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Elettromedicali. Italia la peggiore d'Europa: il 64% è da sostituire. Assobiomedica lancia la sua campagna: dal 25 maggio #innovazionesuonabene

Partireste per un lungo viaggio con un’auto molto vecchia, a cui non è stata fatta alcuna manutenzione? Potendo scegliere una vettura nuova e affidabile, sicuramente no. Eppure, per cose ben più delicate, come la salute, ci si affida, anche inconsapevolmente, a strumentazioni obsolete. In Italia, quasi sette apparecchi su dieci sono talmente vecchi da aver oltrepassato la soglia di adeguatezza. Il nostro Paese si colloca al primo posto, con il Portogallo, nella classifica delle nazioni con le apparecchiature elettromedicali più vecchie in assoluto.

18 MAG - Diciannovemila tac, 5 mila risonanze, 4.200 mammografie. Calcolatrice alla mano, ogni giorno, in Italia, si eseguono più di 28 mila esami diagnostici. Ma “ospedale che vai, strumentazione diagnostica che trovi”. Non tutti i dispositivi elettromedicali sono uguali, ce ne sono alcuni più all'avanguardia, altri fin troppo vecchi .
 
“Sono obsoleti - ha spiegato Nicoletta Calabi, presidente dell'Associazione Elettromedicali Assobiomedica - 58 mila dispositivi per immagini presenti negli ospedali. In più, il 40% delle macchine di anestesia e il 50% dei ventilatori da terapia intensiva hanno più di 10 anni”.
 
Per far comprendere ai cittadini quanto sia importante l'innovazione nel settore è nata la campagna di Assobiomedica “#innovazionesuonabene” che, presentata oggi a Roma, prederà il via il 25 maggio 2017 a Napoli, per poi fare il giro dell l'Italia, fino all'ultima tappa nella Capitale, a novembre.
 
La presentazione di #innovazionesuonabene
“Non è che io abbia paura di morire. Non voglio assolutamente esserci quando accadrà”. Luca Telese usa una celebre battuta di Woody Allen per inaugurare la tavola rotonda di presentazione dell’iniziativa,  promossa dall’Associazione di Confindustria,  che rappresenta le imprese che producono e forniscono dispositivi medici.


“Un argomento - ha aggiunto Nicoletta Calabi – che riguarda ed interessa chiunque usufruisca del Servizio sanitario nazionale”.
E i numeri raccolti da Assobiomedica attraverso due studi mostrano che si tratta di una platea enorme. Solo per fare alcuni esempi, ogni giorno, 10 mila persone entrano in sala operatoria e 135 bambini nascono prematuri ed hanno bisogno di essere ventilati.
 
“È stato fatto un vero e proprio censimento di elettromedicina e diagnostica per immagini tra le strutture italiane – ha continuato la presidente dell'Associazione Elettromedicali Assobiomedica – Il lavoro è aggiornato al 31 dicembre 2015. In tutto sono 50 mila le apparecchiature censite, divise in 18 diverse categorie. In 12 mesi, gli ecografi a disposizione dei pazienti sono aumentati di 2 mila unità. 500 strumentazioni in meno, invece se si considerano le apparecchiature di altra natura. Un calo – ha sottolineato Calabi - dovuto probabilmente all'accorpamento di alcuni ospedali”.
 

Gli studi di Assobiomedica non rilevano grosse differenze tra il nord e sud Italia. Ma resta un dato allarmante che vale per tutta la penisola: il rapporto tra apparecchiature vecchie e nuove. Sette macchinari su 10 sono di tipo convenzionale e andrebbero sostituiti con apparecchiature digitali.
 
Ma in che cosa si traducono questi dati per un cittadino che va in una struttura pubblica? “Che avrà solo il 25% di possibilità di avere una diagnosi fatta con un'apparecchiatura all'avanguardia”, ha risposto la presidente dell'Associazione Elettromedicali Assobiomedica. “È come se ognuno di noi, oggi - ha aggiunto - lasciasse la sua automobile per riprendere quella che aveva 15 anni fa. Arriverebbe con molta probabilità comunque a destinazione. Ma inquinando di più, dovendosi fermarsi a chiedere informazioni, in assenza di navigatore. In altre parole, viaggerebbe più scomodo e meno sicuro”.
 
La situazione non migliora nemmeno nei reparti più delicati. Va ancora peggio sia in sala operatoria che in terapia intensiva: “parliamo di macchinari salvavita – ha detto Calabi – eppure entrando oggi in terapia intensiva si verrebbe connessi nel 50% dei casi ad un macchinario con più di 10 anni”. E un decennio, se si parla di tecnologia medica, è un tempo lunghissimo.
 
Le potenzialità dell'innovazione
I macchinari di ultima generazione sono più delicati, emanano meno radiazioni hanno una migliore qualità dell'immagine, fanno diagnosi più accurate e veloci, sono meno intrusivi per il paziente, permettono una gestione terapeutica personalizzata. Ancora, hanno minori costi di manutenzione, rendendo la spesa sanitaria totale più sostenibile.
 
Insomma, i motivi per prediligere l’innovazione sono più di uno. E i vicini di casa europei l’hanno già capito da tempo. L’Italia è al primo posto, con il Portogallo, nella classifica delle Nazioni con i macchinari più obsoleti. La situazione non cambia se si analizzano le singole strumentazioni. Secondo i dati di Assobiomedica l’Italia è penultima nella classifica europea tra le nazioni con gli angiografi più innovativi.
 

“Diffondere l'innovazione anche in Italia, così come è stato fatto in altri Paesi d’Europa è possibile – ha spiegato Nicoletta Calabi - iva agevolata e incentivi di rottamazione, sono solo due delle possibilità che avremmo a disposizione”.
 
E rimanendo in tema di citazioni, anche Fernanda Gellona, direttore generale di Assobiomedica, per spiegare l’importanza dell’innovazione in campo medico, ricorre ad una espressione di Woody Allen: “la frase più bella non è ‘ti amo’, ma ‘è benigno’. E se benigno non è – ha aggiunto Gellona per completare la citazione - sarebbe meglio scoprirlo per tempo. E questo è il nostro obiettivo. L'industria dei dispositivi medici, in Italia, conta 4.480 imprese, 328 start up, 70 mila dipendenti e un miliardo di euro investiti ogni anno. Ma anche questo settore ha subito la crisi. Ma noi abbiamo deciso di non mollare, continuando ad offrire innovazione, mantenendo un rapporto con i cittadini, proprio come intende fare questa campagna”.
 

Dal 25 maggio prenderanno il via una serie di iniziative sul territorio, dal nord al sud Italia. Questi eventi si svolgeranno attorno ad un pannello interattivo che raffigura i corpi umani, dell’uomo e della donna. Attraverso delle cuffie sarà possibile ascoltare i “suoni” prodotti da ogni singolo organo, composti da alcuni musicisti, in esclusiva per la campagna “innovazionesuonabene”. La prima tappa è a Napoli, dal 25 al 28 maggio a Futuro Remoto. Il primo weekend di giugno si resterà ancora nel capoluogo campano, alla Città della scienza. Seguirà Genova, in occasione del festival delle Scienze, dal 28 al 30 ottobre. L’anno sarà chiuso a Roma, a novembre, con Maker Faire.

E trattandosi di innovazione, non poteva mancare l’anima digitale della campagna con una pagina facebook e l’hashtag #innovazionesuonabene.
 
Parte integrante dell’iniziativa anche la partnership con Spotify: la campagna vivrà pure su una piattaforma musicale dedicata con due playlist, curate da Raffaele Costantino conduttore di Radio2, capaci di associare immediatamente strumenti musicali e strumenti elettromedicali.
 
Isabella Faggiano
 

18 maggio 2017
© Riproduzione riservata


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