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Decreto vaccini. La possibilità di una mediazione c’è. Cogliamola

Chi ha più intelligenza la usi, diceva mia nonna per mettere pace in famiglia, il punto è capire se tra la proposta di art 1, quella del movimento cinque stelle e quella del governo, c’è un punto di mediazione. Questo punto esiste solo in funzione della volontà politica della maggioranza di governo. In certi momenti io credo che l’intransigenza da qualsiasi parte venga sia più pericolosa del morbillo

27 GIU - Sono rimasto senza parole dopo aver letto l’articolo di Gramellini sul Corriere della Sera (23 giugno 20017) a proposito del bambino di Monza morto. Come quando qualcosa di brutto ti viene sbattuto in faccia e dalla persona dalla quale meno te lo aspetti cioè da un giornalista che per quello che mi riguarda stimi e che hai sempre letto con interesse.
 
L’articolo, ma anche tanti altri commenti, mi ha colpito perché è stato costruito non sui fatti reali ma integralmente su un pre-giudizio quello del fanatismo anti vax quale causa di una sorta di infanticidio ideologico.
 
Nell’articolo vengono usate espressioni terribili come “condanna a morte”, “vittime del fanatismo”.
 
Ma la cosa davvero odiosa, perché del tutto infondata, è l’accusa implicita rivolta ai genitori di essere “snaturati” o “contro-natura”, cioè di non essere genitori, ma irresponsabili individui capaci financo di sacrificare i figli per lo loro idee dissennate.

 
Io penso che simili stupidaggini ci dicono che sui vaccini si sta oltrepassando il segno di un confronto decente e che forse è arrivato il momento tutti di fare uno sforzo per stare con i piedi per terra e sforzarci di lavorare sul decreto per trovare una soluzione.
 
Cinque sono le cose che mi stanno a cuore.
1. Domande
Come prima cosa vorrei rivolgere ai promotori del decreto alcune domande preliminari:
· perché state usando il morbillo per imporre in modo obbligatorio una vaccinazione ingiustificatamente estesa?
· Perché dite che l’effetto gregge a proposito di morbillo è una garanzia quando tutti sanno che tra i nuovi malati di morbillo vi è una percentuale (11/12%) di persone già vaccinate cioè che l’effetto gregge non è in grado di fare profilassi al 100 per 100?
· Perché avete alzato la soglia dell’effetto gregge al 95% per tutte le malattie in modo indifferenziato quando questa soglia in ragione del diverso grado di diffusibilità è giustificata solo per alcune e non per altre?
· Perché avete deciso di ricorrere all’imposizione coercitiva anziché misurarvi con i dubbi delle persone?
· Perché negate o quanto meno sminuite, fino al dissolvimento del problema, il problema degli effetti collaterali?
· Perché negate i genitori come realtà sociale?
· Perché questo tipo decreto anziché un altro tipo decreto?
· Perché siete disposti a mediare su alcune cose meno che sull’obbligatorietà e sul numero dei vaccini?
· Cosa significa questa obbligatorietà ad ogni costo e per quali interessi?
· Qual è il vero progetto che sta dietro al ruolo dell’Italia quale paese di riferimento per la vaccinazione nel mondo?
 
2. Lettera dell’Oms
Come seconda cosa vorrei esaminare la lettera dell’Oms sul decreto vaccini e ancora una volta rivolgere qualche domanda ai promotori del decreto.
Perché avete avuto bisogno di sollecitare l’Oms e perché la lettera anziché essere rivolta, come sarebbe stato giusto, al governo e alla massima autorità sanitaria del nostro paese, è stata inviata alla commissione sanità del senato e proprio nel momento in cui è in discussione il decreto? Avevate forse bisogno di impressionare i senatori e noi tutti con i fuochi di artificio?
 
L’onorevole Gelli, il responsabile della sanità del PD, ha dichiarato su questo giornale che "l’intervento dell’Oms è la miglior risposta a chi ancora nega emergenza" ma è sicuro di aver letto bene?
 
Essa certo ammette che nel nostro paese esiste un problema di morbillo (ma nessuno lo ha mai negato) ma non giustifica in nessun modo la scelta del decreto di rendere obbligatori in modo vessatorio così tanti vaccini. E sugli sbarramenti scolastici descritti nel decreto dice che non ha dati disponibili per pronunciarsi e ci ricorda che in Europa i paesi per recuperare copertura vaccinale hanno adottato strategie molto diverse da quelle vostre.
 
Anzi l’Oms dice testualmente che:
· “le politiche di vaccinazione devono essere basate su dati evidenti” e i dati evidenti che giustificano ben 12 vaccini obbligatori e tutte le coercizioni previste ,voi non ci sono stati mai mostrati,
· “le strategie per raggiungere un’alta copertura vaccinale devono ottenere massima credibilità, governabilità e performanza” condizioni fondamentali che al decreto mancano del tutto,
· “le ragioni per cui alcune fasce della popolazione non sono protette sono complesse e specifiche ad ogni contesto”, banale verità che ai promotori del decreto sfugge del tutto nel senso che delle cause sociali che hanno determinato l’abbassamento della copertura vaccinale non gliene ne frega niente a nessuno,
· “per mitigare i potenziali impatti negativi della disinformazione, è estremamente importante dare informazioni basate su dati reali di benefici e sicurezza dei vaccini”,cosa che non si fa (basta telefonare come ha fatto il Codacons al numero verde),
· “bisogna ascoltare attentamente le preoccupazioni di genitori e lavorare con le comunità e gli operatori sanitari per creare consapevolezza e venire incontro ai bisogno individuali, cosi che ogni persona possa prendere decisioni consapevoli per se e per i propri figli”, cioè esattamente il contrario di ogni genere di obbligatorietà.
 
A dire il vero a me pare che leggendo bene la lettera dell’Oms essa dia più ragione ai critici del decreto che al decreto, o mi sbaglio?
 
E poi si sappia che, per la logica, “l’appello alle autorità” (l’argumentum ab auctoritate) se evita l’argumentum pro subiecta materianon vale niente cioè è una fallacia. L’intera propaganda al decreto parte da un presupposto fallace e cioè che “verità” e “autorità” siano la stessa cosa. Ma scherziamo? Proprio il decreto sui vaccini dimostra che questo non è vero.
 
3. Il rapporto tra scienza e politica
Come terza cosa vorrei riflettere sul rapporto spesso ambiguo tra scienza e politica. La mia impressione è che rispetto alla discussione sui vaccini la scienza non sia libera di essere se stessa ma sia usata come giustificazione quindi come copertura per perseguire, interessi diversi, personali, politici, sindacali, economici.
La scienza è stata sollecitata dal governo ad appoggiare la scelta dell’obbligatorietà ma, secondo me, in nessun modo è stata invitata a fare scienza e a misurarsi fino in fondo con i problemi. Per fare scienza non basta citare delle statistiche.

Vorrei prendere come esempio la questione degli effetti collaterali, gli scienziati "del governo" (si fa per dire…) hanno puntato a cancellare il problema non a spiegarcelo in tutta la sua complessità per paura di dare un’immagine dei vaccini contraddittoria.
 
Qualunque scienziato onesto sa che in medicina ogni evidenza scientifica ha delle aporie e che tra verità di ragione e verità di fatto esistono delle contraddizioni. Perché negarle? Dire che i vaccini sono senza effetti collaterali significa negare le verità empiriche di migliaia di persone che sulla loro pelle affermano il contrario?
 
Il problema non è negare ma restituire all’atto vaccinale tutta la sua complessità clinica senza la quale un vaccino diventa una prestazione banale cioè una “punturina” e in quanto tale correlabile con effetti collaterali statisticamente banali meno che per coloro che hanno la sventura di patirli sulla loro pelle.

Una vera scienza non liquida le sue contraddizioni con la statistica relegando gli effetti collaterali dei vaccini in una percentuale tanto piccola da essere insignificante, ma si impegna perché la statistica non diventi un alibi ai propri limiti conoscitivi.

4. Corte di giustizia europea
Come quarta cosa vorrei richiamare la notizia della Corte di giustizia europea che ci dice che “in mancanza di consenso scientifico, il difetto di un vaccino e il nesso di causalità tra il medesimo e una malattia possono essere provati con un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti”.
 
Ma sapete questo cosa vuol dire? Che i giudici sulla base delle perizie decideranno sui nessi di causalità trai vaccini e i danni collaterali. Si torna così ai tempi di Di Bella dove la scienza andava in tribunale come imputato e i tribunali decidevano per suo conto.
 
Solo che questa volta ci saranno gli indennizzi che terranno banco. Immagino che sia intuibile far notare che aumentando il numero dei vaccini obbligatori aumenterà in proporzione anche il numero degli effetti collaterali possibili e quindi anche quello degli indennizzi possibili.
 
Mi stupisce che i promotori del decreto non comprendano che, senza un sistema vero di farmacovigilanza in grado di raccogliere le informazioni sugli effetti collaterali dei vaccini, restano i genitori l’unico sistema di farmacovigilanza efficiente. Probabilmente senza farmacovigilanza gli effetti collaterali dei vaccini sono più di quelli censiti e quindi che le statistiche ufficiali forse andrebbero riscritte?

Ma allora perché non facciamo davvero scienza? Perché non ascoltiamo i genitori? Perché non facciamo quello che suggeriva Feyerabend (La scienza in una società libera, 1981) cioè confrontiamo le “credenze” dell’Iss con quelle dei cittadini?

5. Alleanza terapeutica
L’ultima cosa sulla quale vorrei soffermarmi, quindi la quinta, riguarda il rapporto difficile tra medicina e società. Mi piacerebbe che il decreto considerasse i genitori non degli idioti incoscienti ma i suoi più preziosi alleati. La sfida non è il conflitto che il decreto propone tra medicina e società ma è quella dell’alleanza terapeutica anche se questa idea soprattutto a casa dei medici, è lontana dal loro modo di pensare mille miglia.

Nel leggere ad esempio le dichiarazioni del segretario nazionale dei medici di famiglia (Fimmg), mi è venuto da sorridere. Scotti propone non 12 ma 13 vaccinie spavaldamente si schiera contro la possibilità di trovare una mediazione eliminando alcuni vaccini dall’obbligo. Quindi rifiutando la mediazione.

Alla fine della sua dichiarazione scrive: “si affianchi all’obbligo vaccinale un evidente ruolo nella informazione e presa in carico pre e post vaccinale della medicina basata sul rapporto di fiducia dei pediatri e dei medici di famiglia” (QS 21 giugno 2007).
 
Spero che dietro a questa posizione non ci siano problemi riconducibili al rinnovo della convenzione e alla quota capitaria, perché non si pensi che i vaccini i medici di famiglia li facciano gratis!

Un altro straordinario esempio di alleanza tra medicina e società ci viene da Ranieri Guerra (il direttore generale del ministero della salute per la prevenzione) che la settimana scorsa a latere del mio editoriale su questo giornale (19 giugno 2017) ha scritto 11 commenti.

Non entro nei contenuti dei suoi commenti e pur apprezzando la sua disponibilità ad un confronto diretto con i suoi critici, rilevo sulla base di una veloce meta analisi dei testi, che le frasi maggiormente ricorrenti sono di quattro tipi:
· le minacce (non si preoccupi sto raccogliendo tutto e il mio legale sta andando in brodo di giuggiole)
· le denigrazione delle opinioni diverse (Montagnier lo incontro regolarmente quando cerca di entrare per vendere estratti di papaya per la terapia del Parkinson)
· gli insulti (“non dica sciocchezze” “basta scemenze” )
· le auto celebrazioni(per me etica e coscienza sono i comandamenti di una vita)

Se questo è il modello di comunicazione e di informazione del ministero della salute stiamo freschi.

Conclusioni
Fermo restando che l’obiettivo, almeno per me come ho dichiarato fin dall’inizio, è mettere in campo politiche sanitarie volte a far crescere nei limiti convenzionali la copertura vaccinale nel nostro paese si tratta di decidere il modo di farlo:
· “obbligare ad obbligare” come sta tentando di fare il governo con ogni mezzo quindi con intransigenza,
· “convincere e persuadere” come sostengono gli oppositori del decreto con altrettanta intransigenza,
· “obbligare il meno possibile” cioè l’indispensabile scientificamente provato e nello stesso tempo mettendo in piedi un sistema capillare di farmacovigilanza, un programma di formazione sociale per educare le persone alla profilassi.

Chi ha più intelligenza la usi, diceva mia nonna per mettere pace in famiglia, il punto è capire se tra la proposta di art. 1, quella del movimento Cinque Stelle e quella del Governo, c’è un punto di mediazione. Questo punto esiste solo in funzione della volontà politica della maggioranza di governo.

In certi momenti io credo che l’intransigenza da qualsiasi parte venga sia più pericolosa del morbillo.

Ivan Cavicchi

27 giugno 2017
© Riproduzione riservata


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