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Sanità bellunese. Mancano i medici e salta la convezione Ssn con Luxottica. Ed è polemica

La convenzione tra Ulss prevedeva che tutte le visite/accertamenti di primo livello per tutti i 5000 dipendenti Luxottica fossero a carico della stessa azienda produttrice di occhiali. L’accordo sarebbe saltato per la mancanza di medici. Un duro colpo per la sanità e la popolazione bellunese, dopo la privatizzazione dell’Ospedale Cadivilla a Cortina, il bando per l’appalto del Punto di Primo Intervento di Auronzo e il rischio chiusura dell’istituto Pio XII di Misurina.

23 OTT - Dopo la privatizzazione dell’Ospedale Cadivilla a Cortina, il bando per l’appalto del Punto di Primo Intervento di Auronzo e il rischio chiusura a fine anno dell’istituto Pio XII di Misurina,  un altro duro colpo per la sanità bellunese: il mancato rinnovo della convenzione tra Servizio Sanitario Bellunese e Luxottica. “Sono successe molte cose alla sanità bellunese in quest’ultimo periodo, ma il mancato rinnovo fra sanità di Belluno e Luxottica la dice lunga”, afferma l’Onorevole Roger De Menech (PD) evidenziando che Luxottica, nella provincia, “è una delle Aziende con un welfare ben sviluppato e conta oltre 5000 dipendenti. Luxottica, nell’ambito delle sue politiche interne, era disposta a pagare al Servizio Sanitario Veneto tutte le visite/accertamenti di primo livello per tutti i 5000 dipendenti, solo se la Regione avesse rinnovato la convenzione. Quel bacino di potenziali utenti per gli ospedali di montagna sarebbero stati una manna. Invece no, la Regione non ha voluto rinnovare la convenzione.  La giustificazione è sempre la solita. Mancano medici, ci hanno detto da parte della Regione. A noi bellunesi qualche dubbio viene: non è che la Regione Veneto abbia in mente di privatizzare gli ospedali a bassa utenza? E che con la scusa della carenza dei medici, che come sappiamo è un problema nazionale, si cela un progetto di smantellamento?”, attacca De Menech.


Tutti questi interrogativi sono stati messi
nero su bianco in una lettera che De Menech ha inviato direttamente al governatore Luca Zaia ma che ad oggi non ha avuto risposta.

Resta anche il problema di Comelico, dove il servizio di ambulanza è in carico ai vigili del fuoco anziché della Regione.

Sulla privatizzazione dell’ospedale di Cortina e del Punto di Primo Intervento di Auronzo, intervengono anche i consiglieri regionali Piero Ruzzante (Veneto 2020 – Liberi E Uguali), Patrizia Bartelle (Veneto 2020 – Italia In Comune) e Cristina Guarda (Veneto 2020 – Civica per il Veneto) i quali si chiedono “Quali garanzie, quali piani regionali esistono per garantire ai residenti della montagna bellunese l'effettività e la garanzia del diritto alla salute?”.

I consiglieri in questione, responsabili del coordinamento Veneto 2020, la scorsa settimana hanno depositato un'interrogazione a risposta immediata chiamando in causa direttamente il presidente Zaia. “Tolti i due anni in cui è stato ministro all'agricoltura di Berlusconi, Zaia governa il Veneto da 15 anni, di cui 5 come vice di Galan e 10 da presidente. Con quali risultati sul fronte della Salute, che costituisce la principale "mission" regionale nonché la quasi totalità del bilancio dell'ente?”. Il giudizio dei tre consiglieri di Veneto 2020 è netto: “Nell'era Zaia abbiamo assistito ad una privatizzazione strisciante della sanità veneta, con una fuga di medici e personale sanitario verso l'estero, verso il privato ed anche verso altre regioni. E siamo ancora in attesa della risposta della Giunta Zaia ad una nostra precedente interrogazione, quella relativa all’annunciata privatizzazione del Punto di Primo Intervento di Auronzo di Cadore”, concludono Ruzzante, Bartelle e Guarda.

Secondo la componente della V Commissione Anna Maria Bigon (PD) il problema legato alla sanità, che riguarda la provincia di Belluno ha una sua origine ben precisa. “Nel Veneto mancano 1300 medici ospedalieri, medici di base (100 solo nella provincia di Verona) e pediatri. Mancano infermieri ed amministrativi. La consapevolezza di tutto questo sta nella mancata programmazione degli ultimi anni da parte della Regione. Il problema di Belluno e periferia, prevede per chi decidesse di andare a lavorare in quelle zone, costi elevati sia economici che di lavoro legati alla zona montana, che però, dovrebbero essere superati con dei benefit. Stipendi spesso non adeguati, imporrebbero delle indennità a favore di medici e operatori per accettare l'assunzione in quei luoghi. E questo il compito che la Regione di concerto con amministratori locali, dovrebbero risolvere. La realtà è, che per fare ciò occorre la volontà e l'obbiettivo principale di investire sulla sanità pubblica. Ciò che non ha dimostrato la regione Veneto con la sua consapevole mancata programmazione a favore della sanità privata il cui costo è, e sarà sempre più, a carico del cittadino, indipendentemente da reddito di quest'ultimo”.

Endrius Salvalaggio

23 ottobre 2019
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