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Il singolare ruolo della spesa privata per il Ssn tra Nord e Sud

Oltre 800 euro pro capite al Nord (top Lombardia), 280 euro la minore in Sicilia.  La privata al Nord riducendo il denominatore della domanda per il Ssn, rende nominalmente superiore il quoziente tra spesa Ssn e rispettiva domanda residua, abbassandone l’efficienza tecnica a confronto col Sud. Quindi stessa spesa Ssn ma domanda effettiva da soddisfare che al Nord la privata riduce quasi della metà rispetto a quella del Sud

11 DIC - “Elephant in the room”, dicono oltremanica di un problema che non puoi fingere d’ignorare data la sua ingombrante presenza. Vedi la nostra questione meridionale, Nitti e Salvemini oggi sulla sanità: il SSN costa come nelle altre Regioni ma funziona peggio, a volte molto peggio. Leggo gli “strilli” delle analisi in merito, chissà se esagerati: speranza di vita fino a venti anni più corta; sempre più quelli che non si curano; esodo verso gli ospedali del Nord; attese bibliche, ecc. ecc.
 
Colpa del federalismo? Ormai ventenne, adulto senza essere cresciuto. Soffiando da Nord ha provato, balbettando tra ampolle di acqua sacra e tesi albanesi taroccate, a declinare un pensiero di ascendenze nobili (Cattaneo e Co.), transustanziandone le pulsioni etno-tribali da sagra della polenta taragna in buona amministrazione, talvolta ottima.
 
Però l’agognata autonomia finanziaria resta chimera, dato il basso PIL del Sud incompatibile coi LEA. Obbligatoria quindi la perequazione meridiana dalle “ricche”: circa 13 mld., l’11% del FSN, per rendere omogenee le quote capitarie (la mia recente analisi qui su QS) Uno scoglio inamovibile, l’autonomia finanziaria regionale, che riaffiora puntuto quando la marea complessiva delle risorse si abbassa (tremebondi in proposito i prossimi pleniluni primaverili di Bruxelles)
 
La quota capitaria SSN, grazie alla perequazione, è similare per tutte le Regioni, 1803 euro in media con modesto range di oscillazione, pesata per età della popolazione (es.: 1793 euro la Lombardia, 1756 euro la Campania), quindi non identica tra esse ma resa omogenea in rapporto alla domanda: più anziani, quota capitaria più alta per maggiore domanda.. 
 
Perché allora a finanziamento pressoché sovrapponibile le performance sotto il Garigliano sono inferiori? Malaffare? Forse, ma c’è anche nella sanità del Nord. Efficienza gestionale? Scelte programmatorie e allocative? Rapporto pubblico-privato? Forse, ma non così manichee da giustificare in toto tale gap. Invece una differenza strutturale è nella spesa privata: oltre 800 euro pro capite al Nord (top Lombardia), quasi il triplo del Sud, 280 euro la minore in Sicilia. 
 
Per inciso: un SSN universalistico con spesa privata, per lo più sostitutiva e disintermediata, di quasi metà della pubblica urla eresia dottrinale, le 95 tesi inchiodate da Lutero sulla porta della chiesa di Wittenberg (erano 100, le ultime 5 pare se le sia perse mentre era rincorso dal parroco che voleva riposare), generando sesquipedali iniquità per reddito, “moral hazard”, inefficienze da asimmetria informativa, doppio onere per lo stesso bisogno, ecc., temi che ho già qui ampiamente trattato, così come invece qui fatto sugli effetti della potenziale maggiore intermediazione di Fondi e Assicurazioni.
 
Ma, al di là delle suddette distorsioni, come fa una maggiore spesa privata a migliorare le performance del SSN, cioè a rendere efficace la pubblica, ovvero in tutt’altra e separata parrocchia? Perché essendo sostitutiva soddisfa parte della domanda aggregata (LEA), riducendone la quota in carico al SSN, alleviandola, nel principio dei vasi comunicanti. Confronto quindi non più “ceteris paribus”, con al numeratore analoga spesa SSN ma al denominatore invece la sua domanda effettiva è appunto ribassata dallo storno per mano degli 800 euro di privata. Un “bias” cosiddetto inferenziale.

Ma, attenzione ad un altro effetto indiretto. La privata al Nord riducendo il denominatore della domanda per il SSN, rende nominalmente superiore il quoziente tra spesa SSN e rispettiva domanda residua, abbassandone l’efficienza tecnica a confronto col Sud. Che, così, contro ogni convinzione e vulgata, risulta più efficiente del Nord (e qui per eresia scivolo da Lutero direttamente nel rogo di Giordano Bruno) In calce la formuletta sfornata all’uopo per il colto e l’inclita (e per quei manager sanitari specializzatisi nelle Business School dei bar biliardo del pedemonte o delle sacrestie dell’Oltrepò).
 
Quindi stessa spesa SSN ma rispettiva domanda effettiva da soddisfare che al Nord la privata riduce quasi della metà rispetto a quella del Sud. Facile allora essere più performanti. Come fare una corsa di 10 km ma partendo già dal quarto. Vinci facile. Se poi, come avviene per il Nord, hai già un fisico più atletico (strutture sanitarie di livello) e sei pure bene allenato (buona programmazione, organizzazione, management) fai anche il record. 
 
Sempre che, mentre corri verso il tuo sudato primato di SSN da Paese civile, dal Palazzo qualche Governatore devoto a Madonne e viaggi luxury, o Assessore fedele al quadrato (al “Celeste” e alla “Celeste”), o moderno Politico “riformatore” di rito Celtico o Arcoriano, o dinamico Prete-Manager al servizio di Mammona, non ti rubino scarpe e braghette. Vanificando così i tuoi sforzi di buon SSN, inclusi i benefici, pur iniqui, di quegli 800 euro usciti dalle tasche di ogni cittadino.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria

  
 


 

11 dicembre 2017
© Riproduzione riservata


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