Se il lockdown non ha nessun effetto sulla mortalità per Covid

Se il lockdown non ha nessun effetto sulla mortalità per Covid

Se il lockdown non ha nessun effetto sulla mortalità per Covid

Gentile Direttore,
sulle misure di contrasto alla pandemia, sul lockdown, sulle vaccinazioni e sul Green Pass l’Italia si è divisa in fazioni, anzi, in variopinte tifoserie.
Sarà una deformazione professionale, ma come medico credo che per affrontare un “caso” così complesso e multiforme ci si deve affidare alla scienza con tutti i dubbi che giustamente la scienza pone. Tanto per sgombrare il campo: la scienza non ha sempre una risposta univoca e netta a tutto, la scienza è ricerca ed avanza con fatica a suon di domande e risposte.
 
Tornando alle misure di contrasto al virus, è uscito di recente uno studio della “Johns Hopkins University”, la n. 1 nel ranking mondiale delle Medical School 2021, che dimostra quanto poco siano state efficaci le misure di lockdown. Si tratta di una meta-analisi che passa in rassegna, dopo opportuna ed esplicita selezione, molti altri articoli sul tema.
Lo studio, in particolare, si focalizza nell’analisi degli effetti sulla mortalità di qualsivoglia misura obbligatoria, non farmaceutica volta a restringere le attività della vita delle persone.
 
E’ interessante notare che l’approccio usato nello studio, che si riverbera anche nelle conclusioni e nella discussione, non è esclusivamente epidemiologico e clinico, ma anche economico e cioè afferente alle scienze sociali. Ciò permette agli autori di soffermarsi sulla rilevanza dei comportamenti umani rispetto alla pandemia e soppesare gli aspetti sociali ed economici delle misure di lockdown.
 
Trovo decisamente interessante la scelta dei criteri di inclusione ed esclusione (degli studi presi in considerazione) che privilegiano le analisi ex post (dati reali) rispetto a quelle ex ante (per lo più basate su modelli predittivi che, a conti fatti, non hanno saputo né spiegare né prevenire) e che ben si conciliano all’indicatore della mortalità. Inoltre la scelta di depurare lo studio da tutti quei possibili difetti che si sono rivelati confondenti: ad esempio gli studi che analizzavano gli effetti immediati dei lockdown piuttosto che gli effetti a lungo termine o dei semplici working papers a cui veniva data la dignità di articoli passati in peer review (quindi con un alto grado di controllo sulla validità scientifica).
 
Nel complesso uno studio solido che conferma che i lockdown hanno avuto scarso o nessun effetto sul tasso di mortalità da Covid in EU e USA ed anche misure estreme come la chiusura delle persone in casa (shelter in place) hanno anch’esse dimostrato scarsa efficacia.
 
L’insegnamento è chiaro: il lockdown non serve, ed è altrettanto chiaro che la responsabilità individuale e la percezione individuale del rischio contano dieci volte di più di provvedimenti obbligatori e restrittivi perché aumentano l’aderenza delle persone a misure realmente efficaci quali ad esempio il distanziamento in luoghi chiusi, l’igiene e l’etichetta nel tossire.
 
L’adozione di misure che tengano conto della cultura del paese hanno un forte impatto positivo rispetto alle limitazioni tout court, ad esempio: Paesi con tratti culturali collettivisti hanno sperimentato un maggior decremento della mobilità rispetto a culture individualistiche, o ancora, nelle regioni cattoliche con forti legami sociali e familiari la diffusione del Covid e la conseguente mortalità sono state più alte rispetto alle regioni non cattoliche.
 
L’Italia non solo ha sperimentato lunghi periodi di lockdown con regole rigidissime e certificazioni e dispiegamento di uomini e mezzi, ma ha poi continuato con un’ipertrofia regolamentare che ha ormai raggiunto livelli paradossali. Spesso i cittadini rimangono imbrigliati in una rete burocratica che nulla ha a che fare con la salute.
 
Anzi, la sommatoria di arzigogoli normativi, unitamente all’inadeguatezza dell’organizzazione sanitaria, blocca gli ospedali nei loro compiti di cura, paralizza l’economia e il lavoro ed è di impedimento ai giovani nello studio e nello sport.
 
A questo punto non è tardivo fare tesoro anche di questa autorevole meta-analisi per cambiare veramente passo ed avviarci verso una normalità sanitaria, economica e socialee.
Laura Stabile
Senatrice di Forza Italia, membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato

14 Febbraio 2022

© Riproduzione riservata

Più complessità, più fragilità: la Medicina Interna al centro del SSN che cambia
Più complessità, più fragilità: la Medicina Interna al centro del SSN che cambia

Gentile Direttore, il Servizio sanitario nazionale sta attraversando una trasformazione profonda. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e della multimorbilità, la crescente fragilità dei pazienti e la contemporanea difficoltà...

Non si garantisce la sanità pubblica con soluzioni low cost
Non si garantisce la sanità pubblica con soluzioni low cost

Gentile Direttore,il tuo articolo pubblicato prima delle ferie ha messo il dito nella piaga. Il Ssn è in crisi strutturale. E non da ora se già nel 1987 l’Anaao presentò...

Intelligenza artificiale e studi clinici: vigilare è fondamentale, ma senza indebolire la fiducia nella ricerca
Intelligenza artificiale e studi clinici: vigilare è fondamentale, ma senza indebolire la fiducia nella ricerca

Gentile Direttore, L’articolo pubblicato da Milena Gabanelli e Andrea Priante sul Corriere della Sera a proposito dell’impiego dell’intelligenza artificiale nelle pubblicazioni scientifiche e nella ricerca clinica richiama l’attenzione su un...

Spesa sanitaria: più risorse sono necessarie, ma senza regole e metodo rigoroso e condiviso non bastano
Spesa sanitaria: più risorse sono necessarie, ma senza regole e metodo rigoroso e condiviso non bastano

Gentile Direttore,la ringrazio per l'opportunità di ospitare un dibattito non formale sulle risorse destinate alla salute degli italiani, e ringrazio l'amico Nino Cartabellotta per una risposta che accoglie nella sostanza...