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Dispositivi medici. Spesa fuori controllo e tetto sforato di 1 miliardo. Corte dei conti: “Ritardi in rinegoziazione dei contratti”

Non solo la farmaceutica, anche la spesa per i dispositivi medici del Ssn ha sfondato il tetto. Nel 2017 la spesa è aumentata del 2,3 per cento attestandosi a 5,9 mld. Una cifra che supera del 21% il tetto di spesa programmato (il 4,4% del Fsn). Solo Lombardia, Lazio, Campania e Calabria lo rispettano. Corte dei conti: “Poco comprensibile ritardo nell’applicazione di quanto previsto dal Dl 78/2015”.

31 LUG - Se la spesa farmaceutica ospedaliera sfora il tetto di spesa lo stesso si può dire per i dispositivi medici. Nel 2017 la spesa per dispositivi medici è infatti aumentata del 2,3 per cento attestandosi a 5,9 mld di euro e sforando di ben 1 mld il tetto previsto (4,4% del Fsn).
 
Lo dice la Corte dei conti nel suo ultimo Rapporto sul Coordinamento di finanza pubblica. Come al solito sono molto differenti gli andamenti per area territoriale: nelle regioni in Piano la crescita è del 2,8 per cento ed è da ricondurre al forte incremento registrato nei dispositivi medici (+3,9 per cento), cui si accompagna una crescita sopra media per quelli impiantabili; una variazione che nelle regioni in Pdr del mezzogiorno raggiunge il 4,4 per cento. Un andamento simile a quello delle regioni a statuto speciale del Nord, che in queste è trainato dai dispositivi medici in aumento di oltre il 5,2 per cento.

 
Lo sforamento del tetto di spesa. “Anche nel 2017 la spesa è stata superiore di oltre il 21 per cento rispetto all’obiettivo” – rileva la Corte che sottolinea come “sono 4 le Regioni che presentano una spesa coerente con il tetto previsto (Lombardia, Lazio, Campania e Calabria)”.
 
Si accentuano gli scostamenti particolarmente marcati (tra il 62 e il 74 per cento rispetto al tetto) che caratterizzavano nel Nord le regioni a Statuto speciale (tranne la Valle d’Aosta) e tutte le regioni centrali (tranne il Lazio). Nel Mezzogiorno, superiori al 50 per cento del limite previsto l’Abruzzo e la Sardegna.
 
“Il permanere di andamenti della spesa superiori ai tetti concordati – dice la Corte dei conti - e soprattutto le forti differenze tra enti regionali richiedono una attenta valutazione e rendono sempre meno comprensibile che, a quasi due anni dall’approvazione del DL n. 78/2015 non risulti ancora attuato quanto disposto con l’articolo 9-ter c.1 lettera a) riguardo alla definizione dei tetti di spesa a livello regionale e alle modalità per il ripiano” che prevede la rinegoziazione dei contratti con le aziende.
 

 
L.F.

31 luglio 2018
© Riproduzione riservata


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