Vaccini Covid. La “blitzkrieg” contro la medicina generale

Vaccini Covid. La “blitzkrieg” contro la medicina generale

Vaccini Covid. La “blitzkrieg” contro la medicina generale

Gentile Direttore,
serviva rompere l’ultimo argine contro il dilagare della smania di privatizzare il privatizzabile. La medicina generale. Il Covid19 è l’occasione per farlo. Da “eroi” a “disertori”, questi gli aggettivi utilizzati per la medicina generale. Nell’ultimo anno passata la paura dei primi 6 mesi, in cui in molte aree del Paese il Covid19 ha avuto l’effetto di una divisione panzer sulle uova, la campagna vaccinale ha delineato molto chiaramente quale è la strategia futura.


 


Da una parte gli Ospedali trasformati in Hub vaccinali, riforniti di tutto punto e dotati di piattaforme informatiche regionali, con personale abbondante, amministrativi e tutto il necessario per fare bella figura, dall’altra ‘apertura della vaccinazione in farmacia. Una manovra a tenaglia. In mezzo il cosiddetto territorio, che comprende tutti quelli che a mani nude hanno combattuto la pandemia e tra questi i medici di medicina generale. Senza vaccini.
 
Il risultato finale è che bombardati dai media, i cittadini fanno a sportellate per prenotarsi per i vaccini, ma nonostante la magnificenza degli hub si vaccinano spesso i più forti ed i più avvezzi all’informatica e quelli piu soli e fragili aspettano. Abbattuta la foresta delle Ardenne del rapporto di fiducia, della capillarità del servizio, della economicità enorme rispetto all’utilizzo di risorse impiegato per gli hub, distrutto a colpi di mortaio il fatto che la vaccinazione sia un atto medico, scudando, inoltre, i “non medici” autorizzati per formazione a distanza a farlo, ecco qui che come per incanto ci ritroviamo a Dunkerque. A destra l’Ospedalità, privata piu’ che pubblica, a sinistra le farmacie di fronte a noi il mare.
 
Gli ineffabili strateghi della “blitzkrieg” nel nome delle prossime pandemie sbracano tutto. Le proposte: le case della salute, l’ufficio del paziente. Certo, per chi non può scegliere quello rimane, mini asl ed ufficietti, per chi invece può pagare si apre un mondo di meraviglie. Ci saranno ambulatori (privati) meravigliosi, cliniche (private) superefficienti, catene di farmacie dei servizi (private). I medici di famiglia? Chissenefrega. Un po’ li mettiamo nelle mini ASL, sicuramente i migliori, gli altri avranno un’ampia scelta occupazionale nel privato accreditato (ovvero pagato con soldi pubblici). Ovviamente questo si fa per contrastare l’attuale pandemia e soprattutto le future. A conti fatti col calendario e la storia se è vero che con gli Hub ad Agosto siamo vaccinati a sentire gli strateghi del “bltzkrieg”,, la prossima pandemia avverrà tra circa 100 anni. Stiamo anticipando molto i tempi.
 
All’epoca gli Inglesi ed i Francesi si salvarono andando in Inghilterra, ora con la Brexit, neanche possiamo fare quello. Però oltre alla destinazione allora si mobilitarono tutti, per portare in salvo i poveretti sulla spiaggia accerchiati e bombardati. Si mobilito’ un popolo. Non chiedo tanto, ma perlomeno, vedi Super Lega di calcio, non si contrabbandino motivazioni economiche per profonde riforme di sistema per i cittadini. Se come si dice dopo il Covid19 la priorità sarà abbattere il debito pubblico, non serve un indovino per capire che la nostra spesa sanitaria, sia pur risicata, ma gonfiata a dismisura dalle politiche di centralizzazione dell’ultimo anno, debba essere riformata. Resa piu’ efficiente, dubito piu’ pubblica. Con lo slogan “sceglie a persona”, cancellano l’unica figura sanitaria pubblica, sia pur convenzionata, “gratuita” e di libera scelta e ci appioppano la palazzina e l’ufficio ogni 10 kilometri quadrati.
 
Per ogni pandemia ci saranno hub meravigliosi e piattaforme psichedeliche. Chiaramente l’operazione sarà fatta con ampio volantinaggio e propaganda. In attesa del futuro, prossimo, si continua a scaricare sulle spalle dei medici di medicina generale tutto cio’ che passa il convento, i monoclonali non decollano? Beh, la colpa è loro. I vaccini non si fanno? Ne chiedono pochi…Certo, quelli che gli è stato detto di chiedere dopo aver mandato PEC, preso l’auto per ritirarli, consegnato elenchi e compilato cervellotiche procedure. Le visite domiciliari? Colpevoli, in prigione senza passare dal via. I tamponi? “ne fanno troppi”.


 


Roba da matti. Senza vergogna. La grande torta del recovery plan è in elaborazione e ciascuno vuole uno spicchio, una ciliegia od in bignè. Aspettiamo con ansia di vedere i commensali sfilare sulla tavola, il povero Giudice Falcone diceva “seguite i soldi”, non ci saremmo mai aspettati di farlo sul sistema sanitario pubblico.
 
Pierluigi Bartoletti
Vicesegretario Vicario Nazionale Fimmg
Segretario Fimmg Roma

21 Aprile 2021

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