I rischi per la “messa a terra” del Pnrr sanità

I rischi per la “messa a terra” del Pnrr sanità

I rischi per la “messa a terra” del Pnrr sanità
Il mancato coordinamento delle scadenze imposte con gli appuntamenti istituzionali (leggi e deliberati) da ossequiare con precisione e tempistica chirurgica, pone a rischio la cosiddetta “messa a terra” delle strutture programmate con il pericolo che le stesse possano rimanere “sotto terra”. Con la conseguenza di perdere i finanziamenti, di restituire quelli investiti male e di lasciare l’assistenza territoriale nelle condizioni pre-Covid

Sabato scorso ho partecipato, da attento uditore, ad una interessante iniziativa, organizzata dalla superattiva libera associazione fra operatori sanitari denominata «Medicina e persona», introdotta da Marco Trivelli, cui ha partecipato, in qualità di relatore, Domenico Mantoan, direttore generale dell’Agènas.
 
Il titolo dell’iniziativa seminariale è stato “La ripartenza del sistema sanitario: in quale direzione?”. Nel corso del suo intervento, il dott. Mantoan ha anticipato il contenuto delle slide, elaborate dalla stessa, sul nuovo modello e sugli standard per lo sviluppo dell’assistenza del territorio, da trasmettere alla Conferenza Stato-Regioni per essere successivamente recepiti, una volta formalizzata la relativa Intesa, in un apposito decreto ministeriale salute, di cui da tempo si parla sotto la sigla di “DM 71”.
 
Molto interessante lo specifico centro di interesse dell’evento informativo, così come è da considerarsi ben fatta la slide riassuntiva delle novellate funzioni e dei nuovi standard attribuiti al Distretto sanitario, che – se correttamente tradotti dalle Regioni in realtà legislativa – renderebbero finalmente comprensibile la non sovrapponibilità delle strutture e iniziative ipotizzate nel PNRR con l’istituzione erogativa coordinata di prossimità più importante dell’intero sistema salutare.
 
L’organizzazione distrettuale ipotizzata con la sua implementazione, attraverso l’insediamento intelligente delle Case e gli Ospedali di Comunità (CdC e OdC) nonché delle Centrali Operative Territoriali (COT), fornisce la prova del superamento, se ben congegnato dai sistemi sanitari regionali, della difficoltà e della storica carenza di assistenza reale del distretto sanitario in quanto tale, di cui si è avuta una ampia prova in tutta la pandemia. Tanto da rintracciare nell’Unione Europea la decisa e generosa volontà di finanziare consistentemente la sua totale riorganizzazione e, con esso, generare finalmente una assistenza territoriale che si prendesse concretamente cura della persona umana.
 
Fatta questa premessa, piena zeppa di fiducia in una erogazione della salute degna di questo nome, rimane il problema del percorso programmatorio e realizzativo di una così importante iniziativa, unica nel suo genere, sia per finalità che per risorse disponibili.
 
La maggiore difficoltà sarà quella di comprendere le modalità e i criteri formativi dell’atto di programmazione, certamente di carattere amministrativo, attraverso il quale le Regioni, destinatarie e beneficiarie dell’oramai intervenuto riparto definitivo del PNRR Missione 6 Componente 1, dovranno individuare il come, dove e quando concretizzare la riorganizzazione della propria assistenza sanitaria territoriale. Il tutto, è bene precisare, con la previsione a monte di una definizione legislativa di dettaglio delle anzidette neostrutture e iniziative, implementative delle funzioni attribuite al distretto sanitario, che – per l’occasione – va necessariamente ridisegnato.
 
Un appuntamento amministrativo importante ma non facile da perfezionare. Ciò per due ordini di motivi, meglio per due rilievi:
– la storica e diffusa mancata rilevazione del fabbisogno epidemiologico, mai effettuata seriamente, relazionata alla difficile considerazione da farsi sul piano orografico, specie nelle regioni segnatamente montuose e dalla difficile viabilità, per non dire impossibile;
 
– la scansione dei tempi e delle scadenze improrogabili per la preparazione ed esecuzione, da parte dei soggetti istituzionali incaricati (Regioni e Asl) della realizzazione delle strutture/iniziative PNRR – prontamente dettati dall’Agènas, in ragione degli step propedeutici a pervenire alla conclusione dei CIS e alla definizione delle procedure agonistiche di appalto delle opere.
 
Tali eventi pregiudizievoli – il primo, pregiudicativo di una navigazione alla cieca in relazione alle reali esigenze da soddisfare; il secondo, definito senza preventivare e sollecitare l’approvazione di leggi di dettaglio necessarie e senza indicare i percorsi amministrativi abilitativi degli adempimenti richiesti, molti dei quali comportanti elevati impegni di spesa e obblighi contabili – non assicureranno uno spensierato prosieguo. Affatto.
 
Il rischio non da poco. Il mancato coordinamento delle scadenze imposte con gli appuntamenti istituzionali (leggi e deliberati) da ossequiare con precisione e tempistica chirurgica, pone a rischio la cosiddetta “messa a terra” delle strutture programmate con il pericolo che le stesse possano rimanere “sotto terra”. Con la conseguenza di perdere i finanziamenti, di restituire quelli investiti male e di lasciare l’assistenza territoriale nelle condizioni pre-Covid.
 
Ettore Jorio
Università della Calabria
 

Ettore Jorio

22 Febbraio 2022

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