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Sanità religiosa. Vizi privati e pubbliche virtù

L’intreccio o la commistione fa nascere un reticolo di corruttele che partendo da personaggi, molto vicini agli ordini religiosi o alle gerarchie ecclesiali, cerca di permeare gli ambienti politici ed istituzionali deputati all’erogazione ed al controllo delle risorse finanziarie

21 GIU - Come ampiamente documentato dal Prof. Fabrizio Gianfrate (I peccati dell’ospedale religioso tra sanità e santità) la sanità religiosa sta attraversando un periodo di profonda crisi, sia di imprenditorialità sanitaria, sia di immagine ed etica religiosa.
 
Il caso citato dall’articolo della casa di cura della Divina Provvidenza di Bisceglie rappresenta l’ultimo epilogo di una catena di corruttele e di malversazioni che ha investito questo importante segmento della sanità convenzionata con il SSN.
 
Forse una dimenticanza del Prof. Gianfrate è stata quella di non menzionare, tra le strutture religiose non a fine di lucro, anche quelle di rito non cattolico come l’ospedale israelitico di Roma, dove l’ex presidente INPS Antonio Mastrapasqua è stato indagato insieme ad altri dirigenti dell’ospedale per truffa aggravata al Sistema Sanitario nazionale, per un’appropriazione e danno erariale di 85 milioni di euro.
 
Gli autori avrebbero falsificato le schede di dimissione dei pazienti inserendo interventi che avevano rimborsi più alti.

Anche in questo caso si può affermare che l'Etica ebraica, contenuta nel Tanakch, non corrisponde all’etica morale dimostrata da questi amministratori, come nella sanità cattolica l’etica dimostrata da alcuni amministratori non corrisponde, sicuramente, alla santità delle istituzioni rappresentate.
 
L’ISPE sanità (Istituto per la promozione ed etica in sanità) nel rapporto sulla “Corruzione e sprechi in sanità” aveva già individuato i “sette vizi capitali “che affliggevano una parte della sanità privata, sia laica che religiosa, convenzionata con il SSN.
 
Il dossier individua cinque ambiti, nei quali si annidano fenomeni corruttivi.
Uno di questi è la sanità privata che è permeata di mancata concorrenza (posizione dominante), mancato controllo dei requisiti delle strutture e sulle nuove attività, ostacoli all’ingresso del personale e scarso turnover, prestazioni inutili e false registrazioni DRg, falso documentale.
 
Naturalmente queste peculiarità negative, solo forse alcune, non investono tutta la sanità religiosa, che resta sempre un elemento importante e talvolta esclusivo, nel territorio, per la somministrazione di salute.
 
A farne le spese sono i cittadini e coloro che lavorano in questi ospedali, perché a causa della crisi economica, della necessità di tirare la cinghia e dei tagli alla sanità pubblica questo disinvolto sistema non ha, ora, più liquidità e rischia di collassare.
Naturalmente questa analisi non è esaustiva se non viene affiancata dalle motivazioni economiche e finanziarie che hanno portato questo settore, così importante della salute, al declino funzionale e strutturale.
 
Dobbiamo ripartire dal 1994 quando il legislatore decise, con giustezza e persuasione, che il SSN pubblicistico, più volte richiamato dalla normativa del nostro paese, non era da associare ad un’idea di esclusività per l’offerta sanitaria complessiva, ma doveva sicuramente essere affiancato, in un’ottica di concorrenzialità, da soggetti di natura privata che avevano pari dignità e diritti nell’esplicare siffatta attività.
 
Le aspettative erano chiare, tutti i soggetti sanitari dovevano partire dalla stessa linea di partenza e raggiungere il traguardo attuando politiche industriali sanitarie che avevano come risultato la migliore efficienza operativa in termini di costi e ricavi.
Credo che qualcuno in sede istituzionale (Governo e Regioni) abbia falsato questa gara con qualche “spintarella” ed agevolazione.
 
Le aziende ospedaliere di dipendenza regionale (pubbliche), con deficit operativi in conto esercizio venivano ripianate, con prassi costante e consitudinaria.
Questi interventi di tipo dirigista, sicuramente non hanno contribuito ad efficentare un sistema di concorrenzialità pubblico/privato.
 
L’equilibrio ottimale si poteva cogliere esclusivamente su razionalizzazione dei costi, in relazione alle risorse finanziare disponibili ed incrementi di produttività marginale, questo per controbilanciare un sistema remunerativo talvolta scarso od insufficiente.
 
Dall’altra parte la sanità privata religiosa convenzionata, non a fine di lucro, in regime di assistenzialismo pubblico, otteneva periodicamente e costantemente la revisione dei DRGs di propria spettanza, oltre la contribuzione totale o parziale per apertura o ristrutturazione di reparti e servizi oltre le cosiddette “funzioni particolari” di finanziamento per pronti soccorsi (DEA) e rianimazione, qualora questo non bastasse intervenivano pesantemente gli “extra”.
 
La legge regionale 34/2007 della Lombardia, ribattezzata come legge Daccò ha messo a disposizione per gli ospedali senza fini di lucro (la quasi totalità religiosi) 56 milioni nel 2008, 60 nel 2009 e altrettanti nel 2010.
 
L‘ospedale Valduce di Como, ospedale classificato della Congregazione delle Suore Infermiere dell’Addolorata, nel triennio 2009-2011, ha usufruito di stanziamenti per fondi extra per oltre 37 milioni di euro.
 
La legge finanziaria 2008 ha elargito all’IRCCS Bambino Gesù Roma un contributo extra di 50 milioni di euro. Per questo provvedimento in sede parlamentare (commissione) si fronteggiavano le tifoserie politiche del nord rappresentate da FI e Lega, che auspicavano il dirottamento del finanziamento al San Raffaele di Milano e quelle del centro-sud rappresentate dal PD ed alleati che auspicavano che la contribuzione extra venisse erogata a favore dell’ospedale pediatrico.
 
Naturalmente la crisi finanziaria che ha colpito il nostro sistema economico, i richiami dell’Europa per il rientro del deficit di bilancio in linea con gli altri paesi, ha contribuito in questi anni alle politiche di risanamento colpendo in primo luogo la sanità regionale mediante tagli lineari o revisione della spesa sanitaria, chiusura di ospedali o di reparti e servizi, redistribuzione dei posti letto aumento per i cittaditini della contribuzione “out of pocket”.
 
La politica dei finanziamenti “a pioggia” o la “manna dal cielo”, non esistono più per nessuno, neppure per gli ospedali religiosi, inondati fino a poco tempo prima di finanziamenti pubblici extra per milioni di euro.
 
La Regione Lazio, la più colpita da un duro piano di rientro finanziario, è quella che detiene al suo interno territoriale il più alto numero di ospedali e università religiose, ben dieci strutture su quarantuno (25%).
La Regione Lazio è quella che con i decreti regionali n.348 e n.349, i cosiddetti 'decreti Bondi', dal nome dell’allora commissario della sanità del Lazio, il 22 novembre 2012 stabilì un taglio retroattivo del 7% sui budget del 2012 delle strutture sanitarie private accreditate nel Lazio compresi gli ospedali religiosi classificati e agli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.

Il Governo Monti decurtò lo stanziamento extra, previsto per il 2012, da 14 a 9 milioni di euro destinato agli ospedali classificati ossia di proprietà di enti ecclesiastici.

Tutti questi ed altri, non elencati, provvedimenti legislativi portarono diversi “fiori all’occhiello” della sanità religiosa ad una pesante crisi finanziaria, con ricadute occupazionali e d’immagine.

A Roma il policlinico Gemelli, gestito dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, si è ritrovato con un buco di quasi un miliardo di euro, tra debiti verso banche e fornitori.
Altro caso eclatante quello del San Raffaele a Milano, istituto fondato da don Luigi Verzè, al centro di uno scandalo per un crac da un miliardo di euro.

Nella capitale vanno in crisi strutture d’eccellenza quali San Carlo de Nancy- IDI, Fatebenefratelli-Isola Tiberina.

Non dimentichiamo che anche la Regione Lazio viene chiamata in causa, spesse volte, giustamente, per i ritardi per la liquidazione delle rette di degenza, ma questa non rappresenta la causa principale della sofferenza finanziaria, al massimo può rappresentare una concausa.

Non stupisce a questo punto che dal fiume di risorse, non più garantite, dalla finanza locale o centrale qualcuno, ha cercato di intraprendere operazioni di dubbia legalità e di forte opacità operativa.

L’intreccio o la commistione, che qualcuno definisce Kombinat, per usare un termine ex sovietico, fa nascere un reticolo di corruttele che partendo da personaggi, molto vicini agli ordini religiosi o alle gerarchie ecclesiali, cerca di permeare gli ambienti politici ed istituzionali deputati all’erogazione ed al controllo delle risorse finanziarie. Naturalmente questa strategia è destinata a trovare facili e più rapide soluzioni alle dissoluzioni in cui, poche, ma importanti strutture religiose si dibattono.

Molto più difficile ed ardua è la via maestra, tutta in salita, del risanamento economico-finanziario strutturale e del ripianamento del debito.
 
Mauro Quattrone

21 giugno 2015
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