a coinvolgere una qualità dell'assistenza in senso più ampio apporterebbe notevoli benefici.
 
La sicurezza dei pazienti è considerata il risultato di un'assistenza di alta qualità, che deve essere sicura, efficace e rispettosa delle esigenze e della dignità dei pazienti.
 

23 giugno 2014
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