Le epatiti in Italia. Epidemiologia e dati
Come fa sapere l’Iss,nel nostro Paese la sorveglianza sulle epatiti virali acute (Eva) è affidata al Seieva (Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta), un sistema informativo che, dal 1984, svolge attività di sorveglianza e prevenzione delle epatiti virali acute, promuovendo l’indagine e il controllo sulle Eva.
Nel 2010 il metodo di sorveglianza ha registrato come sempre un’incidenza delle epatiti fortemente dipende dal ceppo:
– epatite A: 1,1 per 100.000 abitanti
– epatite B: 0,9 per 100.000 abitanti
– epatite C: 0,2 per 100.000 abitanti
– epatite Delta: 0,12 per 1.000.000 di abitanti
– infine, per quanto riguarda l’epatite E, il sistema Seieva ne notifica i casi acuti solo dal 2007 e, nei tre anni sino al 2010, ne ha rilevati 60, soprattutto nelle fasce di età 25-54 anni e 35-54, di sesso maschile e soprattutto tra la popolazione straniera (provenienti in particolare da Bangladesh, India, Pakistan e Marocco).
Inoltre, i dati epidemiologici disponibili indicano che l’epatite A, ma in particolar modo le epatiti B, C e Delta, mostrano un’incidenza in calo, mentre l’epatite E si sta configurando come una malattia emergente di cui aumentano i casi autoctoni (non legati ai viaggi in aree endemiche).
Secondo quanto scrive l’Iss nella pagina dedicata alla Giornata Mondiale dell’Epatite,negli ultimi 25 anni i progressi più importanti nella lotta sono stati resi possibili dall’introduzione di alcune pratiche sanitarie in grado di ridurre il rischio di contagio tra pazienti (come l’utilizzo di materiale monouso nei setting ospedalieri e l’introduzione degli screening del sangue) e dall’introduzione della vaccinazione anti-epatite B grazie alla quale oggi è potenzialmente protetta tutta la popolazione italiana da 0 a 31 anni; questo ha permesso di osservare una riduzione di incidenza soprattutto nella fascia di età 15-24 anni. Tuttavia fattori eterogenei come le tossicodipendenze, i rapporti occasionali non protetti e l’utilizzo di materiali non sterilizzati sia in ambiente sanitario, sia durante l’esecuzione di piercing e tatuaggi, rimangono fattori determinanti nell’insorgenza di nuovi casi tra la popolazione.
In Europa
Sono circa 9 milioni gli abitanti della Regione infettati da epatite C, causa ogni anno di oltre 80 mila decessi. Valori che sono tra l’altro probabilmente sottostimati, a causa della alta percentuale di casi asintomatici, spesso diagnosticati quando la malattia è già in fase di cronicizzazione.
L’Ufficio europeo dell’Oms, per la campagna 2012, ha deciso di focalizzare l’attenzione della popolazione sull’incidenza dell’epatite C tra chi utilizza droghe per via endovenosa e sulla coinfezione epatite C-HIV. Tra i motivi di questi dati ci sono gli elevati costi di diagnosi e trattamento delle epatiti che, nei Paesi dell’est europeo e in Asia centrale, raggiungono livelli tali da limitare l’accesso ai servizi di prevenzione e trattamento.
28 Luglio 2012
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