Covid. I dubbi sul paracetamolo e quelle risposte che non arrivano

Covid. I dubbi sul paracetamolo e quelle risposte che non arrivano

Covid. I dubbi sul paracetamolo e quelle risposte che non arrivano

Gentile Direttore,
già dal 10 febbraio 2021 la Rete Sostenibilità e Salute aveva inviato con PEC a Ministro della Salute, Presidenti dell’Istituto Superiore di Sanità e del Consiglio Superiore di Sanità, Coordinamento del Comitato Tecnico-Scientifico, Presidente e Direttore Generale dell’AIFA un documento con richiesta di discutere in modo critico il ruolo del paracetamolo nella 1a fase di una Covid-19.
 
I messaggi principali su cui si chiedeva un confronto erano stati:
• nella 1a fase della Covid-19 va contenuta la crescita virale. La febbre è di regola un’utile difesa iniziale dai germi patogeni, mantenuta per questo in milioni d’anni di evoluzione
 
• Paracetamolo riduce la febbre, con rischio nelle infezioni iniziali di favorire la moltiplicazione dei virus e la loro discesa nei polmoni, superando le difese innate delle vie respiratorie superiori, come descritto in un convincente modello immunologico di Covid-19. Questo modello pare accettato anche da AIFA, nella scheda terapeutica che suggerisce, nella 1a fase della Covid-19, risposte terapeutiche volte a contrastare la viremia.
Il paracetamolo, oltre a inibire un importante strumento aspecifico di difesa dalle infezioni come la febbre, consuma anche le nostre difese antiossidanti.
 
• Ci sono indicazioni preliminari che anche il paracetamolo (e ibuprofene per uso sistemico) possa aumentare in qualche misura effetti avversi in comuni infezioni respiratorie e aumentare la contagiosità.
 
• Senza una ricerca valida che ne dimostri l’utilità nella Covid-19, non andrebbe usato, almeno nella 1a fase.
 
Da nessuna delle istituzioni interpellate è mai pervenuta risposta.
In altra occasione abbiamo poi segnalato il pericolo connesso alle indicazioni di dosi e impiego contenute nella circolare del Ministero della Salute del 26 aprile 2021 sulla gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2.
 
Nella circolare infatti, con riferimento alla gestione domiciliare in età pediatrica ed evolutiva, si afferma “… è consigliabile in caso di necessità (febbre >38,5°C, mal di gola, cefalea, dolori articolari, ecc.), su indicazione del Pediatra/Medico curante, somministrare terapia sintomatica con paracetamolo (10 – 15 mg/kg/dose ogni 5-6 ore)… ”.
 
Applicando alla lettera l’indicazione ministeriale, ad es. per un soggetto di 14 anni (peso medio italiano indicativo 53,7 kg), si avrebbero quattro possibilità, tenendo conto di un’assunzione ogni 6 ore (4 volte al dì) od ogni 5 ore (4,8 volte al dì)
1) 10 mg x 53,7 x 4 = 2.148 mg al dì
2) 10 mg x 53,7 x 4,8 = 2.578 mg “ “
3) 15 mg x 53,7 x 4 = 3.222 mg “ “
4) 15 mg x 53,7 x 4,8 = 3.866 mg “ “.
 
Se però si consulta il riassunto delle caratteristiche del prodotto con le dosi stabilite da AIFA, si legge che “Negli adulti la posologia massima per via orale è di 3.000 mg di paracetamolo al giorno” e “se il paracetamolo è assunto in dosi elevate si possono verificare gravi reazioni avverse”.
 
Dunque in due scenari descritti su 4 il/la ragazzino/a supererebbe la dose massima per l’adulto, esponendosi a seri rischi; ciò potrebbe avvenire in tutti e quattro gli scenari se si trattasse di un soggetto obeso.
 
Poiché non c’è motivo di immaginare che le dosi specificate dalla Circolare per l’età pediatrica (10 – 15 mg/kg/dose ogni 5-6 ore) debbano invece essere ridotte nell’adulto, in un soggetto di 70 kg (peso medio nazionale italiano dai 18 ai 65 anni) lo sforamento dei 3.000 mg al giorno può avvenire in misura crescente in tre scenari su quattro, e in tutti gli scenari in misura ancor maggiore in caso di adulti in sovrappeso.
 
A distanza di un anno da quando abbiamo sollevato formalmente il problema con le istituzioni sanitarie italiane sembra urgente:
1) modificare la circolare ministeriale,
2) accettare da parte del CTS e delle istituzioni sanitarie il confronto tecnico-scientifico urgente finora inutilmente richiesto dalla Commissione Medico-Scientifica indipendente (CMSi) sulle diverse strategie di contrasto alla pandemia,
3) aprire i canali dei media a un’educazione sanitaria basata su prove scientifiche e indipendente da condizionamenti di sponsor commerciali. Questi infatti, anche nel caso del paracetamolo in caso di febbre, possono aver condizionato la timidezza con cui si sono finora espresse le Società professionali, e l’inerzia istituzionale* di fronte al farmaco più consumato in Italia (venduto oltretutto sotto forma di prodotti di marca 3-4 volte più costosi del paracetamolo generico-equivalente, pur con composizione e dosaggi identici).
Per la Commissione Medico-Scientifica indipendente:

Dott. Alberto Donzelli, specialista in Igiene e Medicina preventiva e Scienza dell’Alimentazione
Prof. Vanni Frajese, docente universitario di Endocrinologia
Dott.ssa Patrizia Gentilini, specialista in Oncologia ed Ematologia
Dott. Eugenio Serravalle, specialista in Pediatria

03 Febbraio 2022

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